Anche quest’anno Matteo Biella, 25 anni di Cernusco Lombardone, ha voluto vivere l’esperienza de ‘I bagai di binari’ in uno dei progetti missionari legati all’associazione. Al termine delle tre settimane a La Paz in Bolivia ha voluto condividere le sue impressioni.
A La Paz il freddo si sente, soprattutto la notte, eppure in mezzo alla città c’è un posto che scalda.
Ho conosciuto una casa di accoglienza che in una realtà grande e dura come questa diventa fondamentale.
Per molti è un punto di passaggio: entrano per mangiare qualcosa di caldo, farsi una doccia, dormire al sicuro per una notte e poi ripartire. Per altri è una possibilità vera, perché chi vuole può fermarsi, essere seguito e restare finché non trova un lavoro e riesce a diventare autonomo. Ci sono stato diverse volte e in quel poco ho visto stanchezza, ma anche tanta voglia di ricominciare. Ho visto persone che si aiutano, che si passano una coperta o si tengono un posto a tavola.
Quello che mi è rimasto di più però sono le due sere in cui siamo usciti con il furgoncino. Portavamo con noi un grande thermos di bevanda calda, dei panini e qualche coperta e giravamo per i quartieri dove la notte si fa sentire di più. Ci fermavamo, scendevamo e offrivamo da mangiare.
C’è un episodio che non dimenticherò. Alcuni ragazzi di strada ormai ci riconoscevano e quando ci vedevano arrivare si riempivano di gioia. Non era solo per il pasto caldo, perché iniziavano subito a parlarci, tranquilli, a raccontare e a ridere. Per qualche minuto quella strada gelata diventava un posto normale, dove ci si ferma a fare due chiacchiere.
In una città così grande è facile diventare invisibili e passare oltre, ma fermarsi significa riconoscere l’altro e dirgli che non è solo. A volte è proprio questo di cui c’è bisogno.
Torno a casa con una certezza: per aiutare non servono grandi cose, servono tempo, presenza e un pasto caldo. E una casa come quella, a La Paz è tutto questo, ogni giorno. È riparo immediato per chi è di passaggio e una mano concreta per chi vuole rialzarsi.
M.B.










