A causa dell’emergenza Coronavirus la cerimonia del 25 aprile anche a Lomagna non è stata partecipata dalla cittadinanza, bensì da una limitata rappresentanza istituzionale, tra cui il primo cittadino Cristina Citterio ed Edoardo Vertemati, presidente della sezione Anpi di Lomagna.
Il video della cerimonia è disponibile alla cittadinanza sulla pagina Facebook del Comune di Lomagna.
«Abbiamo osservato un momento di silenzio, accompagnati dal suono delle campane a distesa, per fare memoria delle tante vittime innocenti della storia, passata e attuale, e quale segno di vicinanza e solidarietà nei confronti delle loro famiglie. Grazie agli intervenuti, Anpi, Alpini, rappresentanza dei gruppi consiliari, che ancor più fortemente, nella situazione attuale, rappresentano le tante persone e realtà associative virtualmente presenti.
Non è il momento di lunghi discorsi. E’ il tempo dell’essenziale, ma anche di riscoprire grazie all’opportunità di celebrare, pur in modo contenuto, il 75esimo anniversario della liberazione, un significato per il nostro essere uomini e donne oggi – ha esordio il sindaco Citterio – Il presidente della Repubblica Sergio Mattarella ci ricorda che “fare memoria della Resistenza, della lotta di liberazione, di quelle pagine decisive della nostra storia, dei coraggiosi che vi ebbero parte, resistendo all’oppressione, rischiando per la libertà di tutti, significa ribadire i valori di libertà, giustizia e coesione sociale, che ne furono alla base, sentendoci uniti intorno al Tricolore”. Stiamo vivendo un momento storico particolarmente complesso e delicato, in cui la parola libertà risuona ancor più significativa e preziosa, considerate le preoccupazioni e le limitazioni derivanti dall’attuale emergenza sanitaria che insieme attraversiamo. Ecco allora quattro parole chiave che uniscono ancor più strettamente il nostro vivere attuale con la storia delle persone ci hanno preceduto e preparato il cammino e di cui oggi vogliamo fare degna memoria. Coraggio: quello, agito nel passato, dai partigiani che hanno strenuamente combattuto perché avessero fine ingiustizie e prevaricazioni; quello, attivo oggi, del personale, sanitario e non, impegnato nei tanti luoghi della cura materiale e morale; quello nostro di procedere nella speranza, nonostante le tante fatiche di ognuno. Perdita: quella, del passato, di tante vite innocenti, ingiustamente sacrificate; quella, attuale, delle tante vite spezzate dalla malattia. Memoria: quella che riguarda le azioni storiche di persone, azioni che ci devono invitare a non ripetere mai l’errore di sentirci migliori; quella attuale che riguarda l’insegnamento che vogliamo trarre dalle preoccupazioni del nostro vivere la situazione odierna e che ci invita a restare uniti, prossimi, anche se distanti, e che ci deve invitare a guardare al mondo con uno sguardo differente. Distanziamento: quello che nel passato ha permesso di giustificare insensatamente una barriera, una distinzione immotivata tra le persone, trasformato in ingiustizia e distruzione; quello fisico di oggi, con l’auspicio di essere fermi e coesi nel non farlo divenire anche distanziamento relazionale, né ora né in futuro. La chiave di svolta nella storia passa dalla presa di responsabilità di ognuno relativamente a ciò che può personalmente agire nel vivere quotidiano, con le possibilità e le risorse di cui si dispone nel dato di realtà, spesso incerto, in cui si sono mossi gli uomini del passato e in cui dobbiamo saperci orientare nel presente.
L’invito, l’augurio è che questo momento di riflessione e di sosta, nell’oggettiva incertezza che sperimentiamo, ci aiuti ad evitare la “deportazione del cuore” dalla compassione all’indifferenza, non solo verso i fatti accaduti nel passato o ad altre persone, ma verso ciò che accade oggi, nelle nostre vite, nel nostro quotidiano. L’arma per combattere – con le parole di papa Francesco – “il virus dell’egoismo indifferente” è forse più semplice di quanto si possa immaginare e si concretizza nelle parole che ognuno di noi può esprimere nel quotidiano, aspirando a costruire e generare strade di bene: rispetto, attenzione, gentilezza, non giudizio, ascolto – conclude il borgomastro -Sono azioni, atteggiamenti ed intenzioni alla portata di tutti, anche in situazioni paradossali, terrif icanti e assurde, come una guerra o una pandemia. Oggi, più che mai, sentiamoci parte della forza e della capacità di resistenza!».
«Quest’anno la celebrazione del 25 aprile rappresenta una dura prova, che il popolo italiano sta affrontando in termini di libertà limitata e di migliaia di persone che ci hanno lasciato – ha aggiunto sempre davanti al monumento Vertemati – Esprimiamo con convinzione che la memoria è un bene prezioso da difendere per evitare rimozioni e mistificazioni di ci avevano portato al disastro. L’emergenza “Coronavirus” non ferma l’antifascismo: anzi tutti uniti il 25 aprile dobbiamo riaffermare con forza i valori di Democrazia e Libertà, per combattere insieme il Covid – 19. Questo anniversario non potrà essere celebrato nelle piazze, a causa del divieto di assembramenti, ma al di là della forma, il 75esimo anniversario della Liberazione esprime alcuni nodi centrali che uniscono passato e presente.
Lo stato di eccezionalità in cui viviamo questo duro momento richiama i fattori fondanti della Resistenza, che hanno dato corso alla nostra storia. Oggi le coscienze, in questo stato di necessità, pongono al centro tre pilastri presenti nella nostra Costituzione: il diritto alla salute, come diritto fondamentale dell’individuo; il lavoro, la cui centralità garantisce l’intero sistema dei servizi essenziali sia collettivi che individuali e l’istruzione, aperta a tutti, obbligatoria e gratuita. Infine, faccio appello ai presenti, a chi è impegnato nel sociale, in quanto aderenti alle associazioni del paese, alle Istituzioni a tutti i livelli di essere uniti: solo essendo uniti e consapevoli, oggi come 75 anni fa, saremo in grado di vincere questo brutto momento e di rinascere più forti, ma anche più consapevoli di prima».
D.V.



