OSNAGO, IL CENTRO LAZZATI INCONTRA GIOVANNI BARBIERI

ll Centro socio–culturale Lazzati, in collaborazione con l’Azione Cattolica Ambrosiana, venerdì 21 novembre alle 21 presso il Centro parrocchiale osnaghese, ha proposto l’incontro dal titolo La geopolitica del disordine. L’Italia tra crisi globale, Mediterraneo allargato e nuovi sbocchi con il ricercatore del CRANEC dell’Università Cattolica del Sacro Cuore, Giovanni Barbieri.
A introdurre la serata geopolitica ed economica Canzio Dusi, membro del Centro Lazzati, che ha ringraziato per la disponibilità il relatore e ha portato i saluti del parroco don Alessandro Fusetti.
Barbieri, dopo aver ringraziato per l’invito, ha dapprima sottolineato come la geopolitica sia una scienza però accantonata inizialmente dopo la Seconda Guerra Mondiale poiché era stata sviluppata da studiosi tedeschi e molte delle sue teorie erano state la base con cui il Nazismo aveva giustificato le politiche espansionistiche.
Il ricercatore ha evidenziato come i politologici dicono che esista un impero americano chiamato anche “l’impero su invito” a cui tutti sono liberi di aderire e che integra chi si vuole adeguare alla democrazia liberale. Ha poi mostrato sul planisfero l’organizzazione militare degli Stati Uniti che prevede il controllo dell’intero globo tramite flotte, basi navali e basi militari (presenti anche in Italia) per proteggere le rotte marittime.
«Dal 2007 questo impero ha iniziato a non essere più così tanto invitante e gli Stati Uniti hanno iniziato a perdere autorevolezza e quindi l’egemonia e a non avere più le risorse per mantenere questo tipo di organizzazione, iniziando a fare alcuni errori strategici come quelli legati alla guerra globale al terrorismo – ha spiegato Barbieri – Verso il 2007 – 2008 la Cina, con la sua crescita economica, si è legata ad alcuni paesi in via di sviluppo e nel 2009 sono nati i BRICS, l’allineamento diplomatico di Brasile, Russia, India e Cina a cui si è aggiunto qualche anno più tardi il Sud Africa, per poi trasformarsi nel 2023 in BRICS Plus con l’aggiunta di Congo, Egitto, Etiopia, Iran ed Emirati Arabi Uniti. È quindi nato un blocco di paesi che ha cominciato a contestare apertamente la dominanza degli Stati Uniti e dei paesi loro legati, tra cui l’Italia. In questo scenario complesso l’Italia deve garantirsi catene di valore e di approvvigionamento e la capacità di costruire relazioni internazionali. Noi subiamo poi le conseguenze di questo disordine globale che si è creato nelle nostre vite quotidiane».
Lo studioso ha esemplificato passando alla disamina delle forniture energetiche dell’area del Mediterraneo allargato e provenienti dalla Russia che sono venute a mancare quando la situazione in Europa è degenerata con la crisi in Ucraina. L’Italia stessa si è slacciata da queste forniture per legarsi alla rete statunitense non sapendo esattamente cosa fare in un contesto di questo tipo.
«Gli unici paesi che sanno cosa fare sulla scena internazionale attuale sono Stati Uniti, Cina e Russia» – ha sottolineato Barbieri per poi illustrare a grandi linee il Piano Mattei, piano di interesse nazionale varato dal Governo italiano nel 2024 per rafforzare i legami e la collaborazione con il continente africano per promuovere lo sviluppo economico e sociale considerando le aree di formazione, agricoltura, salute, acqua, energia e infrastrutture. I paesi coinvolti nel Piano Mattei erano inizialmente Algeria, Egitto, Marocco, Tunisia, Repubblica del Congo, Costa d’Avorio, Etiopia, Kenya e Mozambico, a cui si sono aggiunti nel 2025 Angola, Ghana, Mauritania, Tanzania e Senegal.
Al termine della disamina, prima di rispondere alle domande del pubblico presente, Barbieri ha mostrato una cartina riportante gli orientamenti attuali in Europa, soprattutto nel Mediterraneo allargato, e quindi la situazione in cui l’Italia si deve muovere: i paesi che diplomaticamente ed economicamente sono legati agli Stati Uniti, altri legati alla Russia e la Turchia paese che vuole sviluppare un peso politico ed economico in un’area strategica che va da Israele fino all’Asia Centrale creando un’area di influenza turcofona che si estenda fino ai confini della Russia con cui fa intelligence ma contemporaneamente vende tonnellate di droni all’Ucraina.
Al termine della serata Dusi ha ricordato come questo sia stato l’ultimo evento organizzato dal Centro Lazzati per il 2025 e ha dato appuntamento con un ricco e interessante cartellone di proposte da gennaio – febbraio 2026.

V.S.

 



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