LECCO, TARGA IN ISTITUTO DEDICATA AD ANTONIO BADONI

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Martedì 16 aprile nell’aula gialla dell’IIS Badoni di Lecco,  si è tenuta la cerimonia di inaugurazione del medaglione e della targa commemorativa al sottotenente Antonio Badoni nell’istituto che porta il suo nome.
Nell’aula gialla erano presenti le autorità locali, i parenti del sottotenente di Vascello, le due sorelle più piccole del sottotenente e molti ragazzi dell’istituto interessati a carpire lka grandezza del personaggio che ha dato il nome al loro isituto.
Dopo il saluto del dirigente scolastico, professor Angelo Benigno De Battista, che ha voluto ricordare la figura di Antonio Badoni, il suo sacrificio e l’amore di patria che ha ispirato le sue gesta e il suo eroismo, è stata la volta delle figure istituzionali con il discorso del viceprefetto vicario, Giovanni Terrusi e del sindaco di Lecco, Virginio Brivio. In seguito ha preso la parola un commosso Giovanni Bartolozzi, in rappresentanza dell’Istituto Nastro Azzurro, un ente a struttura associativa di tutti i Decorati italiani di medaglia al Valore militare, dalle guerre d’indipendenza fino ai giorni nostri. Bartolozzi, nel suo lungo discorso, ha voluto ricordare la famiglia Badoni e gli atti di grande eroismo del ventiseienne Antonio, unico figlio maschio di undici figli.
Nato a Castello sopra Lecco – questo il nome dell’allora comune autonomo – il 21 ottobre 1916, aveva frequentato dapprima l’Istituto Parini poi il Liceo Manzoni e quindi il Politecnico di Milano dove si era laureato in ingegneria il 15 giugno 1940, cinque giorni dopo l’entrata in guerra dell’Italia nel secondo conflitto mondiale, Negli anni del Politecnico aveva frequentato anche i corsi di complemento dell’Accademia navale di Livorno, ottenendo la nomina di aspirante guardiamarina. E proprio il 20 giugno 1940, 5 giorni dopo la laurea, prendeva servizio nella Marina militare, imbarcato il 10 agosto successivo sulla nave San Giorgio con la quale raggiunse il porto di Tobruk, in Libia, dove rimase fino al gennaio 1941, quando Tobruk fu occupata dagli inglesi.
La San Giorgio venne fatta saltare in aria e Antonio Badoni, con altri 8 commilitoni, riuscì a fuggire a bordo di un peschereccio che, dopo tre giorni e tre notti di navigazione, raggiunse la costa della Calabria. Antonio Badoni, che per la riuscita fuga da Tobruk ricevette la croce di guerra al valor militare, venne quindi assegnato alla base navale di Taranto, dove rimase fino al gennaio 1942 quando fu imbarcato sulla torpediniera Cigno, con il grado di sottotenente di vascello, con la quale prese parte a numerose azioni belliche. Era il 16 aprile 1943 quando, nelle acque del canale di Sicilia, il sottotenente di vascello Antonio Badoni venne dato disperso in seguito all’affondamento della torpediniera Cigno da parte di caccia della Marina inglese. Nella notte del 16 aprile la Cigno era salpata dal porto di Trapani insieme alla gemella “Cassiopea” con il compito di scortare la motonave Belluno diretta a Tunisi. Dopo un’ora e mezza di navigazione il convoglio italiano venne intercettato ed attaccato da navi britanniche. Colpita da fuoco nemico, la Cigno oppose tutta la resistenza possibile con i mezzi a disposizione e il sottotenente di vascello Antonio Badoni, direttore del tiro, gravemente ferito all’addome continuò la strenua difesa della sua postazione di babordo, procurando danni irreparabili ad una nave nemica. Il fuoco inglese aumentò, comunque, di intensità provocando l’affondamento del Cigno. La maggior parte dei 103 membri dell’equipaggio risultarono morti o dispersi. Fra questi ultimi c’era il giovane ufficiale lecchese, classe 1916, ultimo di cinque figli, unico maschio, di Giuseppe Riccardo Badoni, dinastia di industriali tra le più importanti d’Italia. Alla memoria di Antonio Badoni, già decorato di due croci di guerra al valor militare, verrà conferita la medaglia d’argento con la motivazione nella quale si legge: «Scompariva in mare, conscio di avere, col proprio sacrificio, contribuito efficacemente alla salvezza del convoglio».
Sei giorni prima di morire, il 10 aprile 1943, aveva scritto a casa, a Lecco, la sua ultima lettera ai genitori: «Il cuore, l’animo, la mente sono ora tutti presi dalla nuova missione. La nave lentamente, ma potentemente, si risveglia tutta e in ogni suo piccolo particolare. Sono appena le due di notte. La vita riprende come se fosse pieno giorno. Siamo pronti a muovere contro il nemico, pronti a sacrificare la parte migliore di noi stessi alla causa comune».
L‘attuale istituto tecnico industriale Antonio Badoni è nato nel 1946 come corso serale quale estensione dell’ELIP (Ente lecchese per l’insegnamento professionale) promosso nel 1940 dall’ingegner Giuseppe Riccardo Badoni, in collaborazione con l’ingegner Angelo Beretta. Nel 1954 ha iniziato il primo corso diurno; dal 1959 è divenuto statale e ha assunto la denominazione di istituto tecnico industriale Antonio Badoni. Su ogni diploma campeggia il nome di Antonio Badoni, sottotenente di vascello.
Nel 1954, nel decennale della scomparsa è avvenuta la prima commemorazione ufficiale di Antonio Badoni, nella salla del Consiglio comunale di Lecco. Parlò l’allora vicesindaco e assessore alla Pubblica istruzione il professor Ireneo Coppetti. Venne reso noto in quella sede, per la prima, volta, la proposta di dedicare ad Antonio Badoni l’istituto tecnico industriale in quartiere Caleotto.
Dopo il discorso commemorativo del signor Bartolozzi, in rappresentanza di tutti gli studenti del Badoni, cinque ragazzi di quinta, Clarissa Arrigoni, Fatima Faozu, Michele Pepe, Matteo Pirola e Marco Selva, coadiuvati dalla loro docente, hanno presentato il video Ferro, una rappresentazione teatrale sulla storia di Antonio Badoni e dell’Istituto omonimo, con l’apporto di filmati di guerra tratti dall’Istituto Luce; hanno in seguito letto le motivazioni del conferimento delle due croci di guerra e della medaglia d’argento al valore militare, hanno quindi contestualizzato il tessuto sociale ed economico della famiglia Badoni e infine hanno operato una lettura scenica sulla poesia “16 aprile 1943”, scritta dalla sorella maggiore Piera Badoni, in occasione della sua triste morte. Il loro intervento ha commosso molto gli astanti e la sorella minore, Marta Badoni ha voluto sentitamente ringraziare gli studenti per l’impegno profuso e per la serietà e la partecipazione dimostrata.
Alla fine dei ringraziamenti di rito, le autorità, gli alpini e gli studenti si sono trasferiti all’ingresso dell’istituto dove è stato inaugurato il medaglione di bronzo e la targa a ricordo di Antonio Badoni con la benedizione da parte di monsignor Davide Milani.
Per tutti gli studenti l’esempio di Antonio Badoni è un monito pregno di alti valori come il senso di responsabilità, l’amore per la patria, lo spirito di sacrificio e il grande altruismo. Sono valori che i ragazzi devono continuare a fare propri ogni giorno e questo medaglione ricorderà loro in maniera più precipua quanto grande sia stato quel ragazzo poco più grande di loro morto ben 76 anni fa.

G.S.



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