Il sistema della mobilità pubblica e privata in Italia è tra le fonti più inquinanti, rappresenta infatti un quarto di tutte le emissioni di CO2 prodotte nel nostro paese. Negli ultimi 50/60 anni gli investimenti pubblici sono stati dirottati a favore delle infrastrutture autostradali. Sono invece diminuiti quelli per la costruzione di nuovi mezzi pubblici per la mobilità urbana ed extraurbana, per i treni e tagliati i costi per le manutenzioni. Non ci sono stati incentivi al trasporto merci su rotaia, le ferrovie infatti pagano i diritti di passaggio/transito dei luoghi attraversati che le imprese del trasporto su gomma non hanno. E’ stato ridotto il numero dei vagoni per le merci, penalizzate le tratte a lunga percorrenza e quelle per i pendolari che lamentano una situazione da terzo mondo. Ne sappiamo qualcosa purtroppo anche dalle nostre parti.
La UE ha previsto un aumento del trasporto merci su ferro fino al 30% al 2030 e del 50% entro il 2050. In Italia a oggi siamo al 6%, contro una media europea che va dal 12 al 30%. Sarà una bella fatica rispettare le direttive europee e raggiungere gli obiettivi concordati. Solo se si tornasse ai livelli degli anni 80 e 90 potremmo farcela.
Si potrebbe fare a meno del sistema di mobilità oggi in uso. Certamente, ma come? Sembrerebbe impossibile: perché la bicicletta non si può usare sempre o dappertutto; il treno potrebbe fare la sua parte ma non in un contesto urbano, gli autobus girano vuoti fuori dalle grandi città perché non coprono gli itinerari sparsi nel grande disordine dei nostri territori ed è difficile organizzare un trasporto comodo ed efficiente che prenda il posto dall’automobile privata. La mobilità delle merci, per esempio, come potrebbe funzionare nell’epoca degli acquisti in rete e delle consegne a domicilio? Uno spostamento delle merci dalla gomma alla rotaia non creerebbe disoccupazione nel settore dei cosiddetti “padroncini”? E dove la mettiamo la lobby molto potente del trasporto su gomma?
Di contro, un treno merci sostituirebbe circa quaranta tir e produrrebbe per ogni chilometro percorso circa 29 grammi di CO2 contro gli 81 di un tir (3.240 grami di CO2 in meno per ogni viaggio). Oltre a questo il grande trasporto su gomma intasa le vie di comunicazione e dei centri urbani ed è la causa di molti gravi incidenti stradali. Da non sottovalutare infine la situazione di precarietà e sfruttamento dei lavoratori del comparto.
E se le merci tornassero a viaggiare in treno, con la consegna effettuata da piccoli o adeguati mezzi elettrici dai luoghi di produzione/stoccaggio fino alla stazione di partenza e prelevate con altrettanti mezzi dalla stazione di arrivo fino a destinazione? Meno traffico, meno inquinamento, meno incidenti, velocità ed efficienza garantiti, occupazione salvaguardata, anzi favorita quella locale. Se poi si consumasse economia locale meno autostrade e meno gradi opere inutili, meno debito pubblico.
E se usassimo saltuariamente la nostra automobile perché siamo in pensione o perché possiamo recarci al lavoro a piedi o in bici, con auto condivise? Potremmo disfarcene, vendere il garage o disdettare l’affitto e noleggiarla con il car sharing quando ci serve. Niente bollo e assicurazione e visite dal meccanico compenserebbero alla grande i costi dell’uso. Se non potessimo più guidare l’auto, andare in bici o percorrere a piedi lunghi tratti di strada e dovremmo comunque muoverci? Gli amministratori locali potrebbero prevedere/organizzare, rivolgendosi a imprese private, cooperative o altro dei minipullman che coprano un territorio per esempio come il nostro, in tutte le direzioni, con fermate ravvicinate e orari continui o in determinati casi a chiamata. Uno studio di molti anni fa sulla 342 dir sull’asse nord/sud e quello di est/ovest ha dimostrato che la maggior parte del traffico sia civile che commerciale è locale.
Se per ragioni varie alcuni bambini non potessero andare a scuola con il piedi-bus? Ci andrebbero con il bici-bus, una soluzione divertente e salutare che potrebbero usare anche gli adulti.
Sono solo alcuni esempi, se siete interessati all’argomento scoprirete altri modi alternativi di mobilità dolce, leggendo il bel libro di Guido Vale Vita e morte dell’automobile.
Collettivo TERRA!

