LOMAGNA, QUARTA GIORNATA DEL FESTIVAL KENBE FÈM 2025

La quarta e ultima giornata della seconda edizione del Festival Kenbe Fèm in memoria di suor Luisa Dell’Orto è iniziata nella mattinata di domenica 12 ottobre presso la chiesa parrocchiale con la Messa delle 10.30, presieduta da don Andrea Conocchia, parroco di Torvajanica, durante la quale gli è stato consegnato il Premio Kenbe Fèm. Rimandata invece la consegna di un secondo premio a suor Genevieve Jeanningros delle Piccole Sorelle di Gesù come suor Luisa; cara amica di papa Francesco,  ha dato con don Conocchia vita a una pastorale di accoglienza per persone transgender e ha vissuto per anni accanto alla comunità Lgbtq+ e ai giostrai del Luna Park di Ostia Lido. La religiosa, infatti, non ha potuto essere presente fisicamente al Festival.
Durante l’omelia don Conocchia, dopo aver ricordato suor Luisa e suor Genevieve come sante dei nostri giorni, una già in paradiso, l’altra vivente, ha richiamato le Letture del giorno.
«Ricordiamo che il Signore raduna tutte le genti, apre loro il cuore senza discriminazioni o pregiudizi. Chi ci è accanto, chi ci è vicino è amico di vita, amico di viaggio. Tutti facciamo l’esperienza dell’amore, della misericordia, che sono più grandi dei nostri peccati e delle nostre fragilità. E’ il tesoro, la perla preziosa. Nella rete siamo tutti dentro: tutti abbiamo in noi stessi sia il buono sia il cattivo, ma il Signore continua a perdonarci. Chiediamo di poterlo testimoniare reciprocamente attraverso l’apertura verso tutti, la solidarietà perché siamo tutti fratelli».
Don Conocchia ha poi ricordato come la Provvidenza durante il periodo Covid gli abbia mandato transgender e prostitute di cui ha iniziato a occuparsi.
Al termine della celebrazione il parroco don Andrea Restelli, dopo aver ringraziato ancora una volta Comune, sponsor, associazioni e singoli intervenuti e volontari del festival, ha consegnato a don Conocchia il premio Kenbe Fèm per il suo operato di testimone di speranza nelle periferie esistenziali di aiuto a livello materiale, medico, psicologico e giuridico per transgender e prostitute nella periferia di Roma. Don Conocchia ha ringraziato, commosso, per il premio richiamando alla mente tutte le persone che hanno suonato al suo campanello e ha ricordato tre di loro già in paradiso: l’una non rivoluta dalla famiglia neppure da morta; l’altra di cui nessuno ha mai reclamato la salma; l’altra, alla quale papa Francesco scriveva quotidianamente, ricongiunta all’estero alla sua famiglia per il funerale tramite l’Elemosineria Vaticana.
«Le periferie, i piccoli, gli scartati stanno dentro il Vangelo perché Gesù ha detto che quello che avete fatto a loro l’avete fatto a me – le ultime parole di don Conocchia – La misericordia, l’amore, l’accoglienza sono segni concreti di speranza».

Alle 15.30, nella sala della comunità il parroco ha introdotto il coro Elikya, che significa Speranza, che insieme a Don Canocchia sono stati i protagonisti dell’incontro Testimoni di speranza… nell’accoglienza. Coinvolgente e sorprendente il coro interculturale, nato nel 2010 grazie al maestro Raymond Bahati, psicologo, nato e cresciuto nella Repubblica democratica del Congo. Il coro con finalità di promozione umana, cultural e sociale sostiene il progetto Pakapaka, una scuola di canto e musica per i bambini di strada in Kinshasa, e insieme all’arcidiocesi di Milano ha istituito il premio Fuoco Dentro. Emozionante l’intervento di don Conocchia; il prete ha raccontato il suo primo incontro con donne transessuali che si erano rivolte alla parrocchia di Torvaianica, in cerca di aiuto nel periodo del Covid insieme a tantissime altre persone. Grazie al suo impegno ha potuto aiutare moltissime persone trans, lesbiche, omosessuali che ha portato anche in udienza da papa Francesco, che l’ha sempre sostenuto nel suo operato così delicato e impegnativo, rivolgendogli parole di incoraggiamento e di ringraziamento. Misericordia, coraggio e profezia sono le parole che il prete ha ripetuto spesso nel suo intervento, sottolineando anche l’importanza dell’accoglienza di tutti senza giudicare nessuno.

V.S. e S.B.



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