LA PAZ, IL RICORDO E L’INSEGNAMENTO DI DON ORESTE BENZI

Alejandra Costas, (nella foto sotto), nata a La Paz in Bolivia e medico di professione, ha due figli Giorgio e Clara. È membro dal 1997 della Comunità Papa Giovanni XXIII fondata da don Oreste Benzi. È stata sposata con Moris Bertozzi, responsabile in Bolivia delle attività e delle case-famiglia della comunità, tragicamente scomparso in un incidente nel gennaio del 2008. Si trova in Italia, di passaggio a Cernusco Lombardone, in occasione dei 100 anni di don Oreste che avrebbe compiuto il 7 settembre.

Che ricordo ha di don Oreste?
Era un uomo profondamente spirituale, la cui vita era caratterizzata da una fede radicale nell’amore di Dio e nella dignità di ogni persona. Don Oreste era solito dire: “Nessuno è così povero da non avere qualcosa da dare, e nessuno è così ricco da non aver bisogno di ricevere qualcosa”. Siamo tutti figli di Dio e ogni persona, indipendentemente dalla sua condizione, ha un valore infinito. Egli vedeva negli emarginati, nei tossicodipendenti, nelle donne sfruttate, il volto di Cristo crocifisso, e per questo non si accontentava di aiutare da lontano: viveva con loro, condivideva il loro dolore e la loro speranza. Per don Oreste, Gesù non era una figura lontana, ma una presenza viva nei poveri e solo la preghiera era il nutrimento dell’anima, la forza che lo spingeva ad agire, facendo dell’Eucaristia il centro della sua vita quotidiana. Ripeteva continuamente che solo l’amore di Cristo può trasformare veramente il cuore umano. Don Benzi vedeva la vita come un dono sacro. Per questo la difendeva in tutte le sue fasi e condizioni, promuovendo la cultura dell’incontro e della tenerezza.  Per lui, l’amore non era solo un sentimento, ma una decisione concreta di mettersi al servizio dell’altro, specialmente di chi soffre. La sua spiritualità era profondamente incarnata: non fuggiva dal dolore, ma lo abbracciava con speranza, servendo Gesù povero, servo e fedele.

Come e quando lo ha conosciuto?
Ho conosciuto don Oreste quando avevo 16 anni, all’epoca volontaria presso la Comunità Papa Giovanni XXIII in Bolivia. Andai a trovarlo durante una delle sue visite a una casa famiglia. Mi colpì fin dal primo momento. Era un uomo pieno di pace, spiritualità e amore infinito per i poveri. Il suo sguardo riempiva di pace chiunque incontrasse.

Cosa ha fatto suo marito Moris per la comunità a La Paz?
Era un volontario della Comunità Papa Giovanni XXIII, la cui vita cambiò radicalmente dopo aver scoperto la sua vocazione nell’aiutare i giovani di strada. Nel 1996, a soli 25 anni, si trasferì in Bolivia, motivato dal suo impegno verso Dio e la comunità. Per oltre un decennio, dedicò la sua vita a ricostruire vite, creare spazi di speranza e costruire un’eredità di solidarietà. Inviato in Bolivia nel 1996 dalla Comunità Papa Giovanni XXIII, Moris arrivò inizialmente per fare volontariato in un centro di riabilitazione. Tuttavia, fu l’incontro con due bambini di strada, che condividevano la loro angoscia di dormire sotto i ponti e usare sostanze per resistere al freddo, a trasformare la sua missione. Quelle parole, descritte come una “chiamata da due angeli”, lo ispirarono a dedicarsi completamente al salvataggio dei giovani a rischio. Aprì la prima casa famiglia in Bolivia, Luz del niño, e il centro di riabilitazione Hogar Sant’Aquilina per bambini di strada, dove realizzò laboratori di riabilitazione sociale e occupazionale: cucina italiana, ristorazione, laboratori di falegnameria, sericoltura, servizi medici e persino una fattoria con attività come l’ippoterapia. Tutti questi spazi fornivano strumenti per il lavoro e il reinserimento personale dei giovani attraverso progetti autogestiti. Moris ripeteva continuamente: “Non dimenticate, i poveri sono figli di Dio”, riflettendo la sua profonda convinzione spirituale. Nel 2003, l’Italia lo insignì del titolo di Cavaliere della Solidarietà, sebbene si rifiutasse sempre di personalizzarne il merito, attribuendolo al servizio alla comunità. Moris ha rappresentato un esempio emblematico di dedizione e servizio in Bolivia, ha dedicato la sua vita a cambiare la realtà e il suo lavoro continua a vivere in ogni spazio che ha costruito, in ogni giovane che ha riabilitato e in ogni comunità che ora ha una casa grazie alla sua fede e alla sua dedizione.

Come è proseguita in questi anni il lavoro a sostegno dei ragazzi di strada?
Certo, le cose cambiano sempre, ma, come diceva Moris, le cose di Dio non muoiono mai. Nonostante il passare del tempo, il lavoro con i bambini di strada continua, aiutandoli a trovare un senso alla loro vita e il cammino verso una vita migliore. Attualmente, esiste la Casa de Fraternidad Moris Bertozzi, dove i bambini di strada possono trovare rifugio e aiuto.

Come prosegue il progetto Pintando el Futuro? Di cosa avete maggiormente bisogno?
Il Centro di Formazione Integrale è un progetto sociale che lavora con un gruppo di volontari per supportare i bambini in situazioni ad alto rischio, come l’esposizione e la vita in strada o nel carcere di San Pedro, famiglie disfunzionali e/o disgregate, genitori che abusano di sostanze e violenza fisica, psicologica e persino verbale. Il progetto mira a fornire uno spazio di supporto nello sviluppo cognitivo, motorio, socio-affettivo, comunicativo, linguistico e dei valori per i bambini in situazioni ad alto rischio. Il programma viene implementato in base al loro potenziale e ai loro bisogni, fornendo un’assistenza adeguata durante tutto il periodo di permanenza e promuovendo nei genitori atteggiamenti che consentano loro di assumere il loro ruolo di educatori primari. Ciò contribuirà a sviluppare le competenze e le capacità dei bambini per raggiungere una migliore integrazione scolastica e sociale. Una delle esigenze più grandi è quella di avere uno spazio personale più ampio. Abbiamo bisogno soprattutto di scorte alimentari come latte, fiocchi d’avena, snack nutrienti e altri alimenti.

Qual è il messaggio che le è rimasto di don Oreste per le attività che tuttora svolgete?
Nutrire i poveri non è la stessa cosa che mangiare con loro. Condividere la vita con i poveri dà senso a molti aspetti della nostra esistenza, e tutti possono donare una parte di sé agli altri, diventando parte di un piccolo paradiso in terra.

D.V.



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