OSNAGO PIANGE DON PIERO CECCHI

E’ venuto a mancare nella giornata di Ferragosto don Piero Cecchi (nella foto), 89 anni, storico parroco di Osnago dal 1981 al 1996. Si trovava in vacanza a Chiesa di Valmalenco e fino a martedì stava bene, poi si è sentito male ed è stato portato al pronto soccorso di Sondrio, ma la cosa sembrava rientrata. Poi nel pomeriggio il decesso, improvviso.
Era stato ordinato nel 1961 e  prima di arrivare a Osnago proveniva dalla parrocchia di Lasnigo dov’era stato parroco per alcuni anni. In precedenza aveva insegnato nel seminario diocesano ed era stato assistente della gioventù in una parrocchia milanese. Diede l’avvio alla preparazione di un gruppo di ministri straordinari della Comunione e sempre nell’ambito della sua sensibilità alla contemplazione e all’incremento delle pratiche religiose, don Piero valorizzò la devozione alla Madonna istituendo, nei mesi di maggio, il rosario nei cortili. Dedicò pure energie e investimenti alla ristrutturazione di luoghi di culto mariano. Fu infatti risistemato il santuario della Madonna di Loreto, alla cappelletta; e venne edificata l’edicola della Madonna della Famiglia, in Via delle Marasche.
Evidenziò pure particolare devozione alla Madonna delle Grazie, alle Orane, alla quale attribuì con evidente convinzione una miracolosa guarigione di un giovane di tale località. Alla Madonna delle Orane, in armoniosa collaborazione con l’Amministrazione comunale, effettuò una processione – pellegrinaggio per implorare la pace, in occasione della guerra in Bosnia. Tale manifestazione impostata su testi biblici riguardanti la Passione di Gesù, vide una partecipazione dei fedeli che non si vedeva da tempo.


In parrocchia a Osnago mise mano a costruzioni di un certo rilievo. Ristrutturò radicalmente una parte de ”la curt di Maregnott” in via S. Carlo, destinandola alla Casa di accoglienza per anziani. La volle intitolare a don Francesco Gariboldi, a ricordo della sua insuperata permanenza nella nostra parrocchia. Destinò la “Cassinetta” agli extracomunitari. In chiesa, realizzò una scala interna di collegamento con la sala del Capitolo, sopra la sacrestia. L’intervento era stato finalizzato a rivalorizzare un’ampia sala che appariva ormai relegata al ruolo di ripostiglio. In oratorio, si impegnò in prima persona a intitolare la sala teatrale al compianto don Giuseppe Sironi. E ne fece modellare una significativa immagine bronzea che ne caratterizzasse l’ingresso. Concretizzò la cessione di parte del giardino parrocchiale per la realizzazione della piazza.
Fu poi nuovamente destinato a una prestigiosa parrocchia di Milano: S. Giovanni Crisostomo; in questi anni aveva tentato ogni possibile via per favorire l’integrazione interreligiosa.
Si definiva un prete dai due passaporti: «Uno è quello italiano, di cui sono molto orgoglioso, l’altro è il certificato di battesimo, che mi fa cittadino del mondo. Quando lo dico ai bambini sgranano gli occhi, ma poi capiscono: siamo tutti fratelli, figli dello stesso Padre».

D.V.



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