Daniele Lorenzet (nella foto) è da poco diventato presidente della Fabio Sassi, subentrando ad Albino Garavaglia (insieme nella foto),
ma il periodo che ha davanti a sé non è certo facile per lui e per l’associazione. Il Covid ha costretto a dei cambiamenti che riguardano un po’ tutti, volontari compresi i quali hanno dovuto sospendere il loro servizio assistenziale. Abbiamo rivolto alcune domande al neo presidente per capire meglio la situazione attuale dell’associazione e quali siano realmente queste difficoltà.
Lei è da poco diventato il presidente della Fabio Sassi, ma certamente ha trovato alcune difficoltà dovute al periodo che stiamo vivendo. Ci può dire quali sono?
L’essere entrato in carica il 26 settembre non è stato sicuramente il momento migliore; ma sapevo che in ogni caso tutti i momenti sarebbero stati difficili e impegnativi. Diventare presidente dopo chi mi ha preceduto è un vantaggio perché hanno tracciato la strada da seguire, difficile perché si deve cercare di non uscire di strada e continuare a fare le cose bene come hanno fatto loro. Quello che stiamo vivendo in questo anno è un periodo, ormai lungo, molto particolare (per non dire difficile). Dal punto di vista organizzativo è cambiato tutto: blocco di tutti i volontari (tutti i servizi che sono normalmente effettuati) con le principali conseguenze sull’hospice (senza i volontari lo staff sanitario si è visto impegnato anche in lavori che prima erano svolti dai Volontari). Uno dei pensieri più “pesanti” è sicuramente il bilancio. Mentre le nostre entrate (la quota giornaliera per ospite che ci è riconosciuta dalla Regione e che copre solo i 2/3 del costo giornaliero per stanza, le donazioni…) sono diminuite, così sono aumentati i costi: gli acquisti dei dpi, l’aumentare delle spese per le pulizie e sanificazioni, ecc.
Che cosa ha dovuto fare l’associazione per adeguarsi alle normative Covid?
Abbiamo dovuto continuare a aggiornare i protocolli per l’interno e per l’esterno (le regole per accettare i parenti, i fornitori); anche in questi giorni siamo intervenuti per adattare i nostri “comportamenti” all’ultima delibera regionale. Abbiamo dovuto adattarci alle nuove regole per l’accettazione dei pazienti, con la Regione che ci aveva equiparato alle Rsa: noi non abbiamo questi tempi. Così sono diminuiti anche gli accessi dei pazienti anche perché i loro parenti avevano paura di non poterli vedere più come succedeva (e succede) negli ospedali o nelle Rsa, mentre invece noi abbiamo sempre fatto in modo che nessuno rimanesse solo. Devo dire un grosso grazie allo Staff sanitario, senza dimenticare il personale per le pulizie e quello della cucina, guidato fino alla fine di settembre dalla dottoressa Cristina Sesana e dalla coordinatrice delle infermiere Daniela Orlandini. Alla dottoressa Sesana è subentrata dall’1 ottobre la dottoressa Luisa Nervi, pronta ad affrontare la seconda ondata del Covid. La dottoressa Nervi è un ritorno, avendo già lavorato per due anni all’hospice e questo è stato sicuramente un vantaggio in quanto ha potuto iniziare subito a “immergersi” nel nuovo incarico conoscendo molto bene l’ambiente.
Come operano oggi i volontari dell’associazione?
Dopo il blocco del servizio di tutti i volontari (assistenza domiciliare, accoglienza e assistenza hospice e assistenza Sla presso il reparto zero di Villa dei Cedri) da luglio abbiamo riaperto al servizio dei volontari solo per quanto riguarda l’accoglienza; ci siamo organizzati con due turni da quattro ore l’uno (10-14 e 14-18).
I volontari disponibili sono circa 30 (appartengono ai gruppi assistenza e accoglienza), che oltre ai compiti di apertura porta a parenti e fornitori, rispondere alle telefonate, sono stati formati anche per fare il triage iniziale ai visitatori. È una attività molto importante perché permette allo staff sanitario di seguire esclusivamente gli ospiti senza essere distratti da altri compiti.
È ancora possibile seguire i malati in hospice? E in che modo?
I malati continuiamo a seguirli con la massima attenzione, umanità che ha sempre contraddistinto il nostro hospice; attenzione che è rivolta non solo ai malati, ma anche ai loro parenti. Proprio per questo posso dire che non c’è mai stato un attimo in cui i malati siano stati seguiti con meno attenzione, anzi forse abbiamo ulteriormente aumentato la nostra cura verso di loro.
I famigliari dei pazienti possono andare a trovarli?
In tutti questi mesi abbiamo sempre cercato di non fare mancare il supporto dei parenti agli Ospiti, ma anche viceversa. Ovviamente, anche adesso dopo l’ultima delibera regionale, con molte restrizioni rispetto a prima: abbiamo dovuto mettere un orario di ingresso (dalle 10 alle 18 in modo da potere permettere al personale delle pulizie di fare due sanificazioni al giorno), possiamo fare entrare un solo parente al giorno per ogni ospite (da un elenco di persone che viene richiesto in fase di ricovero). Il loro ingresso è concesso solo seguendo le rigide regole imposte dai protocolli di sicurezza; l’associazione provvede a fornire per ogni visita i dpi necessari (sovra-camice, gel disinfettante presente in tutte le camere, triage di ingresso)
I pazienti ricoverati riescono a percepire la mancata vicinanza dei volontari?
