CERNUSCO, RIFLESSIONE SU MAFIA E LEGALITÀ

Martedì 17 febbraio, gli alunni delle classi terze dell’Istituto Comprensivo “A. Bonfanti A. Valagussa” di Cernusco Lombardone, hanno partecipato nell’aula magna della scuola, insieme ai loro professori, a un incontro dedicato alla visione del documentario Solo 57 giorni: gli ultimi giorni di Paolo Borsellino del regista Gianni Molica.
Il documentario racconta gli ultimi giorni di vita del magistrato Paolo Borsellino. Narra, dal punto di vista emotivo, la sua storia tra la strage di Capaci, in cui la mafia uccise il magistrato Giovanni Falcone (23 maggio 1992) e l’attentato di via D’Amelio in cui Paolo Borsellino e i suoi ‘’uomini di scorta’’ hanno perso la vita a Palermo (19 luglio 1992) perché fatti saltare in aria dalla mafia. Quei 57 giorni hanno cambiato per sempre il nostro Paese.
In questi 57 giorni, Borsellino, pur sapendo che sarebbe stato ucciso dalla mafia, non si fermò. Avrebbe potuto andarsene o farsi trasferire, invece continuò a lavorare senza tregua fino all’ultimo dei suoi giorni. Lo fece con determinazione per scoprire cosa c’era davvero dietro la mafia e per aiutare lo stato a sconfiggere questa specie di condanna. Questo documentario dà voce a chi l’ha amato per davvero, come i suoi familiari e i parenti degli ‘’uomini di scorta’’, 5 agenti che in breve tempo diventarono quasi la sua seconda famiglia. Le testimonianze sono colme di dolore, dignità e gratitudine per tutto ciò che Borsellino ha fatto. Sono toccanti perché si capisce che queste persone, da un’ora all’altra, hanno capito che il loro familiare è stato ucciso perché stava facendo qualcosa che non andava bene alla mafia. In particolare le voci di Salvatore Borsellino (fratello di Paolo) e Roberta Gatani (nipote di Paolo) raccontano il suo essere altruista e il suo amore per la libertà.
Grazie all’impegno dei familiari, è stata fondata la ‘’Casa di Paolo’’, un’associazione di Palermo che dedica il suo tempo alle persone in difficoltà.
Nel documentario sono ricordati pure Emanuela Loi, Walter Eddie Cosina e Agostino Catalano, agenti morti con Paolo, lasciandoci come ricordo la loro dignità e il loro sacrificio.
Dalla discussione con il regista Molica, i ragazzi hanno capito che il documentario è un invito al rispetto delle regole di convivenza civile  in tutti i settori della vita. La frase di Paolo Borsellino che ha colpito i ragazzi  e  che descrivere alla perfezione la sua determinazione e le buone intenzioni è stata: “È bello morire per ciò in cui si crede; chi ha paura muore ogni giorno, chi non ha paura muore una volta sola”.
E’ importante che il messaggio di Paolo Borsellino arrivi ai più giovani, a chi crede che trasformare il nostro Paese in un posto migliore sia possibile.

Elisa e Michele



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