BUKAVU, LA SPERANZA SOTTO LE BOMBE

Tra guerra e miseria quotidiana. Dal cuore della Repubblica Democratica del Congo, dove la paura non dorme mai, arriva la nuova testimonianza di Natalina Isella, suora laica dell’ordine delle Discepole del Crocefisso con sede a Cernusco Lombardone.
È una vita sotto oppressione, racconta. Ogni angolo del Paese è segnato da insicurezza, povertà estrema e dal controllo stringente delle milizie dell’M23. Basta un attimo perché un incidente diventi una condanna.
È quello che è successo a un operaio giornaliero.
«Dopo il lavoro, aveva trovato un piccolo impiego come aiuto muratore in un cantiere vicino alla piazza principale. Mentre portava blocchi di cemento al terzo piano, uno gli è sfuggito di mano. È caduto e ha distrutto una fotocopiatrice di un ambulante, una di quelle usate per offrire servizi di segreteria in strada, unica fonte di sostentamento per molte famiglie – ci spiega Natalina – Le scuse non sono bastate. Il proprietario, disperato, ha chiesto 600 dollari. Una cifra impossibile per chi ne guadagna tre al giorno. La vicenda è finita nelle mani dei soldati dell’M23. L’operaio è stato arrestato e rinchiuso in prigione con la minaccia del trasferimento nel carcere centrale e dell’arruolamento forzato nei campi di rieducazione se non avesse pagato in tre giorni. Lui ha detto che preferiva morire piuttosto che imbracciare un’arma».
Qui è intervenuta la rete di solidarietà di Natalina. Dopo una trattativa estenuante, il risarcimento è stato dimezzato a 300 dollari più la tassa per la scarcerazione. Per salvarlo è stato fatto un patto: un terzo a carico della famiglia dell’operaio, un terzo della famiglia della moglie, un terzo garantito direttamente dal centro Ek’abana di Bukavu. Così è tornato libero e ora sta trattando la dilazione del resto.
«Centomila casi come questo dimostrano quanto sia necessario intervenire, poco o tanto che sia. L’importante è non lasciare sola la gente e non permettere che lo sconforto prenda il sopravvento» aggiunge la suora laica.

La sua testimonianza non si ferma qui. Insieme al racconto ha inviato le foto che fanno più male. Quella di una bambina di 4 anni malnutrita. E quella di suo fratello, 12 anni, ferito da una bomba a mano lanciata sulle case. Il loro papà era militare, come tanti militari congolesi scappati, ed è stato ucciso in strada. Il fratello è arrivato al centro per chiedere aiuto perché la ferita gli fa male. Sono sette fratelli, Ek’abana ne sostiene due a scuola.
E poi un video. Breve, ma che solleva l’animo. Bambini che giocano con un pallone artigianale. Nel mezzo della guerriglia, la voglia di vivere non si arrende.

D.V.

Per aiutare il centro Ek’abana:
Intestazione conto: AMICI DI SILVANA – ODV
IBAN: IT53J0503451130000000007711
causale: Ek’abana – Natalina Isella



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