CORONAVIRUS, COME SPIEGARLO AI BAMBINI

Con l’ordinanza del Prefetto che ha indicato anche la chiusura dei parchi giochi – norme necessarie per il contenimento del Coronavirus  –  si aggiungono ulteriori difficoltà ai genitori di figli piccoli, cui è difficile spiegare la reale situazione. Come è possibile affrontare questo argomento con loro, specie se hanno un’età fra i quattro e gli otto anni?

Nelle ultime settimane la routine di tutti è stata modificata col fine di arginare il “ Coronavirus “ e non dobbiamo dimenticare che il mondo dei bambini è legato in modo indissolubile a quello degli adulti. Anche i nostri figli quindi stanno vivendo un momento di incertezza. Verso questa fascia della popolazione è quindi bene rivolgersi utilizzando particolare attenzione, poiché i minori hanno meno strumenti per comprendere la realtà (tale caratteristica risulta ancora più accentuata visto che anche gli adulti faticano a comprendere fino in fondo la portata di questa epidemia).
Il rischio di rivolgersi in modo inadeguato ai bambini è quello di far emergere in loro ansie e paure eccessive e che, per la loro età, non sarebbero in grado di sopportare né gestire.
Ecco allora qualche consiglio pratico per aiutare adulti e bambini a vivere questo delicato momento con la maggiore serenità possibile.

  • Dare importanza e non sminuire i cambiamenti che per loro sono importanti: chiusura delle scuole, perdita del contatto giornaliero con amici e insegnanti, non poter frequentare i luoghi a loro cari ( pacchetti, oratorio, centri sportivi,…);
  • Accogliere eventuali domande circa il virus e la nuova situazione con cui tutti ci troviamo a convivere. Se il bambino desidera parlare dell’argomento è bene dimostrarsi disponibili a farlo. Non dimentichiamoci che per i bambini più piccoli ( 3/ 5 ani ) il disegno è un importantissimo strumento di comunicazione. Possiamo quindi approfittare del tempo libero a nostra disposizione per realizzare disegni, lasciando al bambino la possibilità di far emergere i propri pensieri ed emozioni. Qualcuno potrebbe disegnare se stesso a casa con genitori, fratelli e nonni, altri la scuola con compagni e maestre, i più grandi potrebbero essere interessati a riprodurre graficamente il virus così come è possibile vederlo tramite immagini televisive o tratte da internet;
  • Ogni volta che ci rivolgiamo ad un minore è bene utilizzare un linguaggio adeguato all’età, che quindi dovrà essere diverso se in casa sono presenti bambini più grandi e/o più piccoli;
  • E’ molto importante sapere che quando comunichiamo, adulti e bambini, traggono maggiori informazioni dal nostro carico emotivo, piuttosto che dal contenuto in sé; è più importante il “come“ piuttosto che il “cosa“. Attenzione quindi a fornire informazioni chiare e semplici, senza agitarsi;
  • Non va bene semplificare eccessivamente (anche perché ciò creerebbe una contraddizione: se è così semplice perché è cambiato tutto?), ma è meglio articolare e argomentare le nostre spiegazioni utilizzando vocaboli semplici (si potrebbero scartare parole come epidemia, pandemia, polmonite…) oppure facendo ricorso a esempi e metafore;
  • Evitare di usare numeri e percentuali poiché i dati vengono distorti in base alle proprie credenze (funziona così anche per gli adulti, si tratta del cosiddetto “bias cognitivo “);
  • Per i bambini più grandi è bene educare alla corretta informazione. Insegniamo loro a cercare informazioni attraverso gli organi istituzionali di competenza, tralasciando i canali social, chat e catene varie;
  • E’ bene poi infondere sicurezza dicendo che medici e scienziati stanno lavorando per trovare una cura a questa malattia sconosciuta.

    Si riportano qui si seguito i siti su cui fare affidamento per tutte le informazioni del caso:

Dott. Valerie Casati



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