OSNAGO, CONFERENZA SUL GIOCO D’AZZARDO CON IL CENTRO LAZZATI

Una serata per riflettere sul fenomeno del gioco d’azzardo quella organizzata venerdì 19 settembre in Sala don Sironi dal Centro socio-culturale Lazzati con la parrocchia e il patrocinio del Comune di Osnago. A salutare i presenti e a presentare e ringraziare gli ospiti, Canzio Dusi, membro del Centro Lazzati. moderatore della serata Paolo Brivio, ex sindaco di Osnago e membro dell’ufficio stampa di Caritas Ambrosiana, che ha dato la parola a Luciano Gualzetti, ex direttore di Caritas Ambrosiana, attuale presidente della Fondazione San Bernardino (nata nel 2004 per prevenire e contrastare sovraindebitamento e usura, offrendo consulenza a persone e famiglie in difficoltà finanziaria, sostenuta dalle Caritas delle diocesi lombarde), e della Consulta nazionale delle fondazioni antiusura, e Costanza Pestalozza, educatrice e counselor, operatrice dello Sportello dipendenze di Caritas Ambrosiana attivo dal 2015.
Brivio ha introdotto il tema presentando alcuni dati a livello nazionale e locale rispetto al gioco d’azzardo, online e fisico, facendo denotare una crescita esponenziale del fenomeno negli ultimi 20 anni. A livello nazionale dai 30 miliardi di euro del 2006 si è passati ai 157 miliardi di euro giocati in Italia nel 2024, con 21,6 miliardi di euro persi dai giocatori italiani nel 2024 e circa 20 milioni di italiani tra i 18 e gli 84 anni che hanno giocato d’azzardo nel 2022. Inoltre dal 2020, anno del Covid, è cresciuto esponenzialmente il gioco d’azzardo giocato online. Non meno inquietanti sono le statistiche raccolte da Caritas Ambrosiana a livello di diocesi di Milano, zone pastorali e singoli Comuni della diocesi: ad esempio nel decanato di Merate nel 2024 tra gioco d’azzardo online e fisico sono stati giocati 98,5 milioni di euro (di cui 10,6 milioni a Osnago) e ne sono stati persi 13,5 milioni (di cui 1,13 milioni a Osnago).
Gualzetti ha poi presentato il gioco d’azzardo come “fenomeno complesso, poliedrico, a doppia faccia, che è insieme causa ed effetto di impoverimento: tanto più uno si impoverisce, tanto più tenta la fortuna per risolvere i suoi problemi” e come ci siano giocatori sporadici e chi invece ricade in una vera e propria dipendenza. Gualzetti ha poi fatto un excursus dei decreti e delle riforme nazionali riguardanti il gioco d’azzardo e la sua regolamentazione, che negli ultimi anni sembrano aver gettato la responsabilità sui singoli giocatori stessi, e ha sottolineato il rapporto tra il gioco d’azzardo e gli utili a livello nazionale e locale. «Sembra ci sia quindi un’ipocrisia delle aziende e che il problema sia sottovalutato dallo stato» – ha concluso, ricordando come continui a esserci uno sviluppo parallelo del gioco d’azzardo legale e di quello illegale legato ad esempio alla criminalità organizzata.
Pestalozza ha sottolineato le caratteristiche del gioco d’azzardo e come sia ormai problema di tutti, non solo degli esperti: «La definizione di gioco per l’azzardo è fuorviante. L’azzardo non ha le caratteristiche del gioco: può dare eccitazione ed emozione ma per poter giocare si paga sempre, la posta in gioco è irreversibile e l’esito non è dato dalle competenze del singolo ma dal caso».
Ha poi continuato sottolineando come l’azzardo sia un tipo di prodotto che ha in sé pericolo, non sia un divertimento, possa diventare patologico, non abbia nessuna barriera (sempre a disposizione, anche sugli smartphone), sia un prodotto ipersolitario e veloce (si ha subito l’esito della giocata), e che a volte preveda riti dei singoli per influenzare gli esiti delle giocate. Ha poi delineato il profilo del giocatore d’azzardo patologico: persone, dapprima giocatori sociali, che non si accorgono di aver perso il controllo del gioco, tanto che l’aiuto viene chiesto spesso dai familiari (per lo più donne) che riconoscono per primi i segnali (mancanza denaro, continue assenze, dipendenza dal device), e sono poco riconoscibili poiché vengono da storie di normalità (infermieri, insegnanti, poliziotti, imprenditori, …). Pestalozza ha evidenziato come negli ultimi anni si siano riscontrate: una diminuzione dell’età dei giocatori d’azzardo; a volte nei giovani una multidipendenza correlata con cocaina e alcool; l’insospettabilità degli ambienti in cui nasce il fenomeno (ad esempio le scommesse sulle partite di calcio dei ragazzini).
Al termine del loro intervento, dopo le domande e il dibattito con il pubblico presente, Gualzetti e Pestalozza hanno sottolineato cosa sia possibile fare per cercare di contrastare il fenomeno: cercare di lavorare sullo stato, alzare l’attenzione come cittadini soprattutto su alcune fasce della popolazione (come i minori dai 12 anni e gli anziani) e aumentare le informazioni, la rete, le attività di sensibilizzazione. Alcuni esempi sono Vince chi smette, progetto e applicazione di Caritas Italiana per attivare percorsi di consapevolezza personali e comunitari contro l’azzardo, e Breaking the rules, gioco da tavolo in uscita a breve che mette in guardia dal gioco d’azzardo, nato dalla collaborazione tra Caritas e Taxi 1729, società di comunicazione della scienza.
A fine serata il parroco don Alessandro Fusetti ha ringraziato i relatori e i presenti, il Centro Lazzati per l’organizzazione e il Comune di Osnago per il patrocinio con il sindaco Felice Rocca, presente in sala.

V.S.

 



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