LOMAGNA, I MESSAGGI E IL CORDOGLIO PER SUOR LUISA

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Al termine della celebrazione, prima del corteo funebre e della sepoltura presso il cimitero, locale molti sono stati i messaggi e i ricordi letti.
È stato letto il messaggio di padre Paolo Rippa, superiore provinciale provincia italiana dei Barnabiti, ricordando la ferita del cuore e lo sgomento della ragione, ha sottolineato l’esempio e la coerenza della testimonianza di suor Luisa, la bellezza della sua donazione verso i poveri per le quali ora si trova con Cristo nel banchetto della vita eterna.
Alcune Piccole Sorelle del Vangelo, una delle quali appena tornata da Haiti, hanno ricordato in modo commosso la consorella che ha amato fino in fondo, condividendo la vita e facendosi prossima con chi non ha un posto nella società, gli emarginati, i poveri, gli umili che ringraziano Dio per il poco che hanno. Hanno ricordato la sua vita da sola nel quartiere di un paese travagliato dalla violenza e ciò per cui si spendeva quotidianamente, ovvero i bambini, i giovani, l’insegnamento nel Seminario Maggiore e nell’Istituto Salesiano, una gente povera ma coraggiosa e dalla fede forte.
Ha preso poi la parola l’ambasciatore di Haiti presso la Santa Sede ha espresso vicinanza e dolore, sottolineando come lo stato di Haiti condanna fermamente l’assassinio di suor Luisa, definendolo inaccettabile e vile perché nei confronti di una missionaria che ha portato fraternità e solidarietà, lavorando lì per più di vent’anni tra la gente povera ed emarginata per il bene con coraggio, intelligenza e spirito evangelico, e garantisce la volontà di renderle giustizia, chiedendo ai missionari di non abbandonare il loro popolo.

