Nella mattinata di mercoledì 4 novembre, a Montevecchia si è celebrata la Giornata dell’Unità Nazionale e delle Forze Armate iniziata con la Messa celebrata da don Luigi Colombo alla quale hanno partecipato per l’Amministrazione comunale il sindaco Ivan Pendeggia e il consigliere Oreste Rovelli, gli Alpini e i fedeli.
Nell’omelia il sacerdote ha citato la prima enciclica di papa Leone XIV, Magnifica Humanitas, in particolare il capitolo 5 che richiama la virtù cristiana nel tempo della guerra e afferma che l’intelligenza artificiale non deve servire alla guerra, ma la carità e il dialogo devono ristabilire la comunione tra i popoli, anche quelli dimenticati.
Al termine della celebrazione, il corteo si è diretto al Monumento ai Caduti per la deposizione della corona, dove ha preso la parola il primo cittadino.
«Le parole dell’omelia sono state davvero toccanti, perché riguardano ciascuno di noi in ogni ambito della nostra vita. Don Luigi ha toccato l’animo mio e penso anche il vostro nel dire che dobbiamo essere caritatevoli» ha esordito il sindaco, sottolineando che la carità nasce dai rapporti di tutti i giorni, un concetto che ripete ogni 4 Novembre ma che andrebbe ripetuto ogni giorno. I rapporti umani, ha spiegato, devono essere fatti di parole di unione e non di divisione. Confrontarsi, ha proseguito, non significa imporre la propria idea ad amici, familiari o vicini di casa, ma affrontare insieme le differenze, cercando di capire il punto di vista dell’altro, con la sua vita e la sua esperienza. Ha poi ripreso il tema della pace, osservando che la frase “essere portatori di pace” è stata abusata negli ultimi anni e che la pace non si costruisce con la guerra. Nel mondo ci sono oltre cinquanta conflitti attivi, ma si parla sempre degli stessi perché dietro ci sono interessi economici. In chiusura, il ringraziamento al Corpo degli Alpini per la presenza e per la voglia di festeggiare il 4 Novembre, esempio di unione e di fatica che insieme dovrebbe portare a compimento la pace.
«Non abbiamo la bacchetta magica e nel mondo purtroppo le guerre continueranno, ma chiedo alla comunità di sotterrare le armi delle parole divisive nei rapporti con il prossimo» ha concluso Pendeggia.
A seguire la benedizione, l’Inno d’Italia e il canto Signore delle Cime intonato dagli Alpini, che ha creato un’atmosfera di commozione e raccoglimento, a suggellare un momento di unità per tutta la comunità.
M.C.















