ECOLOGIA DELLA MENTE O SIMBIONTI DIGITALI?

I dispositivi digitali che possono essere comodi e semplificare o rendere agevoli alcune operazioni, quando sono troppo pervasivi, diventano dis-umani, cioè vanno contro lo sviluppo armonioso dell’essere umano e diventano controproducenti.
Il Covid ha dato un impulso violento all’utilizzo delle tecnologie spingendo sulla didattica a distanza, sul lavoro a distanza, sulle cure a distanza, sulle operazioni bancarie a distanza, sulle relazioni sociali a distanza e se ciò è stato utile per non bloccare tutto, ci si deve chiedere che effetti avrà a medio e a lungo termine sulla popolazione e in particolare sui più giovani che sono contemporaneamente i più fragili e i più esposti.
E’ noto il fenomeno estremo degli hikikomori che, nato negli anni 80 in Giappone, si è poi esteso agli Stati Uniti e in Europa e ha avuto come acceleratore l’avvento delle tecnologie e di internet.

Si tratta di giovani che si ribellano alla società consumistica priva di valori morali e culturali e rinunciano a una vita piena rapportandosi solo ai mezzi digitali nello spazio chiuso della propria stanza. Abbandonano la frequenza scolastica, i rapporti sociali e spesso le relazioni con la famiglia.
Un grido di allarme in questi giorni giunge dal reparto di Neuropsichiatria infantile dell’ospedale Bambin Gesù di Roma che segnala un aumento esponenziale di disturbi d’ansia, insonnia, autolesionismo e suicidi nella fascia che riguarda bambini e adolescenti. Ciò è dovuto all’impossibilità di esperire rapporti sociali veri a causa del Covid e alla necessità di sostituirli con mezzi digitali.
L’intera società ha delegato “in toto” alla tecnologia i dati personali e lavorativi, le immagini legate ai ricordi e la possibilità, attraverso i social-media, di comunicare con singoli o gruppi di persone. Questo affidamento è avvenuto in maniera totalmente acritica e disinformata sul rischio che l’utilizzo improprio dei nostri dati personali, oggi oggetto di un vero e proprio commercio, può causare.
Ormai i dispositivi digitali guidano la nostra vita e ci danno informazioni sul tempo e sul traffico, indirizzano, attraverso influencer di basso profilo culturale, ma di grande abilità commerciale, i nostri gusti; ci consigliano quali canzoni ascoltare o che film vedere e persino che notizie privilegiare; insomma coprono lo spettro di tutti i nostri bisogni e sostituiscono la realtà fisica con quella virtuale, creando una vera e propria dipendenza e simbiosi.
Non dimentichiamoci però che le piattaforme private hanno la possibilità di rimuovere contenuti non graditi al sistema dominante o addirittura cancellare profili e la domanda che si pone è: vogliamo affidare loro gran parte della nostra esistenza? Il cervello umano che si è evoluto nel corso di migliaia di anni ora rischia di cedere gran parte delle sue prerogative a una macchina fondendosi addirittura con essa, come alcuni esperimenti ci hanno dimostrato.
E’ forse il momento di guardare in faccia la realtà, capire dove ci stiamo dirigendo e porre in essere forme di resistenza?

Collettivo TERRA!



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