CERNUSCO, SUOR NATALINA LANCIA UN PROGETTO NELLA SUA MISSIONE

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A Bukavu, nel Sud-Kivu, nella Repubblica Democratica del Congo, Natalina Isella, dell’Istituto Secolare Discepole del Crocifisso, è responsabile del Centro Ek’Abana di. che si occupa delle bambine accusate di stregoneria. Spiega perché si è volta anche verso i bambini e le bambine che hanno problemi psichici e mentali.

Non c’è ancora una statistica sul numero di bambini e bambine con difficoltà psichiche e mentali – molti con epilessia – nella città di Bukavu. Nella vasta parrocchia di Cimpunda, abbiamo contato quarantacinque ragazzi e ragazze da uno a sedici anni. Benché a livello statale ci siano leggi in loro favore, ci siamo resi conto che concretamente non ci sono strutture sufficienti e che questa categoria di bambini è completamente dimenticata nel percorso educativo ufficiale. Non partecipano a nulla, sono in difficoltà anche nelle celebrazioni liturgiche, estranei alla vita sociale e spesso anche al circuito sanitario.
Inoltre, quando questi ragazzi arrivano all’adolescenza e cominciano a scalpitare, a mostrare che esistono, diventano un problema per la società perché creano problemi. Essendo incapace di gestire da sola queste situazioni, la famiglia finisce facilmente per pensare – soprattutto se si tratta di ragazze – che sono delle streghe. Le portano allora a Ek’Abana, ma ci rendiamo conto che sono solo adolescenti con problemi psico-fisici e di relazioni, che vanno curate ed educate secondo il loro stato.
Da qui è nata l’idea di sensibilizzare le famiglie, e la popolazione in generale, per far comprendere che questi bambini e bambini hanno gli stessi diritti degli altri. Prima di tutto, vanno amati, valorizzati, inseriti, nel limite del possibile, nella società, in tutte le sue dimensioni: religiosa, sociale, educativa, sanitaria…
Le famiglie hanno incominciato a scoprire che non era poi così difficile interessarsi di questi bambini, se qualcuno le incoraggia a farlo, se c’è un po’ di comprensione sociale. Se le mamme si sentono sostenute, abbiamo visto che sono disposte a fare tutto il possibile per loro. Tante famiglie cattoliche hanno deciso di farli battezzare, di portarli in chiesa. E tanti bambini e bambine sono stati battezzati, con la gioia di tutti.
A volte, i fratelli e sorelle non guardavano questi loro fratelli o sorelle fragili. La mamma lasciava il bimbo seduto per terra e lo trovava lì al ritorno, senza che lo avessero accudito. Grazie all’animazione, hanno cominciato a prendersene cura. Questa riflessione ha unito la famiglia attorno al bambino, la mamma si è sentita sostenuta. I papà sono più difficili a entrare in questo discorso, ma ogni tanto troviamo qualche papà che si occupa del suo bimbo in difficoltà.
In seguito, pian piano abbiamo cercato di far accettare il bambino da parte degli altri bambini del quartiere, grazie anche a dei giochi che organizziamo con loro attorno alla sua casa. Così anche la gente del quartiere comincia ad avere un altro sguardo.
In vista di un loro inserimento nella vita sociale ed ecclesiale, abbiamo stabilito un rapporto di collaborazione con dei parroci che abbiamo trovato sensibili a questa realtà. Con loro abbiamo visto la possibilità di prevedere in parrocchia uno spazio per accogliere e fare delle attività con questi bambini e a volte abbiamo dato una mano a sistemarlo ed equipaggiarlo; li abbiamo chiamati “spazi comunitari”. In media, ogni parrocchia può contare una ventina di questi bambini fra i sei e i dodici anni.
Ci siamo meravigliati al vedere come le mamme di questi bimbi si passano la voce per essere incluse in questa animazione e queste attività. È così nato a livello parrocchiale il gruppo dei genitori – in realtà soprattutto mamme – che chiamiamo “PII” (pastorale, integrazione, inclusione). Vengono in parrocchia tre volte la settimana – al lunedì, mercoledì e venerdì – con i loro bimbi fra gli 8 e gli 11 anni o per aiutare i bambini degli altri, con attività secondo le loro possibilità. Se mettono insieme un po’ di soldi, possono prevedere anche una pappa di farine per il mezzogiorno.
Fra questi bambini, alcuni non si reggono in piedi. Fino all’età di quattro anni, le mamme li portano sul dorso fino al Centro Heri Kwetu per la fisioterapia. Poi diventano pesanti e le mamme non ce la fanno più a portarli, così questi bambini restano a casa e peggiorano. Le mamme hanno chiesto al Centro Ek’Abana il servizio di fisioterapia e il Centro Heri Kwetu ci ha incoraggiato a fare quanto possiamo. Così, Ek’Abana offre anche questo servizio, svolto per ora da giovani fisioterapisti in stage, e un po’ di psicoterapia.
Al Centro vengono questi bimbi fin da piccolissimi, con le loro mamme o con le nonne. Secondo l’età e le capacità, possono seguire l’alfabetizzazione e svolgere attività diverse che permettono loro di guadagnare qualcosa, come intrecciare borse e fabbricare rosari. Quando hanno imparato, diamo loro un “kit” e un primo lotto di materiale, per esempio quanto occorre per fabbricare dieci rosari, per poter continuare l’attività a casa.
In tutto questo, il nostro intento è di far scoprire che questi bambini e bambini hanno valore e sono di noi tutti. È un’attività rivolta a tutti, al di là delle appartenenze religiose. La responsabile del gruppo di mamme della parrocchia di Ciriri, alla periferia della città, per esempio, è una mamma avventista. “Sono protestante, posso fare anch’io i rosari?” ha chiesto una mamma. Le ho risposto: “Non sai che anche i cinesi li fanno? E non per questo diventano cattolici. Lo fanno con rispetto. Tu puoi guadagnare qualcosa, e Maria, la mamma di Gesù, aiuterà anche te…”.
Il nostro servizio è ancora a livello sperimentale, ma troviamo molta corresponsabilità nei genitori e animatori. I diversi servizi sono svolti per il momento da animatori in stage, molti dei quali hanno un diploma di scuola materna, o hanno terminato le Superiori e vogliono fare uno stage di perfezionamento. Si esercitano su come preparare una lezione, insegnare una canzoncina, fare ginnastica… Il programma di base è quello della scuola materna. Pensiamo di sviluppare le attività di bricolage, di piccolo allevamento, di fisioterapia.
Questa iniziativa nasce dallo sguardo di amore che il Signore ci ha insegnato verso i più deboli ed emarginati. Una mamma che si occupa del suo bambino in questa situazione è immagine del Vangelo: lo valorizza, gli dà tutto quello che può. Insieme a questi genitori e agli animatori, scopriamo che lo sguardo d’amore trasforma il peso in una gioia.

suor Natalina



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