OSNAGO: TRAME, RELAZIONI CONTRO DIPENDENZE

Serata introduttiva per il progetto Trame – Comunità connessa dal titolo Di chi sono i nostri figli? Riflettere insieme sulle nuove dipendenze e il ruolo della comunità, tenutasi mercoledì 16 settembre in sala don Sironi a Osnago alla presenza di numerosi relatori.
Come illustrato dalla moderatrice Stefania La Rocca, il progetto, promosso da Il Pellicano ODV con il Comune di Osnago, il Centro Culturale Lazzati e la parrocchia di Osnago, co-finanziato dalla Fondazione Comunitaria Lecchese, vuole prevenire le dipendenze da sostanze, comportamentali e relazionali e promuovere il benessere giovanile, integrando educazione emotiva e supporto alla scuola, rafforzando le competenze educative delle famiglie e mobilitando le risorse locali.
La Rocca ha citato Matteo Lancini: saper stare in una relazione autentica è la forma più alta di
prevenzione. La psicologa Antonia Ottaiano ha evidenziato come nella società post-narcisistica, senza tempo e spazio, la dipendenza, sintomo di disagio, aiuti a sopportare vuoto, solitudine e mancanza di confini e relazioni autentiche. «Sempre più impegnate, le persone si dimenticano di sostare e fermarsi in una società che chiede di essere veloci e performanti». Ha inoltre ricordato dipendenze diffuse come social, cellulare e bisogno di controllo, mentre la relazione autentica si basa su tempo, ascolto e cura.
Il
sindaco Felice Rocca ha spiegato cosa può fare l’Amministrazione per favorire le relazioni, perché il benessere di una comunità passa dal tessere legami: creare, far vivere e qualificare luoghi di aggregazione come biblioteca, piazza e associazioni sportive. Ha sottolineato la necessità di bilanciare digitale ed elettronica, che servono per fare e non per vivere, e di fare rete tra istituzioni per i nuovi bisogni.


Don Alessandro Fusetti ha ricordato la radice buona della parola dipendenza, che all’origine della vita non deve diventare tossica. «Per evitarlo è necessario smarcarsi dal debito che la società impone di essere sempre al top – ha spiegato il parroco – Quando non ce la facciamo cerchiamo qualcosa che ci annulli o ci cambi nome, mentre la relazione sana non rinfaccia il debito. Ha invitato ad avere cura della propria anima e della vita
interiore».
La
vicepreside dell’Istituto Bonfanti-Valagussa di Cernusco, Carla Valagussa, ha sottolineato la pressione delle aspettative anche a scuola, luogo di confronto con sé e con gli altri. La valutazione deve dare valore, aiutando a riconoscere punti di forza e debolezza e l’errore come tappa di crescita senza timore di giudizio. «La scuola può intercettare campanelli d’allarme – cali di rendimento, scarsa concentrazione, sonnolenza, isolamento, irritabilità, perdita di interesse, cambi emotivi – ricostruendo un’alleanza educativa con le famiglie».
Canzio Dusi, del Centro Lazzati, ha evidenziato come i giovani siano decisivi se coinvolti nel volontariato, che costruisce relazioni, intercetta fragilità, crea appartenenza e responsabilità. Ha invitato a non demonizzare il digitale, problematico se pervasivo e sostitutivo, ma a formare a un uso consapevole.
Francesca Caglio, genitore dell’Istituto comprensivo, ha illustrato Patti digitali, movimento nazionale in cui i genitori si interrogano su tempi e modalità di accesso dei figli alle
tecnologie.
In chiusura di serata, dopo diversi interventi del pubblico, La Rocca ha sollecitato a restare aggiornati sul prosieguo del Progetto Trame su www.ilpellicanoodv.org.

 

V.S.



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