CEMENTO E RIFIUTI

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Si vede svettare non appena si attraversa il ponte San Michele e dalla collina di Montevecchia sembra di toccarla con una mano: è la ciminiera del cementificio Italcementi – Heidelberg di Calusco d’Adda, una torre alta 110 metri, con una bocca dal diametro di 4 metri.
Molti non sanno che l’impianto, per produrre cemento, oltre a utilizzare petcoke, un derivato del petrolio, brucia rifiuti costituiti da plastiche e gomme, pneumatici triturati, coriandolo di matrice plastica, biomasse legnose, fanghi biologici essiccati da trattamenti delle acque reflue industriali e CSS Combustibile Solido Secondario (rifiuti trattati). I cementifici trasformati in  inceneritori emettono CO2, mercurio, nichel, ossidi di azoto, ossidi di zolfo, PCB, ammonio, cadmio, benzene e diossine in quantità maggiore degli inceneritori veri e propri, ma non hanno gli stessi sistemi di abbattimento di polveri e microinquinanti e i limiti di emissioni consentiti sono più elevati, fumi e polveri sottili che respiriamo tutti i giorni. Nella lavorazione si producono, inoltre, ceneri tossiche che vengono inglobate nel cemento che le rilascerà nel tempo ovunque sia stato usato.
Nel 2014 il cementificio di Calusco ha chiesto alla Provincia di Bergamo l’autorizzazione per l’aumento dell’utilizzo di CSS rifiuto da 30.000 a 110.000 tonnellate annue ed è ancora in attesa della chiusura della pratica di VIA.
Con il decreto Clini n.22/2013, il governo ha elevato a rango di combustibile alcune tipologie di Css, a patto che la loro introduzione non abbia un impatto maggiore rispetto alla situazione precedente.
I comitati locali La Nostra Aria e Rete Rifiuti Zero nel 2015, hanno avviato una petizione che ha raccolto 10.000 firme, chiedendo un’indagine epidemiologica per verificare l’eventuale aumento di patologie nelle zone di ricaduta degli inquinanti. Un’indagine commissionata dal Cementificio all’Università Tor Vergata di Roma sembra invece scomparsa nel nulla.
Gli organismi deputati a tutelare la salute pubblica, Provincia, Ats, Arpa, sindaci della zona, sono praticamente assenti. L’ufficio petizioni del Parlamento europeo, nel dicembre 2017, ha accolto l’istanza dei Comitati sui Css combustibile (che gode di procedure molto semplificate) e nel giugno 2018 un loro rappresentante è stato ascoltato dal Parlamento Europeo che ha sentenziato: “il recupero di energia da rifiuto è escluso dal computo del recupero della materia” e “la combustione dei materiali non può  far parte delle pratiche virtuose di recupero dei materiali”. In Italia questo importantissimo concetto si è concretizzato nel decreto legislativo 116 – 3 settembre 2020, confermando la validità delle tesi ambientaliste.
Il Tar del Lazio ha annullato il decreto attuativo del governo Renzi riguardante parte dell’art.35 dello Sblocca Italia che prevedeva il potenziamento di 40 impianti e la costruzione di dodici nuovi inceneritori.
E’ un risultato storico che avrà effetti sul potenziamento o la realizzazione di nuovi inceneritori.

 Collettivo TERRA!



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