Sicuramente percepiscono l’assenza dei volontari quei pazienti che erano già stati ricoverati da noi e che quindi hanno potuto vedere che tipo di servizio veniva fornito. Lo staff sanitario (medici, infermiere e OSS) invece lo percepiscono e sperano in un rientro completo a breve. Purtroppo i pazienti e i loro parenti non hanno quella compagnia, quello scambio di parole che è opera dei volontari, il non farli mai sentire soli.
Quali sono i volontari che possono prestare la loro opera in questo periodo?
Abbiamo chiesto la disponibilità dei volontari con meno di 70 anni per fare il servizio di accoglienza indipendentemente da quello che facevano prima del Covid e la risposta è stata alta pur avendo una serie di regole da seguire fra cui frequentare i corsi che la Regione richiede in questo periodo per sapere come comportarsi in fase di pandemia. E questa è la dimostrazione dell’attaccamento dei volontari all’associazione, e in molti mi scrivono di come manchino le ore di servizio, del vedersi fra di noi. Per cercare di restare uniti ho anche iniziato a scrivere un “Diario dall’Hospice” il 13 marzo; sono delle mail giornaliere che invio a tutti i volontari sulla situazione che stiamo vivendo e non si fermano a un puro resoconto di quanti ospiti ci sono e basta. In molti casi ho avuto delle risposte che ho riportato nelle giornate seguenti o che mi hanno dato lo spunto per proseguire a scrivere il diario. Spero che finisca presto: vuol dire che ricominciamo a vivere normalmente, sicuramente in un modo nuovo.
Ci sono limitazioni anche per la raccolta fondi?
Ovviamente si; molte iniziative sono state bloccate: cene, Torneo Triangolare organizzato dai Carabinieri in memoria del Brigadiere Capo Tino Triolo, che era stato uno degli ospiti de Il Nespolo, la sfilata di moda La solidarietà sfila in passerella, la camminata Fabio Sassi in cammino, la cena di Natale: tante iniziative che ci permettevano di raccogliere fondi. Stiamo cercando di ovviare a queste mancanze cercando di essere più presenti nel mondo dei social. Le donazioni ci sono sempre ma in maniera più limitata rispetto agli anni scorsi (a fine ottobre abbiamo circa 200.000 euro in meno rispetto al 2019), in quanto oltre alla mancanza di eventi (come ho detto prima) le persone si sono indirizzate in questi mesi a donare agli ospedali o alla Protezione Civile che sono stati in prima linea nel combattere il virus in vari modi. Non posso dimenticarmi che in questo periodo sia aziende che privati ci hanno donato dei dpi, quali mascherine e camici. Oltre alle iniziative per la raccolta fondi, vorrei però anche segnalare che non abbiamo potuto fare gli incontri sul territorio per fare conoscere l’importanza delle cure palliative e quindi presentare ancora meglio il ruolo della nostra associazione.
E per quanto riguarda i mercatini, ci saranno ancora?
È nostra intenzione riprendere appena possibile l’attività dei mercatini; sono un valido strumento per avere contatto con il territorio e per farci conoscere da chi non ci conosce ancora. Vorrei ricordare anche che questo secondo lockdown (anche se con caratteristiche diverse dal primo) sta complicando, se non rendendolo quasi impossibile, la distribuzione del notiziario Informa che in ogni caso sarà pubblicato entro pochi giorni sul nostro sito (www.fabiosassi.it).
Avete anche cambiato la vostra sede. Per chi deve rivolgersi a voi, dove vi troviamo?
Durante il mese di dicembre formalizzeremo il cambio degli Uffici, che dovrebbero rimanere all’interno dell’ospedale Mandic. Per il momento abbiamo spostato le segreteria presso l’hospice mentre i numeri di telefono sono sempre collegati. Credo sia inutile dire che stiamo aspettando con ansia il momento in cui potremo ripartire con i volontari (sapendo che non sarà come prima e che le attenzioni per la sicurezza dovranno essere ancora di più molto forti) e con tutti i servizi (oltre all’assistenza/accoglienza per domiciliare, hospice e sla, non posso dimenticarmi del contributo che danno a livello “servizi, come l taglio dell’erba o piccole manutenzioni, amministrativo, raccolta fondi, ecc.). Nello stesso tempo però non siamo fermi: accennavo come ci stiamo aprendo sempre più al mondo social e aggiornando il nostro sito; stiamo organizzando la ripresa della formazione; vogliamo iniziare a pensare a un corso per nuovi Volontari. Nello stesso tempo il gruppo Sla sta portando avanti il progetto Comunicare è un gioco da ragazzi, un importante strumento per facilitare la comunicazione non solo degli ammalati SLA ma di tutte quelle persone con difficoltà comunicative: basta un pc e per il momento una barra oculare; gli sviluppi vanno avanti. Sono passati solo i primi 31 anni di Associazione e con la tenacia che ci ha sempre contraddistinti siamo pronti per altre enne volte 31, continuando a migliorare tenendo come nostro faro la dignità delle Persone fino all’ultimo. Colgo l’occasione per augurare a tutti i vostri lettori un buon Natale, sarà un Natale differente ma sicuramente molto significativo dopo tutto quello che abbiamo passato e che, purtroppo, non abbiamo ancora finito di passare.
