Da venerdì 13, giorno dell’inaugurazione, a domenica 15, e da venerdì 20 a domenica 22 giugno presso Spazio Aperto, in via Roma, a Osnago si è tenuta la mostra fotografica Confini e Orizzonti che ha visto esposto le opere di Federica Baruffi, Eleonora Lorenzet, Silvia Pais De Gabriel e Paola Rizzi.
Le quattro fotografe hanno focalizzato le loro opere sul tema dell’introspezione come pratica visiva, come esercizio di svelamento e consapevolezza, ripercorrendo quel solco, tracciato già nel secolo scorso dalle grandi pioniere di una fotografia che ha saputo rompere il confine tra documento e visione, tra reale e immaginario.
La fotografia non ripete le cose visibili, ma rende visibili le cose, ed è quello che hanno fatto le quattro autrici, con linguaggi diversamente contemporanei, ma con la medesima urgenza espressiva, ovvero indagare quei confini e orizzonti che esistono sia nel mondo tangibile così come in quello immateriale, e che sono della vita di ognuno. È il fotografare del portare il mondo dentro di sé, elaborarlo, e ridarlo all’esterno, attraverso il filtro non solo della macchina, ma soprattutto di se stessi.
Baruffi ha esplorato la sua frustrazione dell’esistenza quotidiana in una società come quella odierna, una società capitalista che non è fatta a misura d’uomo, attraverso immagini forti, con colori molto accesi, con contrasti molto alti, un’introspezione, un’analisi terapeutica fatta tramite il mezzo fotografico. Lorenzet ha incentrato il suo progetto sulle relazioni interpersonali, confini e orizzonti come un linguaggio quasi bellico, che si usa, per definirci gli uni con gli altri. L’artista, partendo da un approfondimento più personale, delle sue relazioni interpersonali, amorose, amicali, familiari e arriva fino a una riflessione più ampia a livello sociale.
Pais ha invece rappresentato il confinamento nel periodo Covid; fotografie in cui l’artista ritraeva se stessa in diverse ore della giornata, in pose diverse, ma nello stesso angolo della sua abitazione. Visionando le lunghe strisce delle sue fotografie si aveva immediatamente la sensazione di quanto fosse stata confinata. Rizzi ha presentato un progetto che verteva sulla memoria; scatti realizzati con un cellulare con una postproduzione nella quale è prevalsa la scelta di luci e ombre e giocando con agganci memonici.
S.B.







