OSNAGO, I FUNERALI DI DON COSTANTINO

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Sabato 9 ottobre alle 10.30 si sono tenuti i funerali del parroco di Osnago don Costantino Prina, 74 anni, che si è spento giovedì 7 presso l’hospice Il Nespolo di Airuno.
A celebrare la funzione all’aperto l’arcivescovo di Milano Mario Delpini con monsignor Luigi Manganini, il vicario episcopale Maurizio Rolla e i sacerdoti del decanato di Merate, originari di Osnago e che hanno prestato servizio in parrocchia.
L’altare,  addobbato da Onoranze funebri Mattavelli, si affacciava sul cortile dell’oratorio con ai piedi la bara bianca e la foto dell’amato parroco sorridente, circondata dalle autorità civili, il sindaco di Osnago Paolo Brivio, Giulio Nava sindaco di Canzo, Flavio Polano di Malgrate, Cristina Citterio di Lomagna, il segretario Giovanni Balestra a nome del personale comunale, gli alpini,  la Protezione civile, le associazioni osnaghesi, Aido, Avis…   i parenti e numerosi parrocchiani.
La cerimonia si è aperta con le parole del cardinale Gianfranco Ravasi, nativo di Osnago, lette da monsignor Manganini: «Affido don Costantino nella preghiera; anche io lo incontrai come alunno per rivederlo in modo più continuo come parroco di Osnago nel 2007 proprio in concomitanza con il mio trasferimento a Roma; particolarmente emozionante è stato ascoltare telefonicamente il suo annuncio della sua fine imminente, offrendomi una testimonianza di serenità e abbandono fiducioso a Dio.  Ha fatto tanto come sacerdote con uno sguardo e parola di speranza a coloro che erano in difficoltà, dialogando con tante famiglie. Sono tracce che rimarranno dentro di noi. In questo momento di distacco e silenzio coloro che lo hanno amato e seguito possono incidere simbolicamente sulla sua tomba le parole del profeta Daniele: “I saggi risplenderanno come lo splendore del firmamento; coloro che avranno indotto molti alla giustizia risplenderanno come le stelle per sempre”».
Hanno fatto seguito le parole dell’ex arcivescovo di Milano Angelo Scola, nativo di Malgrate. «L’ho conosciuto dal 1991 al 2003 quando era parroco di Malgrate. Aveva una grande umiltà nella fede e generosità. Mi ha sempre impressionato la sua cura per gli ammalati, con cui passava momenti preziosi di tempo, come ha fatto con i miei genitori nella fase finale della loro vita. La sua finezza d’animo, la sua resistenza alle prove sono stati segno di dedizione a Gesù e alla comunità cristiana».
«Il prete vive di una vocazione; le sue scelte, i suoi umori sono risposta al Signore che chiama; non ha altro scopo nella vita che praticare la parola di Dio e annunciarla. Deve fare una cosa sola in sostanza: obbedire a Dio. Il criterio per giudicare il suo ministero spetta solo a Lui – ha detto l’arcivescovo Delpini durante l’omelia – Il prete è un uomo che risponde alla chiamata del Signore, che prepara la Pasqua… i nostri giudizi non contano. Spesso constata che il perdono e la speranza che offre non sono desiderati, si sente inutile, ma tenendo fisso lo sguardo su Gesù, sul crocefisso si conforta. Di don Costantino ognuno di noi ha molte cose da dire, un legame d’affetto, un aspetto che merita ammirazione, ma forse si può dire semplicemente così: è stato un prete, ha offerto il perdono dei peccati, ha fatto della sua vita e della sua morte un dono d’amore. E ora vuole dirci: accogliete il perdono, fate Pasqua, portate a compimento la vostra vocazione; ecco il suo messaggio che ci lascia. Il messaggio di un prete».
Al termine della cerimonia l’Arcivescovo ha desiderato esprimere la sua gratitudine ai sacerdoti della Diocesi, ai parrocchiani per la presenza, in particolare a don Lorenzo Maggioni e al decano don Fabio Biancaniello che lo ha accompagnato nell’ultimo periodo della malattia.
«Ora don Costantino prega per noi e ci accompagna nel nostro cammino» ha concluso prima di salutare i parenti del sacerdote.

