Fin dai tempi più antichi l’uomo si è sempre preoccupato di studiare il sonno poiché si tratta di un aspetto della nostra vita che suscita interesse, avvolto a volte da un alone di mistero.
Perché dormiamo?
Il sonno è di vitale importanza sia per il corpo che per la mente. Quando dormiamo muscoli, ossa e articolazioni si riposano e ricaricano le energie per il giorno dopo. Nella notte il cervello è impegnato in un tipo di attività diverso da quella della fase diurna. Durante la notte infatti si consolidano alcuni ricordi fondamentali (ad esempio immagazziniamo ciò che è accaduto durante il giorno) per andare a costituire i ricordi autobiografici. Per i bambini inoltre dormire è importante perché notte si verificano molte connessioni neuronali; in poche parole: il cervello cresce.
Un altro aspetto che ha sempre suscitato molto interesse è quello legato ai sogni. Molto prima che Freud pubblicasse la sua “Interpretazione dei sogni“ nel 1899, in molti si erano dedicati alla comprensione di queste “visioni notturne“ che si verificano indipendentemente dalla volontà cosciente. Oggi si ritiene che i sogni siano significativi in modo soggettivo, non esistono simboli o immagini che valgono per tutte le persone allo stesso modo. Se per esempio una persona sogna di cadere (dalle scale, in un burrone) si potrebbe ipotizzare che questa stia vivendo nella vita quotidiana una situazione che teme, che non vuole affrontare o per cui non si sente all’altezza. Il burrone, le scale o la caduta non hanno però un significato univoco o universale.
Quanto si dovrebbe dormire ?
Le “famose“ otto ore di sonno hanno una validità scientifica. È stato calcolato grazie ai molte persone che si sono prestate come volontarie per parecchi esperimenti, che un adulto necessita di otto ore di sonno al giorno. Ovviamente si tratta di una media statistica: alcune persone avranno bisogno di 9/10 ore, per altre sono sufficienti 6/7 ore. Molto dipende dallo stile di vita che si mantiene durante il giorno. Scendere al di sotto delle cinque ore è altamente sconsigliato. Anche l’età influisce sulla quantità di ore di sonno. I neonati possono dormire anche sedici ore al giorno; man mano che si cresce la quantità diminuisce e durante la vecchiaia possono essere sufficienti sei ore per notte (attenzione questo vale per chi abbia più di 80 anni).
La cosa che conta più di tutte però è la qualità del sonno, non solo la quantità.
E se non riesco a dormire?
Occorre distinguere tra due tipi di insonnia. Quella primaria è dovuta generalmente da meccanismi psicologici. Se si pensa troppo prima di andare a dormire si rischia di non prendere sonno. In questi casi è bene o risolvere i problemi che ci stanno facendo preoccupare (alimentando i pensieri) oppure imparare specifiche tecniche che insegnano a “tacere la mente” e ritrovare la calma perduta.
L’insonnia secondaria invece è data da patologie fisiche (ad esempio artrosi e artriti) che rendono difficile il completo rilassamento necessario per addormentarsi. Sarebbe utile in questi casi risolvere o quanto meno migliorare questi malanni.
Il sonno, ripetiamo, è fondamentale per la salute di corpo e mente e l’insonnia cronica porta non solo stanchezza ma anche una lunga serie di problematiche che con il protrarsi del tempo diventano di più difficile risoluzione.
Terminiamo con un aforisma di Michel Foucault che con poche parole esplicita ciò che sarebbe in altro modo difficile da raccontare. “Se nel sonno la coscienza si addormenta, nel sogno l’esistenza si sveglia”.
V.C.

