MERATE, IL DOTTOR PANZERI INCONTRA GLI STUDENTI DEL VIGANÒ

jakob panzeri

Venerdì 24 aprile i ragazzi dell’Istituto Viganò di Merate hanno potuto ascoltare in diretta Youtube la testimonianza del dottore Jakob Panzeri, 28enne di Lomagna, abilitatosi dopo un tirocinio al Mandic, risultato positivo al Covid19, dopo essere rimasto contagiato sul lavoro.
Un’occasione importante per gli studenti, circa 500, per ascoltare le sue conoscenze di medico e la sua testimonianza di malato.
«Sono orgoglioso di essere medico in un Paese con una sanità pubblica, aperta a tutti – ha voluto ribadire Panzeri – Ci sono, sì, dei problemi che vanno risolti come aumentare il personale e snellire la burocrazia».
L’esperienza raccontata anche ai microfoni della Rai ha suscitato diverse domande tra gli studenti presenti.
Il tutto è cominciato all’ospedale di Cantù il 24 marzo; dopo il tampone risultato positivo, Panzeri è stato trasferito all’ospedale di Como dove è stato ricoverato per 14 giorni.
«Il giorno più bello non è stato quando sono stato dimesso, ma quando mi hanno tolto la maschera di Venturi utilizzata per darmi ossigeno, perchè avevo capito che potevo respirare da solo: una seconda rinascita per me. Io sono stato fortunato – ammette il medico – ma molti miei colleghi non ce l’hanno fatta: a oggi 148. Ne conoscevo alcuni e ne voglio ricordare due: Italo Nosari e Roberto Stella».
Non sono mancati dettagli sul virus, l’origine e le possibili soluzioni di fronte a questa terribile pandemia.
«A oggi ci sono dati incoraggianti,  ma invito ancora tutti voi a restare in casa e rispettare le regole; non c’è libertà senza sacrificio, se rispettiamo le regole questa oscurità passerà e torneremo più forti di prima».
La speranza è oggi il vaccino. E’ in corso una sperimentazione su 500 esseri umani volontari sani nel Regno Unito, con alcune dosi prodotte a Pomezia. In base ai risultati degli studi si capirà se questo vaccino sperimentale sia funzionale oppure no. Così come la plasma terapia in sperimentazione presso il policlinico di Pavia e di Mantova, dove si preleva il plasma del sangue dei soggetti guariti per curare chi è ancora ammalato.
Non ci sono certezze sul Covid19, nemmeno sull’identità del paziente 0,  ma ipotesi e molta speranza: soprattutto che questa situazione porti tutti noi ad affrontare la vita in modo diverso.

D.V.



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