Nelle cave sul Magnodeno nel Lecchese dove si estrae calcare, uno dei componenti del cemento (anche se in quella di Lecco si usa prettamente in siderurgia), la ditta Unicalce Spa ha chiesto alla provincia l’ampliamento nel sito di Vaiolo Alta per due milioni 800mila mc da sviluppare fino al 2035.
L’attività di escavazione si svolge principalmente nelle zone di Vaiolo Alta e Bassa, ma ad Arcione (appena sopra gli abitati di Lecco) vi sono due forni, alimentati con gas metano, carbone e coke metallurgico, dove arriva il calcare dal quale si produce la calce viva attraverso la combustione che genera altissime emissioni di CO2.
[Le emissioni di CO2 sono dovute anche dal fatto che chimicamente, per ottenere dal calcare (CaCO3) la calce (CaO) viene rilasciata anidride carbonica (CO2)].
Dal 2019 la provincia di Lecco ha autorizzato anche l’installazione di una centrale a biomasse, per alimentare i due forni, che brucia rifiuti, altri materiali e legno non trattato per un massimo di 99 tonnellate al giorno, che non serve a produrre energia ma a smaltire il legno presente o rinvenuto sul mercato. (Le biomasse legnose utilizzate non vengono solo dall’area del Magnodeno).
La combustione immette nell’aria diossine che poi si depositano sui terreni e visto che il legno bruciato non è considerato pericoloso non si applicano le norme sull’incenerimento dei rifiuti. Le emissioni ammesse tra cui arsenico, piombo, cromo, acido fluoridrico, sono state autorizzate con scadenza al 2020 direttamente dal Ministero dell’Ambiente all’interno di quote ETS EU. Tra i fumi c’è anche l’anidride carbonica pari a circa 200 mila tonnellate annue, più dell’inceneritore di Valmadrera che ne produce 135 mila. Visto che nelle vicinanze si trovano l’ospedale alcune scuole e l’asilo, l’Arpa ha chiesto all’Unicalce di produrre il modello di dispersione dei fumi.
Oltre alle emissioni vi sono ripercussioni legate ai corsi d’acqua i quali nelle giornate di pioggia intensa vengono incanalati in un torrente e in una vasca che può raccoglierne fino a 6 mila mc, superati questi l’acqua viene “aiutata” a defluire facendo brillare mine. Ciò non è sufficiente a fare decorrere le acque reflue e superato il limite di 16 cm sul piazzale di 18.000 metri quadri viene svuotata con la pompa nell’argine artificiale che riguarda 300 metri della strada comunale “del Quarin” che corre lungo le due cave di Vaiolo Alta e Bassa e si immette poi nel Tuff. Dallo stesso torrente l’azienda preleva ogni anno fino, c.a. 50 mila mc. di acqua.
La cava è considerata di rilevante impatto ambientale su acqua, biodiversità, aria e rumori, ma se il progetto non venisse approvato l’azienda lamenterebbe la perdita della produzione, del valore patrimoniale del giacimento e quella dell’occupazione che indica in 60/80 persone tra ufficio e indotto, ne risultano attive 16 sul fronte di cava.
Per maggiori info: Comitato “Salviamo il Magnodeno” cavemagnodeno@gmail.com.
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