CERNUSCO, LONGONI: «CORONAVIRUS? UN’OPPORTUNITÀ»

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Riceviamo e pubblichiamo articolo del capogruppo degli alpini di Cernusco Felice Longoni, una riflessione dopo cinque mesi difficili che hanno lasciato il segno in paese.

Sembrerà un paradosso, ma voglio far prevalere il lato positivo e credere che per tutto il Gruppo Alpini di Cernusco Lombardone questa pandemia, tra le varie problematiche e tragedie che abbiamo vissuto, sia stata anche un’opportunità.
Per i più giovani del Gruppo (una decina di under 60) è stato il periodo di maggior coesione e occasione di poter lavorare insieme anche a nome di tutti gli altri componenti più anziani che alcune volte hanno espresso il loro risentimento, del tutto prevedibile e giustificabile per essersi sentiti esclusi.
Anche se tutte le attività sono state bloccate come richiesto dalla Sezione e dal Comune, come nostra abitudine, abbiamo cercato di essere utili alla parrocchia, al Comune, ai nostri concittadini in difficoltà e anche ad altre associazioni del territorio.
Come? Sistemando e pulendo tutte le tombe del nostro cimitero che era rimasto chiuso da settimane… “Onorando i morti aiutando i vivi”; supportando i nostri veci ad utilizzare la tecnologia come e-mail o Whatsapp per tenerci in contatto e trasmettere a tutti le novità, aiutando chi del nostro Gruppo è stato contagiato e, non per ultimo, donando alla CRI 185 tute per la protezione dei volontari durante i loro interventi, grazie a un nostro socio.
Purtroppo, siamo stati toccati anche da questa malattia con il nostro storico “l’autista del pullman” delle adunate: alpino Giuseppe Casiraghi che ha posato il suo zaino a terra ed è andato avanti, ma abbiamo avuto anche la gioia di vedere tornare a baita il nostro Alpino Ferruccio Amonini dopo 38 giorni di ospedale e la perdita del papà Fiorenzo. L’ha vista proprio brutta, ma con la sua tenacia ha combattuto e vinto questo virus. Non vi nascondo che, come capogruppo, ho avuto dei momenti difficili nel contattare le famiglie dei nostri concittadini per le condoglianze, nel cercare di tranquillizzare e di stare vicino ai nostri soci che sono stati toccati dalla pandemia direttamente o con famigliari, di tener informati sulla situazione e nel cercare di mantenere alto il morale dell’amico Ferro via telefono, WA e Facebook. Davide Spada e io ricordiamo il suo ritorno a casa con forte emozione, in particolare il momento in cui abbiamo consegnato alla figlia e alla mamma Pia un nostro guidoncino con una dedica e un piccolo dono scherzoso di buon augurio.
È stata la dimostrazione che nonostante tutto si potrà uscire da questa pandemia

Mi è difficile descrivere le emozioni vissute, dalla scocciatura di vedere qualche nostro concittadino che voleva entrare ad ogni costo nel cimitero chiuso alla cittadinanza, alla soddisfazione di tanti altri che hanno dimostrato la loro ammirazione per il lavoro svolto; dalla rabbia di sapere che qualche concittadino non lo avremmo più rivisto, alla sensazione di serenità quando incontravo qualcuno che mi confidava di essere tornato a casa con il tampone negativo.
Momenti che terremo sempre con noi e saranno difficili da dimenticare.
Per il nostro gruppo è stata anche l’occasione di stimolare un po’ i nostri “giovani” che, essendo a casa dal lavoro ed avendo più di tempo, ci siamo coesi bene e con grande soddisfazione mi è bastato chiedere se volessero far parte della Protezione Civile che mi hanno subito chiesto come fare per iscriversi; così nel giro di pochi giorni abbiamo formato la squadra con dodici componenti.
Grazie a chi ha aderito. Siamo solo all’inizio di questo sentiero in parte ignoto ma, conoscendovi, so che passo dopo passo faremo il nostro dovere come abbiamo sempre fatto.
Sono state anche un po’ strane le due commemorazioni svolte di fronte al monumento dei caduti.
La giornata di lutto nazionale per le vittime del Coronavirus, che abbiamo celebrato il 31 marzo alle 12 con le bandiere a mezz’asta è stato un momento emozionante.
Alla commemorazione hanno preso parte anche il sindaco e il comandante della Polizia locale e sono rimasto profondamente colpito dal silenzio assordante che improvvisamente e inaspettatamente si è creato nella piazza dopo i dodici rintocchi delle campane.
Anche vedere la piazza vuota il 25 aprile è stato un evento singolare e spero che nei prossimi anni, tutti i concittadini che hanno esposto il Tricolore alle finestre saranno presenti con noi alle celebrazioni delle festività nazionali riempiendo la piazza della Vittoria.
Un fatto non secondario ma di vero spirito alpino è stato dimostrato in questo strano periodo da tutti i nostri soci; specialmente da chi, pur volendo partecipare alle attività/manifestazioni svolte, è rimasto a casa seguendo le direttive del sindaco e della Sezione. Grazie di cuore, è anche in questo modo che si onora il nostro Corpo.
Nel nostro Libro Verde, dedicato al periodo emergenza Covid19 e inviato alla Sezione i primi di giugno, il nostro gruppo Alpini ha segnato oltre la donazione di n° 185 tute di protezione alla CRI di Merate, n° 405 ore di lavoro per la comunità e 1000 euro di donazione fatta tramite la Fondazione Comunità Lecchese al nostro ospedale San Leopoldo Mandic.
Ovviamente questi numeri cambieranno in quanto continueremo a onorare i nostri impegni per tutto il periodo necessario.
Un altro piccolo fattore che ci ha regalato un po’ di entusiasmo e una sensazione di ritorno alla “normalità” è stata la riapertura della nostra sede il 14 luglio, resa più accogliente e risistemata grazie all’intervento di un numero limitato di soci che hanno lavorato per realizzare questo progetto. Come dice il proverbio: “pochi ma buoni”.
Anche se si tratta solo di un’apertura parziale, potremo svolgere i nostri consueti incontri settimanali del venerdì sera.
Ecco perché ho iniziato e finisco queste righe pensando positivo, cercando di vedere le cose buone che ci sono capitate e portando sempre rispetto, ricordando i nostri 25 concittadini che purtroppo hanno posato lo zaino a terra e sono andati avanti.

Felice Longoni



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