Riceviamo e pubblichiamo l’intervento dell’assessore alla Cultura Pietro Santoro in occasione Consiglio comunale del 30 novembre, l’ultimo giorno del mese che l’Amministrazione comunale ha dedicato al tema della sensibilizzazione delle violenza sulle donne, culminato il 25 novembre, la giornata internazionale.
In questa solenne occasione ringraziamo tutte le parti intervenute: la compagnia dei Carabinieri di Merate, la Consulta Politiche sociali con la presidente Serenella Pesarin, l’associazione L’altra metà del cielo, la compagnia teatrale La Sarabanda che ci ha regalato forti emozioni con Artemisia Gentileschi – la donna, la pittoressa in una magistrale esecuzione e infine l’associazione Puntorosso – rete delle alternative che ha collaborato con l’Amministrazione per la progettazione e realizzazione delle quattro giornate dedicate – la terza, congelata per improvvisa indisposizione dei relatori sarà recuperata in primavera.
In questo momento la nostra vicinanza e solidarietà è rivolta, oltre che a tutte le donne private di dignità nelle loro case, sui posti di lavoro, nella loro vita ordinaria, va anche e soprattutto in particolare alle donne iraniane, vittime di un regime repressivo, che chiude la bocca, umilia e percuote fino a farle morire donne colpevoli di non essersi coperte il capo, donne colpevoli di scegliere liberamente come e dove professare la loro religione. In Iran dall’agosto 1983 è stato introdotto l’obbligo per tutte le donne dai 9 anni in su, sia residenti sia straniere, di coprirsi il capo con un velo: l’hijab. Il non farlo costituisce reato punibile con 74 frustate o il carcere da un mese a un anno. Le donne in Iran non hanno il potere di prendere decisioni riguardanti la famiglia, inclusa la loro libertà di movimento e la custodia dei figli, che spetta solo ed esclusivamente all’uomo. Negli ultimi anni il clima quotidiano di intimidazione nei confronti delle donne è aumentato, a causa soprattutto della contestazione delle regole loro imposte. Come testimoniano i video che stanno circolando sui social, vi sono sempre più squadre filo-governative intente a far rispettare rigorosamente le leggi, in particolare sull’obbligo del velo.
Secondo Amnesty International, nel suo rapporto del 2019, “le donne hanno continuato ad affrontare una radicata discriminazione sia nell’ambito del diritto di famiglia sia del codice penale, in relazione a questioni come matrimonio, divorzio, impiego, eredità e assunzione di cariche politiche. Le autorità non hanno ancora inserito nel codice penale il reato di violenza contro le donne, compresa la violenza domestica e i matrimoni precoci e forzati, che sono rimasti una pratica diffusa. Il 15 settembre 2022 una ragazza di 22 anni, Masha Amini, originaria del Kurdistan iraniano in vacanza con la famiglia a Teheran, è morta dopo diversi giorni di coma, dopo essere stata barbaramente picchiata a sangue da parte della polizia religiosa a causa del velo indossato in maniera scorretta. La polizia, a seguito del decesso della giovane, aveva dichiarato che la morte era avvenuta per un arresto cardiaco. Ciò ha suscitato l’indignazione dell’opinione pubblica nel Paese e ha comportato una serie di manifestazioni durante il suo funerale.
Decine di donne hanno deciso, durante la protesta, di togliersi il velo, chiedendo l’abolizione dell’obbligo. Da una protesta di decine di donne, si è arrivati a massicce manifestazioni di massa. Al di fuori dell’Iran in tante parti del mondo si sono moltiplicate manifestazioni di solidarietà per le donne iraniane e sui social si è diffuso il gesto simbolico del taglio di una ciocca di capelli per ricordare Masha uccisa dagli uomini della polizia religiosa per una ciocca di capelli che era uscita dalla sua hijab.
Su Twitter diventa virale una ragazza che canta Bella Ciao per sostenere le proteste dopo la sua morte.
Per questo, oggi, 30 novembre, come degna chiusura di questo mese dedicato a questo tema, credo sia doveroso il nostro ricordo a tutte queste donne che nulla chiedono se non libertà e invece ricevono oppressione e morte.
“E’ nella natura delle cose che ogni azione umana che abbia fatto una volta la sua comparsa nella storia del mondo possa ripetersi anche quando non appartiene a un lontano passato” diceva Hannah Arendt nel suo “La banalità del male”. Come nel passato si ripetono soprusi e repressioni nei confronti delle donne, ree di voler essere libere, ree di essere determinate, ree di voler vivere “secondo loro”, ree come la giovane Giovanna D’Arco di volersi autodeterminare.
Masha Amini è una moderna Giovanna: una ragazza uccisa per la libertà, la prima per un velo che faceva intravedere una ciocca di capelli, la seconda – secondo gli atti del processo – uccisa anche per la reiterata colpa di vestirsi come un uomo.
Pietro Santoro


