PUNTO SULLA MATURITÀ 2020

Lorenzo Pelamatti (nella foto), per anni preside dell’Istituto Viganò di Merate e reggente di Villa Greppi di Monticello, da tre anni riveste il ruolo di ispettore per la vigilanza dell’esame di maturità per l’intera provincia di Lecco. Terminati gli esami, quest’anno solo orali a causa dell’emergenza sanitaria, abbiamo colto l’occasione a luglio per porgli qualche domanda.

Un suo bilancio sull’esame di quest’anno?
E’ stato un esame nuovo con la Commissione composta da sei docenti interni e il presidente esterno.  I candidati conoscevano i commissari e quindi si sono sentiti protetti ed è stato un esame più tranquillo e sereno anche perché non ci sono tate discussioni tra interni e esterni. Voti sono risultati più equilibrati e alti rispetto agli altri anni.

 Che tipo di esame è stato?
Si è trattato di una parentesi dovuta a una situazione particolare e non si poteva fare altrimenti.  Speriamo sia una situazione momentanea credo e spero l’anno prossimo si ritorni alla maturità come proposta l’anno scorso. Non si può precludere la prova scritta, ovvero sia la prima che la seconda prova, che è importante e dà la possibilità di una valutazione oggettiva che rimane scritta.

Quali sono stati i problemi riscontrati?
Ho rilevato questioni puramente burocratiche sollevate dai presidenti per via dell’interpretazione della legge per l’assegnazione dei punteggi. Un’altra osservazione va fatto sulla mancata assegnazione della lode a causa del punteggio non massimo ottenuto gli anni precedenti. I docenti dovrebbero prestare più attenzione quando assegnano i crediti soprattutto in terza e quarta; ottenere la lode significa avere notevoli vantaggi economici per il futuro dello studente come le borse di studio.  Sono sempre più sorpreso per gli esiti nazionali: perché il 5,2% dei voti massimi è stato assegnato anche quest’anno in Puglia, a seguire in Umbria, Molise e Calabria, mentre in Lombardia molto meno?

Quali invece gli aspetti positivi?
Oltre al clima meno teso, tutto è finito prima pertanto c’è stata un’estate più lunga per i maturati.

Come vede l’inizio della scuola a settembre?
C’è il problema delle strutture per cui non si è ancora  stato fatto nulla. Dove trovano i soldi le province per realizzare strutture esterne?  La didattica a distanza non è la soluzione: non c’è confronto,  non si viene seguiti bene nè si socializza. Ci vuole la presenza dell’insegnante e degli studenti, la classe è il giusto contesto per imparare, ma quindi come fare? Le classi sono quelle che sono e le aule a disposizione idem. La situazione non è chiara e quanto finora proposto va verificato e andava preparato tutto per tempo con adeguate risorse per il bene degli studenti.

Ritiene negativo l’aver dichiarato ad aprile “tutti promossi a fine anno”?
Quella del ministro Azzolina, non è certamente stata una mossa di valore educativo e didattico, derivante da una situazione di grande apprensione soprattutto per i ragazzi della scuola secondaria; ora quei ragazzi, promossi ma con diversi debiti a settembre, dovranno affrontare diverse verifiche a settembre per poi trascinarsi eventuali lacune per tutto l’anno scolastico che nel frattempo proseguirà con gli argomenti e le materie del nuovo anno.

D.V.



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