CERNUSCO PIANGE BISNONNA CECILIA

E’ venuta a mancare mercoledì 29 aprile Cecilia Scaccabarozzi (nella foto), 92 anni, nativa di Calco e cernuschese d’adozione da quando si era sposata con Carlo Dell’Orto. Ne danno il triste annuncio il figlio Pierluigi, la nuora Rosella, i nipoti Sara e Matteo e i quattro pronipoti.
Nel 1954 si era trasferita a Cernusco Lombardone nella curt di Sont dopo il matrimonio; viveva con la nonna, il padre e il fratello.
Nel festeggiarle i suoi 90 anni il 18 novembre del 2023 avevamo ricordato insieme i tempi passati.
Nella corte vivevano sei famiglie i Dell’Orto e i Maggioni, molti ragazzi giovani e Cecilia era l’unica ragazza, mentre presso i Generon quattro nuclei familiari.
«Mi sono subito trovata bene in cascina, ma ho dovuto cambiare il mio stile di vita – ci aveva raccontato qualche anno fa un po’ in italiano e un po’ in dialetto in modo spigliato e ironico – Le due corti erano divise da un muro; la statale già c’era e si doveva attraversarla per andare in paese o la provinciale di fronte dove si trovava l’allora oratorio maschile. Non ero abituata a vivere con gli animali a non avere l’acqua in casa e doverla andare a prendere alla fontanella in mezzo al cortile»
«Mi trovavo bene con loro. Ci occupavamo degli animali presso la stalla, dove ogni famiglia aveva il suo bagno. C’erano le mucche e dal latte facevamo i formaggini e il burro, il cavallo per il trasporto, le galline e i maiali da cui verso novembre ricavavamo i salumi. Con la mietitura gli uomini tornavano a casa la sera carichi di fieno. Non chiudevamo la porta a chiave, certo non c’era il pericolo dei ladri – aveva continuato Cecilia – Ricordo ancora che quando pioveva, per andare in bagno o se dovevo portare mio figlio piccolo in camera sua dovevo utilizzare l’ombrello perché il corridoio era a cielo aperto».

Il figlio Pierluigi era nato proprio in questa corte, con l’aiuto della “cumà” Giuseppina e della figlia Nuccia, alla sua prima volta nei panni di levatrice. Per partorire in casa ci si attrezzava alla bell’è meglio, arrotolando il materasso e mettendo alla testata del letto un ometto a cui potersi aggrappare.
«La vita non era facile né tanto meno confortevole; faceva freddo d’inverno, senza riscaldamento e con una stufa e il camino; c’erano persino i topi attratti dal frumento appeso. Abbiamo trascorso lì quattordici anni, poi il conte Lurani aveva venduto l’intero edificio a un immobiliare di Beverate e così nel 1967 ci siamo trasferiti nel villaggio San Carlo: mi sembrava di essermi trasferita in un albergo. Ricordo ancora con piacere quando, attraversando la strada, portavamo al viceparroco don Cesare Meazza la carne del maiale o altri nostri prodotti – conclude Cecilia – O anche che per stendere i panni dovevo andare nei prati di fronte, dietro l’ex Consorzio. In primavera e in estate il pomeriggio noi donne andavamo a piedi alla Madonna di Caravaggio all’Andegardo per fare una passeggiata e recitare insieme il rosario; una volta tornate, rimanevamo in cortile ad aspettare gli uomini che rientravano dai campi per poi preparare la cena. La domenica invece andavano quasi tutti all’osteria per festeggiare la loro giornata non lavorativa».
Una vita dedicata al servizio e alla famiglia; sessant’anni di matrimonio dopo i primi anni di vita semplice, ma gioiosa. L’amato marito Carlo era purtroppo scomparso nel 2014, ma Cecilia non aveva perso la sua verve e l’ironia, anche se faticava a uscire di casa; infatti nel raccontare alcuni episodi della sua infanzia e giovinezza tra Calco e Cernusco non erano mancate le risate.
Le esequie si terranno venerdì 1 maggio alle 15 in parrocchia e saranno precedute dalla recita del Rosario. La salma è composta presso l’abitazione di via Verdi 25.

D.V.

 



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