Com’eri vestita? E’ il titolo della mostra inaugurata venerdì 28 novembre, presso Spazio Aperto a Osnago; allestita dall’artista Simona Toselli, nata a Monza ma residente a Cernusco Lombardone da diversi anni, è una delle iniziative patrocinate dal Comune di Osnago in occasione della settimana dedicata a riaccendere l’attenzione sulla tematica della violenza contro le donne che viene ricordata ogni anno a livello internazionale il 25 novembre.
A prendere per primo la parola è stato l’assessore alla Cultura Norberto Ambrosiano che ha proposto una riflessione su quanto sia ancora troppo diffusa questa mancanza di rispetto nei confronti della donna e di quanto sia necessario, soprattutto da parte degli uomini, impegnarsi a difendere i diritti delle donne che sono soprattutto diritti umani. E’ stata poi Maria Franca Ballocco a presentare la mostra a cui ha anche contribuito; si tratta di una mostra nata negli Stati Uniti nel 2014 che ha girato anche l’Italia grazie ad associazioni come Libere Sinergie e Amnesty International, una mostra itinerante che ha come obiettivo la denuncia della violenza sessuale attraverso l’esposizione simbolica di abiti indossati dalla vittime sopravvissute.
Dopo diverse tappe la mostra è giunta appunto a Osnago trovando una nuova reinterpretazione; Ballocco si è occupata della stesura delle storie delle donne vittime di molestie e di violenze, riportandole sulle cornici che fanno parte delle diverse installazioni, mentre Toselli si è occupata della parte creativa.
«Ho riproposto questa versione della mostra, con gli abiti soprattutto a terra, per sottolineare quanto venga calpestata la persona, la dignità di una donna vittima di violenza. Ho scelto quindi diversi simboli: i vestiti a terra, il filo rosso che unisce tutte le storie, che non è cosa stavano facendo, che non è il vestito che indossavano, ma è proprio il fatto che qualcuno gli abbia fatto qualcosa. Le teste cancellate sono il simbolo di quanto la violenza abbia cancellato della persona. Tante storie diverse, completamente diverse una dall’altra che mettono in evidenza che il discorso fondamentale non è tanto lei, la donna, ma lui, il suo carnefice» – le parole di Toselli.
Entrambi hanno cercato tra parenti e amiche gli abiti che sono serviti per allestire la mostra; in tante, sorelle, amiche, conoscenti hanno voluto donare i loro abiti per questa occasione così importante, quella appunto della lotto alla violenza. Alcune di queste erano presenti all’inaugurazione e sono rimaste molto colpite nel vedere i propri abiti a terra come simbolo appunto di violazione e di paura.
Toselli ha saputo entrare in punta di piedi e con grande sensibilità in una delle tematiche più dibattute e sentite da sempre; attraverso le sue installazioni ha saputo cogliere l’attimo dell’assenza di umanità che porta un uomo a compiere gesti violenti e impensabili, dando risalto anche al concetto di vittimizzazione secondaria.
S.B.









