«Era un bambino bello, buono e tranquillo, amava mangiare e non l’ho mai visto litigare con nessuno» mi racconta mia mamma per ricordare lo zio Giuseppe Gironi.
Questo è il mio primo articolo per D&F… Avrei pensato di dover raccontare di qualche evento gioioso: una festa di paese, un evento… Invece sono qui a ricordare mio zio Beppe classe 1950, venuto a mancare lunedì sera a causa del Covid.
Nativo di Santa Maria di Rovagnate era il quinto di cinque fratelli: mia madre Angela Luisa, la maggiore, poi Roberto, Maria e Gentile (sopra nella foto).
La famiglia con i genitori Luigi e Laura si trasferì nel 1960 a Cernusco in via Papa Giovanni per poi trasferirsi nel ’67 in via Verdi, dove mio zio ha poi sempre vissuto.
Aveva iniziato ad apprendere la professione di pasticciere fin da giovane, professione e passione che coltivava pure fra le mura domestiche. L’altro suo grande hobby, quello per cui, forse, era conosciuto, era la musica; poi recentemente aveva fondato Effeotto e con loro realizzava interessanti mostre fotografiche.
Guardia Ecologica Volontaria per il parco del Curone, non era difficile trovarlo a Ca’ Soldato o a qualche sagra, sempre come volontario, nelle cucine a darsi da fare.
Era anche il mio padrino di Battesimo, ma questo non è rilevante. Sicuramente un esempio di vita.
Massimo Valagussa
Riportiamo parte dell’articolo di D&F del febbraio del 2020, in cui Giuseppe ci raccontava alcuni aneddoti della sua esperienza di garzone presso la Cooperativa di piazza San Giovanni a Cernusco negli anni ’60.
Negli anni ‘60 accanto alla trattoria si trovava una “cooperativa di consumo”: era macelleria e drogheria, a cui erano associate molte famiglie, in prevalenza contadini, che portavano i loro animali per il macello; allora il presidente era Cesarino Razza (1913 – 1983), commercialista del mercato ortofrutticolo di Milano, e per questo aveva molti contatti con Milano.
A fine anno, verso Natale, i soci portavano gli scontrini a Cesare e con i figli Giovanni e Nuccia faceva le varie somme per decretare i vincitori. La Cooperativa organizzava anche gite per i soci, come nel 1965 a Diano Marina in Liguria.
Erano proprio le estati del 1964 e del ‘65 quando Giuseppe Gironi (nella foto sotto) vi lavorò come garzone.
«Finita la scuola mia madre prese accordi con il presidente Cesare Razza affinchè mi assumesse per i mesi estivi. Prendevo 500 lire alla settimana e soprattutto mi davano la michetta farcita “con quello che volevo”, dopo mezzogiorno – ci racconta, sorridendo, Giuseppe – La mattina mi occupavo del servizio a domicilio: passavo per le case e sul blocchetto segnavo i loro ordini. Tornavo poi alla Cooperativa, preparavo i pacchetti e li consegnavo in bici. Alle 11 seguiva la consegna dell’acqua che trasportavo nelle cassette di legno, rischiando alcune volte di perdere l’equilibrio. Se c’era tempo, tornavo in negozio dove servivo i clienti, affettavo il prosciutto e preparavo sacchetti di zucchero, riso, farina che all’epoca si vendevano sfusi».
Alle 12.30 si smetteva e si andava a mangiare.
«Il pomeriggio mi occupavo della consegna del latte per Cernusco con circa sessanta clienti; portavo il latte Club di Oggiono da mezzo e un litro nella bottiglia di vetro, ma in quegli anni cominciava a entrare in commercio il tetrapak. Segnavo tutto sul mio quaderno e alla fine del mese passavano in negozio a pagare».
Nel magazzino alla destra del macello si trovava il deposito dei sacchi dei prodotti che si vendevano sfusi.
«La sera mi occupavo delle pulizie. Il martedì quando finivo il giro, la signorina Francesca preparava gli incassi della settimana, li avvolgeva nel giornale e li mettevo nel grembiule per portarli in banca a Merate. Ricordo infine anche che il lunedì pomeriggio con Policarpo Ratti si macellavano mucche e vitelli, un rito che richiamava la curiosità di diversi bambini, anche se la procedura era un po’ truce. Una volta ci è persino scappato un toro in cortile, ma subito Poli, da grande esperto, l’ha catturato. La carne veniva in parte venduta in negozio e suddivisa tra i soci della Cooperativa».
D.V.



