LOMAGNA, LA VITTORIA DEL PARCO SUL TAGLIO DEGLI ALBERI

Riceviamo e pubblichiamo il comunicato stampa del Comitato La Vittoria del parco in merito all’abbattimento di 35 alberi a Lomagna.

A parole, e nei programmi elettorali, i nostri sindaci e gli amministratori sono tutti ambientalisti, amanti del verde e della natura, talmente preoccupati del benessere dei loro concittadini da non poterci dormire la notte, la realtà nei fatti e negli atti è tutta un’altra storia. Nonostante il pensiero ecologista sia in circolazione da più di settant’anni, qui e altrove si cade dal pero.
In Italia non conta aver fondato l’articolo 1 della Costituzione sul lavoro, contano le fondamenta degli edifici da costruire, i diritti della proprietà immobiliare rendono nullo l’art. 42 della Costituzione dove recita: “…La proprietà privata è riconosciuta e garantita dalla legge, che ne determina i modi di acquisto, di godimento e i limiti allo scopo di assicurarne la funzione sociale e di renderla accessibile a tutti”.
Per renderci conto della funzione sociale delle proprietà immobiliari basta guardarsi intorno. I capannoni, spesso vuoti, hanno preso il posto delle colture, le palazzine e le villette a schiera hanno sterminato gli alberi, i parcheggi hanno invaso i parchi, i centri commerciali hanno ucciso la socialità dei centri cittadini. Per fermarci solo all’edilizia.
Chi ha permesso, chi permette ancora, tutto questo? Risposta facile per i sindaci di qualsiasi colore politico: la colpa è sempre dei predecessori, di qualsiasi colore politico. Chi governa, spesso e volentieri, quando si trova a dover scegliere tra il bene comune e gli interessi potenti delle proprietà immobiliari o di altre specie, alza le braccia, non può farci né cambiare niente, hanno le sempre mani legate, anche se questo cozza visibilmente con le mirabilia promesse in campagna elettorale, quando sembrava volessero e potessero cambiare il mondo.
E invece potrebbero fare molto, perché ciò che è stato deciso, come loro dicono, molti anni prima, alla luce dell’attuale emergenza climatica dovrebbe essere fermato, qualsiasi azione nociva per il suolo, l’aria, le persone, gli animali, nel campo edilizio o produttivo deve, già da anni, essere compatibile con gli obbiettivi presi in campo internazionale. Non è perché si vive lontano da Parigi, dove, nel 2015 si è deciso come e di quanto ridurre la nostra impronta ecologica, affinché non ci si avvii verso la catastrofe climatica, possiamo far finta di niente.
Sappiamo bene che le entrate dei Comuni dipendono in gran parte dagli oneri di urbanizzazione, ma chiedere risorse al governo centrale per i piani di transizione ecologica, tra l’altro ormai obbligatori, al posto di sottostare o peggio condividere i vari patti di stabilità, dovrebbe essere un dovere per ogni Amministrazione che si rispetti. E allora bisognerebbe rimettere mano a tutte quelle pratiche che danno diritti non più sostenibili, e sapere dire di no.
L’ultimo caso, nella nostra zona, è quello del Comune di Lomagna, dove al costruttore di sei villette è stato permesso, con le motivazioni di cui sopra, di tagliare 35 grandi alberi nel terreno da edificare.
Al sindaco di Lomagna Cristina Citterio, al vicesindaco, nonché sindaco predecessore per dieci anni, Stefano Fumagalli, a Simone Comi, assessore all’ambiente, anche lui un predecessore, e poi ai sindaci di Cernusco, Osnago, Merate, ecc. di qualsiasi colore politico, diciamo che non è più possibile permettere che si taglino gli alberi né per costruire qualsivoglia cosa né per fare piazze di discutibili bellezze, o per altri strampalati motivi.
Non contano più i diritti di un passato di scempi ma quelli delle future generazioni se vogliamo che la vita continui su questa terra.
Ormai i 35 alberi di Lomagna non ci sono più assieme alle altre centinaia abbattuti in questi ultimi anni nei nostri Comuni. Ci si giustifica dicendo che sono malati, qualche volta è vero, ma perché vittime dell’incuria di chi li ha destinati a una fine certa. Agli acquirenti delle villette di Lomagna daranno il loro quadratino di prato all’inglese e il loro “posto al sole” nel vero senso della parola. Gli uccelli non avranno più i loro nidi.

Comitato “La Vittoria del Parco”
Cernusco Lombardone



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