Martedì 4 agosto abbiamo preso da La Paz (in Bolivia) la strada e, dopo due ore di auto, siamo arrivati a Caluyo.
Un piccolo villaggio sperduto nella campagna boliviana. Case basse, terra rossa, silenzio. E donne con i loro figli. Qui non passa l’acqua corrente. Non ci sono grandi supermercati. Si vive principalmente di quello che si coltiva e di lana.
La nostra visita aveva un motivo preciso: comprare dei guanti. Guanti di lana di alpaca realizzati a mano dalle donne del villaggio. Volevamo regalarli, ma soprattutto volevamo sostenere chi li produce. E lo faremo nei prossimi mesi per chi volesse acquistare questi guanti dall’Italia.
Caluyo è uno di quei villaggi che da soli non ce la farebbero. Come tanti altri sparsi nella campagna boliviana, va avanti grazie alle ONG locali che portano avanti progetti mirati. Uno di questi è proprio legato a queste donne che producono e vendono questi guanti di diversi colori e design. E con ogni paio di questi che abbiamo acquistato, abbiamo sostenuto quel progetto. Abbiamo sostenuto una realtà che ogni giorno combatte contro la povertà e il “niente”. L’incontro più significativo è stato con Susi.
È lei la referente delle donne del villaggio. Ci ha raccontato la sua storia in poche frasi, dirette. Qualche anno fa si è trovata davanti a una scelta difficile: smettere di produrre guanti per stare con il marito, che non voleva che continuasse quell’attività, oppure andare avanti da sola per guadagnare qualcosa e avere un’indipendenza. Susi ha scelto la libertà.
Oggi vive a Caluyo con i suoi tre figli. Lavora la lana, vende i guanti, mantiene la famiglia. Nessun lamento. Solo fatica e dignità.
Ce ne siamo andati con una borsa di guanti e con qualcosa in più che non si compra: la memoria di donne che, senza acqua, senza aiuti facili, tengono in piedi un villaggio a colpi di aghi e di scelte coraggiose.
Caluyo è lontano. Ma dopo aver incontrato Susi, sembra molto più vicino.
N.C.











