OSNAGO, LA SCUOLA DI MONTAGNA DEL MAESTRO GIANPAOLO

Un maestro incompreso, una scuola di montagna, una lezione di dignità: questi i temi principali che affronta il nuovo romanzo del maestro Gianpaolo Ripamonti (nella foto) di Osnago.
Nato a Lecco nel 1963, Ripamonti ha alle spalle un percorso professionale ricco e articolato. Dopo le esperienze nel Patronato ACLI e quasi vent’anni nella Polizia locale di Arcore, nel 2007 ha scelto di dedicarsi all’insegnamento nella scuola primaria, dando inizio a una nuova e significativa stagione della propria vita.
Da quasi vent’anni accompagna i bambini nel loro percorso di crescita, convinto che la scuola debba essere prima di tutto un luogo di accoglienza, rispetto e valorizzazione della persona. Per nove anni ha ricoperto anche l’incarico di referente del plesso scolastico Carlo Collodi di Osnago.
Accanto alla professione di maestro, Ripamonti coltiva da molti anni una profonda passione per la poesia e la narrativa. Autore di diverse raccolte poetiche, tra cui Il canto dei piccoli, Il mio piccolo canto libero e Fremiti, ha progressivamente ampliato la propria produzione letteraria, dedicandosi anche ai racconti per bambini e al romanzo storico. I temi fondamentali presenti nelle sue opere sono la dignità delle persone, la solidarietà, la memoria, il dolore, la speranza e la capacità dell’essere umano di ritrovare la propria luce anche nelle circostanze più difficili. Una sensibilità ben espressa nel suo nuovo libro intitolato La scuola di montagna; una storia di dignità e pace, che l’autore ha scritto nel 2020, durante il periodo del Lockdown, tra una didattica a distanza e l’altra.


«L’ho scritto durante il lockdown, tra una lezione online e l’altra – racconta Ripamonti – poi l’ho lasciato in sospeso per alcuni anni perché mi ero dedicato a un libro storico su Osnago. Una volta terminato quel progetto, ho ripreso in mano il romanzo e ho sistemato alcuni dialoghi, ho controllato che non ci fossero refusi e l’ho inviato ad alcune case editrici».
Le case editrici hanno apprezzato il manoscritto, ma non hanno proceduto alla pubblicazione perché risultava un romanzo un po’ corto, 105 pagine. Ripamonti ha così seguito il consiglio di una collega e ha pubblicato il libro attraverso la piattaforma self-publishing di Amazon. Nel libro traspare chiaramente la visione educativa del suo autore.
«Insegnare non significa semplicemente trasmettere conoscenze – spiega il maestro – ma aiutare ogni bambino a scoprire il proprio valore».
Un maestro quindi in grado di ascoltare, incoraggiare, comprendere, accompagnare e capace di riconoscere che ogni alunno ha una propria storia personale da rispettare.
Un maestro come Paolo, il protagonista del romanzo, che insegnava in un plesso dove non è capito e apprezzato, e che verrà poi trasferito in una pluriclasse in una località montana dove avrà l’opportunità di mettere in atto la sua metodologia di insegnamento. Il maestro, attraverso iniziative didattiche particolari riuscirà a coinvolgere tutti gli alunni e con il passare del tempo arriveranno per lui i primi riconoscimenti da parte dei genitori degli studenti e del paese intero che chiederanno addirittura di aprire una scuola serale per adulti. Tra amicizie, fragilità, speranze e sentimenti che crescono lentamente, Paolo intraprende un cammino che cambierà profondamente il suo modo di guardare la vita. Nel percorso di Ripamonti, scuola e letteratura non rappresentano due mondi separati, ma due modi diversi di esprimere la stessa attenzione verso l’essere umano.
«Il successo più importante non è un riconoscimento pubblico o un risultato editoriale – sottolinea Ripamonti – ma che un ex alunno conservi il ricordo di un insegnante capace di averlo ascoltato, incoraggiato e aiutato a credere in se stesso».
Con La scuola di montagna, l’autore aggiunge un nuovo capitolo al proprio percorso artistico, senza smarrire la propria identità di educatore. L’osnaghese è un maestro che racconta la dignità e insegna con il cuore, che ha fatto dell’educazione, della memoria e della sensibilità i punti di riferimento della propria vita, con la convinzione che “le parole, quando nascono dal cuore e incontrano la verità della vita, possano lasciare un segno destinato a durare nel tempo”.

S.B.



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