LOMAGNA, INCONTRO SU HAITI

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Si terrà mercoledì 7 ottobre alle 20.30 nella chiesa di S. Pietro e Paolo a Lomagna l’incontro-testimonianza del volontariato ad Haiti di Maria Letizia Scaccabarozzi.
Haiti, nome che deriva dalla lingua indigena Tano, terra di alte montagne, è un paese dei Caraibi – l’sola di Hispaniola – con la Repubblica Domenicana a est. Nel 2010 un forte terremoto ha danneggiato il Paese, lasciando fortunatamente intatti i monumenti del XIX secolo, ma peggiorando la situazione economica e sociale. Sono moltissimi i bambini che lasciano la scuola in tenera età per aiutare le famiglie.
Abbiamo rivolto a Letizia alcune domande per capire meglio in che cosa consiste il suo impegno.

Da quanto tempo si trova ad Haiti e come mai ha scelto quella destinazione?
Nell’estate del 2014, grazie a Caritas ambrosiana, ho partecipato ai cantieri della solidarietà per fare un’esperienza di volontariato all’estero. Grazie a questa esperienza ho conosciuto la realtà haitiana ed i progetti che Caritas sostiene ad Haiti. Da allora il legame con Haiti è sempre stato forte; sono infatti tornata più volte nel periodo estivo. Un anno fa ho poi deciso di ripartire come volontaria, affiancando suor Luisa Dell’Orto (Piccola sorella del Vangelo) che qui gestisce e coordina un centro per giovani ed una scuola per bambini “restavek” ossia ragazzi che non hanno accesso all’educazione e svolgono quotidianamente lavori pesanti per le famiglie che li ospitano.

Quali le motivazioni per un impegno di questo tipo
Il centro presso cui collaboro è un centro educativo; in Italia ho sempre lavorato nell’ambito dell’educazione e della formazione e a “Kay chal”, questo il nome del centro dove opero, posso unire due dimensioni per me molto importanti, quella della missione e quella educativa. Inoltre un’altra motivazione forte sono le relazioni, la vicinanza con la popolazione locale ed il poter condividere con loro gioie e difficoltà quotidiane.

Che cosa ha trovato ad Haiti?
Prima di partire per Haiti avevo partecipato a degli incontri organizzati da Caritas per iniziare a conoscere meglio il paese nel quale sarei andata. I responsabili di Caritas Ambrosiana ci avevano quindi informato sulla realtà e sulle difficoltà del paese anche se poi, ovviamente, è diverso vivere realmente quanto ti viene solo raccontato. Se da una parte mi aspettavo quindi le difficoltà materiali dall’altra sono rimasta invece colpita dalla grande forza di questo paese sempre pronto a ricominciare e a risollevarsi nonostante le mille difficoltà.

Oggi come è il Paese? Oltre alla povertà, al terremoto di alcuni anni fa, c’è anche il Covid?
Oggi il paese vive un forte periodo di instabilità, da settembre 2019 infatti si sono susseguite manifestazioni di protesta nei confronti dell’attuale presidente, accusato di privilegiare gli interessi personali a quelli del paese, questo tra le altre cose ha impedito la normale apertura delle scuole, che è stata possibile solo a partire dal mese di dicembre. Con circa un mese di “ritardo” rispetto all’Italia, il 19 Marzo 2020, è stato accertato il primo caso di Covid 19 ad Haiti che ha nuovamente bloccato tutte le attività. Per la popolazione non è stato facile adottare le misure preventive atte ad impedire la diffusione del virus, sia per le fragili e difficili condizioni in cui vive la maggioranza della popolazione sia per la diffidenza verso le strutture sanitarie (inadeguate e prive di mezzi) e verso l’esistenza stessa della malattia.

Come possiamo aiutare una realtà così lontana?
Innanzitutto parlandone perchè spesso non si sa nulla su Haiti nemmeno dove è collocata nella geografia del mondo (Haiti non è Tahiti) e poi sostenendo a vario titolo le diverse realtà che in essa operano.

Che cosa manca principalmente da quelle parti?
Haiti è al 163° posto su 188 Paesi presi in considerazione dall’ultimo “Rapporto sullo sviluppo umano” del 2016. È il Paese più povero dell’America, con l’80% della popolazione che vive al di sotto della soglia della povertà e il 50% che vive in condizioni di povertà estrema. Nel quartiere dove abitiamo non esiste un sistema idrico-fognario, la corrente elettrica è presente solo per poche ore durante la giornata (e non viene comunque garantita quotidianamente), le abitazioni sono spesso ammassate tra loro, impedendo qualsiasi tipo di distanza sociale, e costituite da un unico locale all’interno del quale vivono 5-7 persone. Anche l’accesso alle cure sanitarie e all’istruzione non è, purtroppo, un diritto per tutti.

Ci racconti un episodio che l’ha particolarmente colpita o una persona che le ha insegnato molto…
Ogni giorno quando passo negli stretti vicoli della citè per andare a Kay chal incontro tanti dei “bambini restavek” che frequentano il centro: alcuni spingono carriole strapiene, altri portano secchi d’acqua sulla testa ed altri ancora accompagnano i bimbi più piccoli a scuola….poi arrivano da noi… Si siedono insieme per ripassare le lezioni, giocano a calcio, saltano la corda. Dalle 8 alle 12 mentre sono a kay chal possono essere dei bambini e la loro gioia ed i loro sorrisi nel farlo mi colpiscono sempre. Quando suona la campanella che segna la fine delle lezioni ci salutiamo ed una volta superato il cancello del centro tornano ad essere degli adulti su cui spesso gravano le incombenze più faticose. Una persona che poi mi ha insegnato molto è certamente suor Luisa. Il suo “prendersi cura” di chi suona alla sua porta, la sua attenzione e disponibilità verso gli altri sono ogni giorno per me un esempio di cosa significhi esserci per gli altri e condividere realmente con loro un cammino.

Vive nella comunità di suore, quali precisamente?
Condivido la mia quotidianità ad Haiti con suor Luisa Dell’Orto che appartiene alla Congregazione delle Piccole sorelle del Vangelo, ispirate alla spiritualità di Charles de Foucauld e presenti ad Haiti dal 1987.

S.F.



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