CERNUSCO, RICORDI DI QUEL FERRAGOSTO E DI ANNI ADDIETRO

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Il Molgora è sempre stato al centro della vita di Cernusco Lombardone e dei paesi che si affacciano sul suo corso. Negli anni ha subito diverse esondazioni, alcune delle quali hanno causato danni alle abitazioni circostanti. La più recente e grave accadde il 15 agosto del 2010, provocando diversi anni a Pianezzo e in via Roma a Cernusco presso la curt di Rumet ricoprendo di fango abitazioni, cantine e garage che si affacciano sul cortile interno. Ricordo ancora la paura e lo sgomento di quel giorno e la disperazione del giorno successivo con la conta dei danni.
Per questo sono stati necessari negli anni successivi diversi interventi, lungo il letto del fiume così come con alcuni ponti, tra cui quello di Cernusco che  qualche anno fa è stato allargato.
Da diversi anni questo problema non esiste più non tanto per i preziosi accorgimenti effettuati, ma perché il torrente, al di là della forte siccità di quest’anno, è spesso in secca, completamente.
Da alcune settimane da Merate e Osnago, il letto del torrente è completamente in secca se non per alcuni punti in cui l’acqua è stagnante.
Un lungo percorso tra sassi e sabbia con la vegetazione circostante sempre più florida. E così avviene puntualmente d’estate da diversi anni.

Un tempo però nelle sue acque si poteva fare il bagno. Verso via Monza c’era un angolino un po’ più profondo in cui si poteva trovare rifugio alla calura estiva. Più a monte invece, proprio sotto il ponticello di via Roma, c’era il lavatoio e le donne delle corti circostanti andavano a fare il bucato. Di solito era di lunedì: le massaie se ne stavano chinate a strofinare i panni con i loro pezzi di sapone.
Se d’inverno questo lavoro era pesante, durante il periodo estivo invece poteva essere un momento di piacevole frescura e anche di condivisione.
Giuseppe Salomoni, la cui scomparsa due anni fa a causa del Covid ha lasciato un vuoto in paese, così raccontava  al nostro giornale in occasione di una rubrica che teneva mensilmente.
«Un tempo non si andava in villeggiatura e ai ragazzi non rimaneva che godere del refrigerio dei torrenti e dei fiumi limitrofi, quali il Curone e il Molgora. I posti dove di solito andavamo a fare il bagno erano la Bria, il Molinazzo, il casello della ferrovia dove c’era un ponticello sul confine con Osnago (dove ora c’è l’isola ecologica ndr) e dove il Cannocchiale si affaccia sul Molgora. Solitamente si andava dalle 14 alle 17, di nascosto dai genitori. Per questo facevamo il bagno senza vestiti, altrimenti se ne accorgevano. Ciò rendeva le nostre uscite ancora più avvincenti e divertenti. Al Molinazzo l’acqua in alcuni punti superava il metro d’altezza e i più temerari si tuffavano… Se riuscivamo a pescare qualche pesce con le mani accendevamo poi il fuoco e lo arrostivamo per mangiarlo. Solitamente dopo il bagno giocavamo a pallone. Ci ritrovavamo anche al ponticello di legno sulla Molgora che collegava via Monza con Moscoro nei pressi della ferrovia, al confine con Osnago. Eravamo un bel gruppetto, chi di Cernusco chi di Osnago, sfruttavamo le anse della roggia ed entravamo in acqua… Quello che più ci divertiva era che per asciugarci andavamo sui binari del treno. La zona vicino al torrente era troppo ombreggiata e così sapendo che dalle 15 alle 17 passavano solo treni merci ci mettevamo sui binari. Un altro luogo era il Fundon tra via Roma e l’altro ponticello, tuttora esistente, che collegava via Monza con i campi, poi attraversavamo i binari dove c’erano le sbarre».
Sono racconti d’altri tempi, quando il Molgora agli occhi dei più piccoli era un fiume, per i ragazzi un torrente in cui rinfrescarsi, per gli adulti un corso d’acqua che ogni tanto creava problemi per le esondazioni.
In questi giorni invece è triste vedere il suo alveo completamente secco. Oltre ai cambiamenti climatici anche i lavori di una decina di anni fa per deviare il flusso all’altezza di Olgiate e Merate hanno contribuito a ridurre la portata delle acque.

S.F. e D.V.



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