CERNUSCO, L’ULTIMO SALUTO AD ANGELO GUZZON

Venerdì 17 luglio in una chiesa gremita sono stati celebrati i funerali di Angelo Guzzon, storico sindaco di Cernusco Lombardone venuto a mancare lo scorso 15 luglio all’età di 89 anni. A celebrare il parroco don Stefano Rocca, il cappellano dell’ospedale di Merate don Biagio Fumagalli e il diacono don Gabriele Scariolo.
Molte persone hanno voluto stringersi attorno alla moglie Milly, i figli Paolo, Davide e Silvia, le nuore e il genero e gli amati otto nipoti. Presenti anche il primo cittadino Gennaro Toto, il vicesindaco Renata Valagussa e gli storici sindaci di Cernusco Sergio Bagnato e Giovanna De Capitani. Il Comune durante la mattinata ha posto le bandiere a mezz’asta.
Durante l’omelia don Stefano ha ricordato la personalità e l’impegno che Angelo ha avuto fino agli ultimi giorni, definendolo ora un angelo custode di tutti.
Al termine della cerimonia è stato letto da due nipoti il testamento religioso che Angelo ha scritto lo scorso 13 aprile e ha voluto lasciare.
«In questo mondo sconvolto da sopraffazioni e guerre penso sia difficile orientarsi senza l’aiuto di Dio. Io ho preso come stella polare il Vangelo, un libro non solo da spolverare ma da conoscere, meditare e assimilare per la mia vita quotidiana. Sta scritto che Gesù è andato a prepararci un posto presso il Padre e ora vado a occupare il mio posto, sempre che io abbia superato il grande esame di ammissione: avevo fame, mi hai dato da mangiare? Avevo sete, mi hai dato da bere? Come sarà questo posto? Penso che nemmeno l’intelligenza artificiale riuscirebbe a immaginarlo. Una cosa però mi aspetto: l’immensa gioia di ritrovare tutte le persone con cui ci siamo voluti bene. La Salve Regina dice che siamo “gementi e piangenti in questa valle di lacrime” ed è vero, ma sul nostro pianeta c’è anche la bellezza dell’amore disinteressato e dell’amicizia benedetta da Dio. Infine una mia riflessione sul testamento di Gesù “che tutti siano uno come tu Padre sei in me ed io in te”. Ma dopo più di duemila anni ci sono sempre nuove guerre e queste parole possono sembrare stravaganti. Mi sono chiesto cosa potessero significare per me. Ho pensato che, essendo queste parole rivolte a tutti, nessuna persona poteva essermi estranea e quindi potevo fare la cosa più bella: cercare di fraternizzare con chiunque venisse in contatto e fare insieme un tratto di strada verso il compimento del disegno di Dio sull’umanità. Ciò mi ha permesso di accendere tanti bei rapporti e rendere la mia vita più gioiosa. Grazie a a tutti i miei famigliari – conclude – per la cura che hanno avuto verso di me e un saluto a tutti con le parole di San Paolo: “Fratelli siate lieti, ve lo ripeto, siate lieti nel Signore e la vostra affabilità sia nota a tutti».
Il feretro prima della cremazione è uscito sul piazzale della chiesa accompagnato dalle note suggestive della Toccata e fuga in re minore di Bach.

D.V.



Mobile Sliding Menu

© Copyright 2026 Dentro&Fuori - Tutti i diritti riservati