Il sindaco di Lomagna Cristina Citterio ha ricordato la religiosa e si è rivolta alla comunità, ai parenti e proprio a suor Luisa in modo affettuoso e commosso: «Pensando ripetutamente a suor Luisa in questi giorni di deserto del cuore, reso meno arido dall’affetto e dal bene che continua a genere e a rigenerarsi nelle opere e nelle testimonianze profuse da tantissime persone qui ad Haiti e altrove, mi sono più volte venuti in mente due passaggi di una poesia di Mariangela Gualtieri, che mi sembrano sintetizzare in modo efficace l’essenza di Suor Luisa e il sentimento di gratitudine, persona e istituzionale, che nasce, pur nella fatica, e che credo di rappresentare a nome di tanti. Gratitudine testimoniata anche oggi dalla presenza di autorità religiose e civili, dalle rappresentanze associative, che trovo necessario ringraziare, così come tutte le persone che si sono prodigate in questi giorni, e che mi auguro proseguiranno successivamente nella memoria fattiva. Ci hai reso, anche ora e qui, comunità aperta e più coesa, pronta a collaborare. La poesia recita queste parole: “ringraziare desidero per tutti quelli che sono piccoli liberi e limpidi” e ancora, “ringraziare desidero per l’amore, che ci fa vedere gli altri come li vede la divinità”. Suor Luisa non è piccola, ma si è fatta tale nella sua immensità e nella capacità di dono per essere vicina e prossima a tutti i piccoli che le si sono affidati al fine di renderli grandi, capaci, pensanti. E’ limpida, tersa, cristallina. I suoi occhi e la sua anima e la sua opera sono un filo trasparente di coerenza tra fede, conoscenza, parole e azioni. Suor Luisa è libera perché ha esercitato la sua vocazione, la sua autodeterminazione di donna nel restare dov’era più necessaria e finalizzata alla sua presenza, dove il suo compimento umano e religioso poteva realizzarsi fino al sacrificio più estremo. Incarna nella sua umanità lo sguardo divino che sa cercare il bene, lo sa trovare, lo sa pazientemente costruire e tenacemente custodire. Suor Luisa è costruttrice silenziosa e potente di relazioni di cultura e di pace. Di fronte ai continui disequilibri politici della terra che lei amava, la distruzione del terremoto, la povertà che genera violenza, lei ha risposto costruendo con i suoi mattoni di cultura, conoscenza, relazione, amore gratuito e incessante, dedizione, sacrificio totale di sé, non solo nell’ultimo sacrificio, ma in ogni singolo istante di vita, in ogni minimo delicato respiro, in ogni sussurrante vibrazione del suo essere donna e piccola sorella. La lucidità del suo dedicarsi, del suo scegliere di essere vicina ai più piccoli, a suo stesso rischio, traspare dallo sguardo: limpido, lo dico ancora perché è e tale resta. Lo sguardo di chi con umiltà e con forza non lascia trasparire la sua prova, perché animato da una forza altra: dallo spirito, dalla giustizia. Sono i lineamenti del volto scavato che fanno trasparire la fatica, ma non gi occhi, non la voce, non l’intenzione, non l’accoglienza benevola di tutti, non l’invito al perdono sempre. Luisa resta nostra, ma non ci appartiene, perché appartiene a un bene più grande e ricco. Perché è la concretizzazione del dono più nobile e gratuito. Diverse immagini di lei mi restano nel cuore come un sigillo, un’eredità, una memoria viva che siamo chiamati insieme a portare nel futuro: Luisa al pianoforte in casa sua e nella luce che filtra chiara alla finestra; Luisa che racconta di quanto accade nell’esperienza difficile e sempre sfidante della sua missione, nelle contraddizioni e dei pericoli, un’analisi lucida del paese lontano, che è diventato suo, che è casa sua, che è parte di lei. Difficoltà per noi narrate, quasi echi lontani, per lei vita vissuta sulla propria pelle. Luisa che si illumina nell’immaginare che ci possa essere un progetto di collaborazione per permettere qualche attività sportiva per i suoi ragazzi, che non hanno niente, ma che hanno lei come faro brillante. Luisa con i suoi ragazzi nella sua Haiti, resa eterna nelle tante foto con gli auguri e le riflessioni, i pezzi della storia, fusa in tutt’uno con la storia di Haiti, con la vita dedicata e che non mancava mai di inviare ai suoi cari, alle persone vicine, ai suoi lomagnesi e al territorio. Immagini di condivisione e di focalizzazione su quanto era possibile, pur nella complessità, operosamente fare. Luisa che cammina per le vie del nostro paese ed è testimonianza vivente di una vita spesa, consumata, ardentemente e profondamente profusa per il bene. Casa suor Luisa, cammini e camminerai ancora per Lomagna e resterai sempre nel cuore ferito, ma grato di chi ti ha incontrato e ti ha conosciuto. Cammini e camminerai nel mondo che hai vissuto con generosità fino al sacrificio più grande e con il cuore resterai ad Haiti, che hai tanto amato. Cammini e camminerai nell’abbraccio infinito di Dio, ma continui a illuminarci, a noi e alla tua gente di Haiti, uniti come popoli e come esseri umani in un legame invisibile ma reale, che tu hai generato con la tua stessa vita. Bisogna continuare la sua opera, non può essere un sacrificio umano, diceva tua sorella pochi minuti dalla notizia del suo assassinio. Fare memoria di te e del tuo insegnamento e adoperarci, per ciò che ci è possibile, per far proseguire la tua opera è ciò che ci chiederesti da fare. Ci lasci un bel tesoro e un bell’impegno e il tuo sigillo. Tu cara Luisa, per favore, resta faro, sempre più brillante. Resta opera più concreta di prossimità e avvicinamento, di riduzione delle distanze, di superamento delle distinzioni, di speranza e di fiducia, nella possibilità dell’evoluzione e di un miglioramento. Continua a insegnarci a costruire legami. Resta faro e continua in noi a essere piccolo, prezioso e tangibile mattone che costruisce nella fraternità».
Alcune animatrici volontarie di Khay Chal hanno ricordato commosse i tanti momenti quotidiani condivisi con la religiosa ad Haiti, il suo spirito pratico, i suoi consigli e il suo coraggio, il suo prendersi cura di ognuno e di ogni dettaglio, la sua energia e le sue risate, il continuo squillare del campanello della sua abitazione in Haiti con un continuo fluire di persone che la cercavano e che avevano bisogno.
La sorella Carmen ha ringraziato, a nome dei fratelli Maria Adele e Giuseppe e di tutti i familiari, tutti coloro che hanno ricordato e pregato per la missionaria, tutti coloro che hanno fatto pervenire il loro affetto, monsignor Stucchi e tutti i sacerdoti e le religiose, presenti e non, il parroco don Andrea per la preziosa disponibilità, la vicinanza e l’attenta cura, il sindaco e le istituzioni per la delicatezza, la vicinanza e il lavoro di intermediazione anche per far rientrare in Italia la salma e tutti i volontari che hanno reso possibile la celebrazione.
«Ciascuno porterà nel proprio cuore e nella propria memoria ciò che di più bello e importante ha ricevuto conoscendo e incontrando suor Luisa» ha poi detto ringraziando l’amata sorella, condividendo con i presenti la lettura di un’email inviata da suor Luisa ai nipoti prima di ripartire per Haiti nel maggio 2010 dopo il terremoto: «È vero, i bisogni ci sono anche da noi, eppure anche Cristo ha fatto un saltò così: ha lasciato la sua condizione divina, dice San Paolo, per farsi uno di noi. Bisogna lasciare la propria condizione per capire l’altro: la sua gioia, la sua sofferenza. Bisogna vederla e guardarla, bisogna conoscerla, bisogna che tocchi la nostra carne. Non è questa l’incarnazione? Anche da noi è possibile questo, ma quello che ha motivato la mia partenza in missione, e ancora la motiva, è che qui in Haiti non ci sono mezzi, persone, aiuti, condizioni favorevoli per rispondere ai bisogni. Forse non ho risposto alle vostre domande. Vi dico però perché del mio restare qui: a causa di Gesù e del suo Vangelo».

V.S.



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