Sono seguiti i sentiti ringraziamenti da parte di don Fabio, seguiti da alcune testimonianze.
«Tramite voi, vorrei far giungere i miei ringraziamenti all’Arcivescovo, a monsignor Rolla per la loro presenza e per don Costantino che non amava gesti plateali, ma che certo amava la sua Diocesi – ha dichiarato il sindaco di Osnago – Grazie a tutti coloro che hanno accompagnato don Costantino in questi mesi di malattia, Daniele Lorenzet, presidente della Fabio Sassi, suor Chiara Cani, Gianluigi Magni, la dottoressa Carla Magni. Un ricordo personale che ho risale al maggio del 2016, dopo l’aggressione che aveva subito in canonica da parte di due malviventi; ricordo le parole di papa Francesco che aveva detto proprio in quel giorno, parlando della vita di Gesù come una vita spezzata per gli altri.  Glielo avevo ricordato, dicendogli che aveva anticipato il messaggio del pontefice; don Costantino mi aveva sorriso e aveva minimizzato, ma mi aveva stupito perché non si era mai lasciato andare a parole di rabbia; il perdono lo aveva testimoniato coi fatti, riaprendo il filo dell’accoglienza e della riapertura versi i più poveri. Don Costantino aveva spezzato la sua vita a servizio degli altri, degli sconosciuti che bussavano alla sua porta; non compete a me giudicare il suo operato, ma credo abbiamo un debito nei confronti del nostro parroco perché è stato un riferimento centrale, con 14 anni di vita spezzata per noi».
Anche le insegnanti e il personale della scuola materna hanno voluto esprimere il loro grazie e il loro affetto per il parroco.
Gli adolescenti e i giovani dell’oratorio hanno voluto così ricordare il loro don: «Sei stato un prete della nostra infanzia e giovinezza, capace di infondere affetto in ognuno di noi. Di te vogliamo ricordare: le tue mani che ci hanno battezzato, dato la prima Comunione, al servizio della Messa delle persone, mani che ci hanno offerto caramelle, che ci salutavano la mattina prima di andare a scuola; la tua bocca con cui salutavi e ci chiedevi come stavamo, con cui pregavi e ci rimproveravi, ma che ci ha anche chiesto scusa; i tuoi occhi serene e sorridenti che hai affidato a Gesù. Il tuo cuore in cui ci hai fatto spazio per volerci bene, che ci hai donato per farci capire che Gesù ci ama. Grazie don per averci amato».
«Oggi non possiamo a fare ameno di ringraziare Dio e te per essere stato nostro pastore. Tre sono le parole dell’apostolo Paolo per ricordarti: fede, speranza e carità – è il ricordo commosso del Consiglio pastorale – Hai sempre saputo orientarci verso l’essenzialità della fede, oltre la concretezza del fare: preghiera, eucarestia e perdono i tre cardini su cui volevi basassimo la nostra vita. A volte non ti abbiamo compreso, non siamo stati alla tua altezza, ma ci hai comunque accompagnato e spronato a fare del nostro meglio. La carità è stata per te la dimensione quotidiana della vita, vissuta nella semplicità dell’accoglienza verso gli altri. Nel piccolo e nel grande. La speranza della vita eterna era per te una certezza su cui non mancavi mai di richiamare la nostra attenzione. Serenità e forza con cui hai affrontato la malattia. Hai saputo accompagnarci verso il Paradiso, da dove ci guiderai. Tu sei stato per noi un buon maestro e un buon esempio, il tuo seme continuerà a dare frutto nella nostra comunità».
Il corteo funebre è proseguito con ordine verso il cimitero, dove la salma, dopo la benedizione all’ingresso del camposanto, è stata tumulata nella cappella dei sacerdoti.

D.V., V.S. e S. B.



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