DISTURBI ALIMENTARI IN ADOLESCENZA

L’età dell’adolescenza è un periodo molto delicato e tra le varie problematiche cui alcuni ragazzi vanno incontro ci sono i disturbi alimentari. Si tratta di situazioni delicate e il consiglio è sempre quello di rivolgersi a dei specialisti, evitando di improvvisare terapie fai da te o consigliate da internet.
Una prima importante distinzione che occorre fare è quella tra i veri disturbi della condotta alimentare (DCA) e il voler raggiungere una magrezza ritenuta giusta o bella per ragioni sociali/culturali.
Partiamo da questo secondo caso, solitamente più semplice da affrontare. Si tratta di ragazze adolescenti o più raramente preadolescenti che attribuiscono una grande importanza al proprio aspetto fisico. Spinte dalla moda o dalla continua visione di attrici e influencer le giovani donne cercano di raggiungere l’immagine corporea da loro desiderata. In genere non sono presenti sintomi gravi (al contrario di quanto accade nei “ veri “ DCA), quindi non si assiste a vomito autoindotto, abbuffate, eccessivo controllo delle porzioni o delle calorie, uso di lassativi… ci si limita a seguire diete (più o meno restrittive) e a svolgere attività fisica. Pur non essendoci rischi per la salute per queste ragazze sarebbe utile seguire un percorso di sostegno psicologico per capire come mai attribuiscono una così grande importanza al proprio aspetto esteriore. Nella maggior parte dei casi, dietro si cela un bisogno di accettazione da parte del gruppo di pari, un’eccessiva importanza data all’opinione altrui o il desiderio di apparire belle agli occhi delle amiche o del ragazzo di cui si è innamorate.
I disturbi alimentari veri e propri invece sono molto gravi e presentano una sintomatologia ben precisa cui è bene che genitori e insegnanti prestino attenzione.
Innanzitutto è bene sottolineare che ne sono colpiti sia maschi che femmine.
Nel caso dell’anoressia l’adolescente inizia modificando il proprio regime alimentare: vengono eliminati cibi ritenuti troppo grassi (a torto o a ragione), si riducono le porzioni e viene prestata un’eccessiva attenzione alle calorie ingerite. Tutto questo accade solitamente a ragazzi che conducono una vita “normale“ hanno valide amicizie, anche durevoli nel tempo e conseguono  buoni risultati scolastici. Il meccanismo psicologico che c’è dietro è da ricercare nelle dinamiche familiari. Questi ragazzi fanno fatica a separarsi dalle figure genitoriali, hanno difficoltà a vivere le sfide che l’adolescenza porta con sé (in primis la definizione della propria identità ), oppure vivono un rapporto conflittuale con la madre. Il controllo dell’alimentazione viene utilizzato come un mezzo per affermarsi, per decidere della propria vita, per sfuggire al controllo (in questo caso eccessivo) della madre. E’ come se il ragazzo in questione dentro di sé pensasse: “Con il cibo mia madre mi ha dato la vita, mi ha cresciuto. Adesso io uso il cibo per controllare ciò che voglio e non voglio essere“. Con il passare del tempo, purtroppo la sintomatologia si aggrava perché vengono evitate le situazioni in cui sia presente del cibo; niente gelato con gli amici, niente pizzata di classe, niente pranzo della domenica dai nonni.
In più quando il controllo delle porzioni e delle calorie non è più sufficiente si ricorre ad altri metodi più invasivi e pericolosi per la salute: si fa ricorso al vomito auto-indotto: come non si tollera l’interiorizzazione delle figure genitoriali e materne, ugualmente non si tollera l’ingerire del cibo, per cui si cerca di espellerlo. Lo stesso meccanismo è ciò che motiva l’utilizzo di lassativi: si crede di stare bene solo quando ci si sente vuoti.
Nella bulimia invece il meccanismo sottostante è quasi l’opposto. Questi ragazzi sperimentano un senso di vuoto, si tratta ovviamente di vuoto affettivo. Il cibo allora viene utilizzato per riempire questo vuoto. Per questo motivo in situazioni in cui si sperimenta dolore emotivo (un litigio con i  genitori, con un’amica, un rifiuto amoroso…) si fa ricorso al cibo per colmare questo vuoto. Dopo l’abbuffata però, sopraggiunge il senso di colpa per cui si cerca di tornare a stare bene  vomitando ciò che si è appena mangiato. A differenza dell’anoressia, i ragazzi bulimici hanno una maggiore consapevolezza dei propri vissuti emotivi: essi sentono il vuoto e cercano di colmarlo. Chi soffre di anoressia invece non è per niente connesso con le proprie emozioni.
Purtroppo non sempre è possibile seguire una distinzione così netta e non è raro imbattersi in adolescenti che presentino sia i sintomi dell’anoressia che quelli della bulimia.
Data la pericolosità per la salute e i meccanismi psicologici sottostanti molto complessi, è necessario rivolgersi a specialisti (medici, nutrizionisti e psicologi) che aiuteranno i ragazzi a ritrovare un maggiore benessere psichico e un rapporto con il cibo più salutare.

V.C.



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