Apprendiamo ogni giorno, anche nelle nostre zone, notizie relative all’abbattimento di alberi, per far posto al cemento ed a quant’altro impedisce uno “sviluppo” poco sostenibile.
Sarebbe bello poter vivere sempre in un contesto piacevole e in particolare in un Comune amico della persona dove l’ambiente naturale inizia sotto casa, nelle zone che frequentiamo ogni giorno.
Di solito si fa riferimento ad una natura relegata in ambiti dedicati, a un verde lontano dagli insediamenti umani e dalla vita quotidiana che si svolge invece in paesi e città fatti di case, cortili, strade, piazze, parchetti, sovente male assortiti, perché nati senza pianificazione urbanistica, in base a necessità immediate.
Gli spazi verdi hanno una funzione di regolazione bioclimatica, umidificando l’aria e diminuendo la temperatura estiva; regolano il flusso delle acque piovane assorbendole, alimentando la falda ed impedendone lo scorrimento in superficie; combattono l’inquinamento; oltre ad assorbire l’anidride carbonica e liberare ossigeno, con il fogliame, fissano le polveri; attutiscono i rumori; contribuiscono all’equilibrio psichico delle persone.
Questo ci fa comprendere l’importanza di ampliare il verde nelle nostre città o paesi, nei nostri giardini e sui nostri balconi. Alcuni progetti di città del futuro prevedono case interamente ricoperte di pareti verdi e la piantumazione di migliaia di alberi.
I comitati ecologisti che sorgono spontaneamente nei nostri paesi hanno una funzione positiva in quanto sensibilizzano i cittadini nel mantenere vivi i loro rapporti con gli spazi urbani. Il delegare, per interventi “migliorativi” del tessuto urbano, ai cosiddetti “specialisti” (urbanisti, architetti, ingegneri), che esercitano la delega loro affidata dalle Amministrazioni pubbliche seguendo, ovviamente, le indicazioni imposte, senza un confronto con la popolazione, può portare a soluzioni deleterie.
L’urbanistica, come è stata praticata in Italia e non solo, ha avuto una visione non lungimirante, ponendo al centro la costruzione delle residenze, della grande produzione e del commercio, trascurando i luoghi di incontro e cultura, minimizzando gli spazi pedonali e trascurando quelli ciclabili.
“Gli alberi: dopo il loro pasto di carbonio e di luce stanno zitti e non concionano le folle” da I palombari sull’alpe di Carlo Emilio Gadda.
Collettivo TERRA!

