Silvana Ferrario nasce e vive in Brianza dove da anni è impegnata in diverse realtà sociali. Ha sempre avuto la passione per la scrittura, dei viaggi e della fotografia. Firma della redazione di Dentro&Fuori, direttore responsabile del periodico Germogli di vita del Centro aiuto alla vita di Vimercate e membro della Commissione biblioteca di Cernusco, ha fatto della sua scrittura il mezzo per potersi dedicare al volontariato e sostenere diverse realtà. In questa intervista ci racconta come la scrittura ha preso corpo diventando un libro, che è possibile acquistare anche presso la nostra sede e il cui ricavato andrà in beneficenza.
Silvana, ci può raccontare da dove nasce la sua passione per la scrittura?
Per prima cosa mi piace ascoltare. Da piccola ascoltavo mio nonno che mi raccontava le sue avventure di personaggio con la divisa, la vita a Cernusco… La scrittura nasce dal desiderio di raccontare quanto hai sentito, visto, letto. Ho sempre avuto questa passione: il primo romanzo l’ho iniziato quando ero in collegio dalle Dame Inglesi, avevo dodici anni. Non l’ho mai terminato però.
Come ha capito che la sua passione per la scrittura avrebbe potuto essere una possibilità per operare nel mondo del sociale?
Per alcuni anni ho collaborato con il Giornale di Merate e acquisito la capacità di sintesi. E’ stata una buona scuola: ho unito la scrittura creativa al linguaggio diretto e immediato della cronaca. Il mio dopo infatti era quello di dedicarmi al volontariato nell’ambito della comunicazione e nel contempo partecipare ai vari concorsi letterari. Nella comunicazione sociale mi introdusse Maria Adele Dell’Orto, allora assistente sociale all’Istituto geriatrico Frisia che mi chiese di realizzare un giornalino con alcuni ospiti della struttura. L’ho fatto per anni e avevamo un bel gruppetto di persone che raccontavano le loro storie di vita. È stata un’esperienza molto positiva per loro e per me. Più tardi, sempre Maria Adele mi chiese di organizzare il periodico per il Centro di Aiuto alla Vita di Vimercate, come indicato dall’allora cardinale Carlo Maria Martini che, in un precedente convegno con i delegati, chiedeva loro di diffondere anche la cultura della vita. Ho accettato ed è partita l’avventura di Germogli di Vita che si occupa ancora oggi di vita nascente. E’ stata un’esperienza che mi ha arricchito molto e ha consolidato in me valori in cui già credevo.
Dal 1992 a oggi ha avuto diversi riconoscimenti e premi letterari, per poesie e racconti brevi come quello ricevuto nel 2018, III° Premio Concorso letterario Città di Arcore con il racconto Campane a festa, pubblicato anche in un inserto di D&F. Ma scrivere un libro richiede un impegno del tutto diverso, giusto?
Sì certamente, infatti ho pubblicato solo Sconosciuto gli altri due sono terminati da tempo, ma rimangono ancora nel cassetto, nonostante uno dei due abbia avuto una segnalazione proprio al concorso per romanzi inediti di Arcore.
Da dove nasce l’idea del suo romanzo intitolato Sconosciuto edito da Mama per la collana Sentieri?
L’idea è nata alla festa dell’Inti Raymi nel 2011 a Cusco in Perù. E’ una festa annuale che si rifà agli Inca ed è ricca di folklore e di gente arrivata da tutto il mondo. Quell’anno poi erano anche i 100 anni dalla scoperta del Machu Picchu da parte dell’americano Hiran Bingham. Il sole dei 3500 metri era troppo forte, così mi sono rifugiata dietro le tribune da dove ho scattato una foto che ho definito “scatto di piedi” (sotto nella galleria ndr), cercando di indovinare a chi appartenessero le scarpe che avevo davanti. La trama del racconto l’avevo già in mente e per tutti questi anni, a parte una lunga interruzione per motivi personali, mi sono documentata con libri e pubblicazioni, tra cui alcuni numeri del mensile Missioni della Consolata che ritengo molto interessanti per chi voglia farsi un’idea dei Paesi del mondo. Quando ho finito il manoscritto, l’ho fatto leggere a mia cognata e a una mia amica, entrambe ex docenti, che mi hanno spronata a pubblicarlo. Senza il loro incitamento forse non lo avrei mai fatto. Visto l’argomento, mi sono indirizzata da subito alla casa editrice Marna, ora facente parte del gruppo Velar, e da subito il consulente editoriale si è mostrato interessato ed è intervenuto dove riteneva fosse necessario. Pubblicare un libro non è semplice, anche dal punto di vista psicologico; ci si mette in gioco tra tantissimi autori conosciuti e le librerie sui cui bancali compaiono quasi esclusivamente solo nomi importanti della narrativa italiana e straniera.
Ci vuole raccontare in breve di cosa parla?
Inizialmente si parla di un viaggio in Perù, che i due protagonisti principali fanno separatamente e in modo diverso. Marta, italiana viaggia nella conoscenza delle persone, Joaquin spagnolo viaggia per trovare silenzio e concentrazione. Si incontreranno in una tappa del percorso e proveranno da subito un certo feeling visto che tutte e due condividono l’interesse per la fotografia e la sofferenza per la mancanza della figura paterna.
Possiamo sapere di che genere si tratta?
Si tratta di narrativa di fantasia, anche se dentro ci sono problematiche sociali importanti che potrebbero essere reali, specie in un prossimo futuro. Dico solo che l’argomento di per sé è serio, ma la narrazione è intrigante e non manca l’ironia nei dialoghi. Non posso andare oltre, altrimenti svelerei troppo…
Dov’è possibile acquistare una copia del libro?
Ho lasciato delle copie alla sede de I bagai di binari in via Lecco a Cernusco. Però è disponibile anche nelle librerie, su richiesta.
S.B.




