LOMAGNA, L’ULTIMO SALUTO A SUOR LUISA

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Nella mattinata di sabato 23 luglio, giornata di lutto cittadino, una folla di persone ha gremito il Parco Verde per la celebrazione del funerale di suor Luisa Dell’Orto, la missionaria delle Piccole Sorelle del Vangelo, originaria del paese, uccisa il 25 giugno in un agguato ad Haiti dove operava da vent’anni. La celebrazione animata dal coro parrocchiale con una rappresentanza degli animatori di Kai Chal dove suor Luisa operava in Haiti, ha visto impegnati nel servizio d’ordine la Polizia locale e di Stato, la Protezione Civile, i volontari del soccorso e numerosi volontari della parrocchia e del Comune.
Prima della funzione religiosa la recita del rosario da parte dell’ex parroco di Lomagna don Lorenzo Radaelli, che ha poi concelebrato le esequie, officiate da monsignor Luigi Stucchi, con il fratello di suor Luisa il padre barnabita Giuseppe Dell’Orto, il parroco di Lomagna don Andrea Restelli, il decano del decanato di Merate don Fabio Biancaniello, il diacono permanente Davide Canepa, i molti sacerdoti e le consacrate e consorelle che hanno voluto essere presenti all’estremo saluto.

Accanto ai parenti anche numerosi esponenti del mondo del volontariato e molte autorità civili tra le quali il sindaco di Lomagna Cristina Citterio e il Consiglio comunale, vari sindaci e/o vicesindaci del territorio, il sindaco del Consiglio sovracomunale dei ragazzi, la presidente della Provincia di Lecco Alessandra Hofmann, l’onorevole Gian Mario Fragomeli, il consigliere regionale Raffaele Straniero, gli esponenti delle forze dell’ordine e l’ambasciatore di Haiti presso la Santa Sede.
Ad inizio celebrazione sono stati letti i messaggi fatti pervenire dalle autorità religiose.
Il primo dell’arcivescovo di Milano Mario Delpini: «La sua vita è stata benedizione nella pratica mite della carità, nello stile semplice della fraternità con le persone ferite, sole, povere, nell’intelligente ricerca della verità sulle vie tortuose, affascinanti, talora interrotte e rassegnate della sapienza umana e nella sequela docile della rivelazione inerme di colui che è via, verità e vita. Dobbiamo credere che ha seminato negli assassini una parola di perdono, un invito a conversione, una testimonianza perché l’umanità non sia indotta a disperare di sé stessa constatando la cattiveria ingiustificata e la violenza irragionevole. Il ricordo della sua via, lo strazio della sua morte e la gloria della sua partecipazione al mistero di Gesù siano benedizione».
Il secondo del presidente della Conferenza Episcopale Italiana, cardinale Matteo Maria Zuppi: «Non si è mai risparmiata, ha amato con semplicità e fedeltà sino alla fine. Portiamo negli occhi e nel cuore il suo sguardo dolce e forte. Ha guardato con gli occhi di Gesù i poveri e ce li ha fatti guardare, conoscere ed amare. Noi custodiamo la sua umiltà come una lezione di vita che ci ammonisce a non perdere tempo, a non riempirci di affanni che svuotano il cuore, a esserci, a scegliere di amare, a pregare. Luisa sei stata pronta a tutto, hai accettato tutto per amore, la volontà del Padre si è compiuta in te, hai affidato l’anima tua alle sue mani senza riserve con infinita fiducia perché ti ha amato, Lo hai amato, ti ama per sempre».
Durante l’omelia monsignor Stucchi ha citato il donare la propria vita senza condizione per servire i fratelli e le sorelle, imitando Gesù fino al martirio, offrendo la fedeltà a Lui: «È morta uccisa, l’angelo dei bambini, povera tra i poveri, non pensando a sé stessa ma donandosi per i più piccoli, fragili, deboli, gli ultimi della terra in cui Gesù stesso vuole sempre essere riconosciuto. È questa la via della giustizia e della pace per la dignità umana di tutti. La sua è vita esemplare e donata che parla a tutte le genti, a tutta l’umanità, con i fatti e che genera speranza e infonde carità, è missione a tutto campo. Luisa grida con la vita e con la morte, con il silenzio e senza armi, che è bello donare la vita per gli altri, perché così è vita per sempre e vita per tutti. Come i martiri è essa stessa seme di bene, di giustizia, di fraternità, di pace. Non saranno le armi a darci futuro, giustizia e pace ma persone armate interiormente».

Dopo la lettura di diversi ricordi e testimonianze di autorità religiose e civili, dei parenti e di volontari che hanno vissuto con suor Luisa a celebrazione conclusa, il parroco don Andrea ha ringraziato tutti riprendendo le parole dei parenti e ha aggiunto: «Il primo grazie riconoscente va a suor Luisa. Se siamo qui, è per lei. Continuiamo a pregare per suor Luisa. Io sono uno dei pochi che non l’ha conosciuta fisicamente: sono arrivato a fare il parroco con 15 giorni di ritardo rispetto alla sua ultima partenza, ma faccio parte di questa schiera di uomini e donne che può trarre frutto e insegnamento dalla sua testimonianza. Credo che dobbiamo lasciarci chiedendoci: che cosa questo fatto del martirio di suor Luisa ha da insegnare alla nostra vita, che cosa, questo seme versato nella terra, che è il suo sangue, ha da consegnare come frutto per la nostra esistenza, anche ai più giovani che possono avere in lei un esempio e una testimonianza grande».
Il feretro di suor Luisa è stato poi accompagnato in corteo fino al camposanto locale ove la salma ora riposa con i genitori.

V.S.



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