Nella mattina di lunedì 7 dicembre nella chiesa dei Santi Nazaro e Celso in Verderio si sono svolti i funerali di don Stefano Landonio, nato nel luglio del 1948 ad Olgiate Olona e presente da 21 anni come sacerdote nel decanato di Merate, dapprima come parroco a Verderio ex Inferiore e poi come sacerdote facente parte della Comunità Pastorale ”Beata Maria Vergine Addolorata”, che unisce le due parrocchie di Verderio con quelle di Paderno e di Robbiate. La celebrazione è stata trasmessa anche in streaming per poter permettere la partecipazione, seppur virtuale, di un maggior numero di fedeli viste le restrizioni in presenza dettate dall’emergenza sanitaria in corso. 
Don Stefano si è spento improvvisamente nella mattina di venerdì 4 dicembre in seguito ad un malore, probabilmente un infarto, che lo ha colto nel suo studio pochi minuti prima di celebrare la S. Messa delle 8.30. A nulla purtroppo sono valsi i primi soccorsi prestati da don Emanuele Ronco, che condivideva con lui la canonica accanto alla chiesa, e i tentativi di rianimazione compiuti dal personale sanitario arrivato sul posto poco dopo. Nella giornata di domenica 6 dicembre è stata allestita la camera ardente in oratorio e non sono mancate in questi giorni le dimostrazioni d’affetto tramite lettere e ricordi e il commovente video di saluto e ringraziamento postato dai volontari dell’oratorio di Verderio ex inferiore sulla pagina Facebook.
All’inizio della celebrazione delle esequie monsignor Maurizio Rolla, vicario episcopale per la zona di Lecco, ha letto una lettera dell’arcivescovo Mario Delpini che ha ricordato come don Stefano abbia avuto, durante il suo ministero, una volitiva determinazione accompagnata da una salute un po’ precaria e che il sacerdote era burbero ed irruente ma insieme sensibile, tenero, paziente e ricco di compassione. Delpini ha scritto inoltre che l’improvvisa dipartita del sacerdote è per tutti motivo di sconcerto ed invito alla preghiera.
Alla celebrazione, presieduta da monsignor Luca Raimondi che ha condiviso con don Stefano il seminario, anche se in classi diverse, che è stato parroco nella vicina Bernareggio ed è ora vicario episcopale per la zona di Monza, erano presenti, oltre a mons. Rolla, i sacerdoti della Comunità Pastorale, molti sacerdoti del decanato e molti presbiteri che hanno conosciuto e/o hanno collaborato con don Stefano negli anni.
Raimondi ha iniziato l’omelia ricordando la vocazione tardiva di don Stefano: «Lo vedevo a 40 anni in seminario tra i più giovani e gli ho sempre chiesto come mai. All’epoca faticava a capire sbagliando ma ora mi è chiaro come don Stefano abbia ascoltato a quell’età la chiamata del Signore e si è messo in discussione rispondendo alla chiamata d’amore del Signore in età adulta» sottolineando che quindi non esiste un’età più o meno giusta per seguire la propria vera vocazione. «Ora don Stefano può compiere quell’atto che è l’unica vera carriera di chi diventa prete ovvero la curiosità lancinante di porre i propri occhi negli occhi di Gesù. – ha poi proseguito il sacerdote – Ora vogliamo sentire risuonare il saluto di Gesù Risorto ovvero Pace a voi. Il Signore dà pace perché ha vinto la morte». Mons. Raimondi ha poi ricordato come alcuni componenti della numerosa classe sacerdotale di don Stefano, tra cui lo stesso sacerdote, ordinati dal Cardinal Martini un anno prima per i bisogni della diocesi, quindi nell’89 invece che nel ’90. Ha poi ricordato come, durante il suo discorso in occasione di quelle ordinazioni anticipate, il Cardinal Martini aveva sottolineato come, seppur pochi di numero rispetto ai bisogni delle comunità e chiamati prima per necessità della chiesa locale, questi sacerdoti sarebbero stati moltiplicati dal popolo di Dio che avrebbe accolto il loro amore. Quindi ha terminato l’omelia proprio riprendendo ed attualizzando queste parole rivolgendosi ai fedeli: «Ora siate capaci di moltiplicare l’amore che don Stefano vi ha testimoniato».
Al termine della celebrazione è stata letta la Preghiera del Donatore di sangue poiché, benché non abbia mai potuto donare il sangue per le sue condizioni di salute, don Stefano è sempre stato un grande sostenitore.
Presenti alla celebrazione anche il sindaco di Verderio, Robertino Ettore Manega, e il sindaco di Robbiate, Daniele Villa. Il primo cittadino di Verderio ha voluto tributare un saluto a don Stefano a nome di tutta la cittadinanza ricordandolo come un sacerdote e un uomo tenace, buono, onesto, cordiale, attento ai bisogni della comunità, spontaneo e diretto, sempre presente per tutti, leggendo al termine una preghiera nota col titolo Ho chiesto a Dio una cosa.
L’ultimo ricordo è toccato a don Antonio Caldirola, parroco di Paderno d’Adda e a capo della Comunità Pastorale che ha citato alcuni episodi della vita di don Stefano, sottolineando che era diventato prete perché affascinato da un sacerdote incontrato nella sua vita e per questo aveva lasciato il suo lavoro precedente che amava tanto per diventare sacerdote.
«Ha trascorso una vita segnata dal dolore ma non era afflitto da questo ed era appassionato di canto. A volte si arrabbiava ma, dopo essersi arrabbiato, tutto finiva lì e non serbava rancore. Era integerrimo ed un modello di accoglienza, infatti mi aveva ospitato a vivere con sé appena ero arrivato a Paderno e non era ancora pronta per me la canonica. – ha ricordato con commozione don Antonio – Non credo sia una coincidenza che don Stefano sia morto nel giorno in cui ha ricevuto il diaconato. È morto facendo il suo lavoro».
V.S.










