NON CI SONO PIÙ I LAGHI DI UNA VOLTA

“Paesaggi struggenti, natura lussureggiante e borghi romantici: il lago di Como è la perla del Nord Italia”  recitano gli annunci pubblicitari. Tutto vero: questo bacino prealpino di origine glaciale serpeggia fra colline e montagne ricoperte di foreste e arricchite da edifici antichi, ma è altrettanto vero che questa bellezza mozzafiato convive con la bestia dell’inquinamento, da un articolo di Serena Tarabini (dal supplemento di ecologia del quotidiano il Manifesto del 30.8.2018).
Che colore avevano le acque del lago di Como ai tempi del Manzoni? Certo riflettevano un cielo diverso da quello di oggi. Nel 1821, duecento anni fa, proprio nel mese di aprile, il grande scrittore iniziò la prima stesura di Fermo e Lucia che sarebbe diventato I promessi sposi. Il Manzoni ha raccontato, nel suo romanzo più noto, della peste del 1630, oggi ne descriverebbe un’altra particolarmente tenace, anch’essa invisibile come il Covid19, ma più letale perché sottovalutata dai nostri “bravi” amministratori e governanti.
La tradizionale barca di Lucia galleggia oggi su un lago pieno di batteri, tra cui il pericoloso Escherichia coli, e di pesticidi derivanti dalle colture agricole, ma soprattutto su tonnellate di microplastiche.
La goletta verde di Legambiente, nel 2019, ha rilevato non solo nel bacino, ma anche nei fiumi emissari e immissari come l’Adda, 0,26 particelle per ogni metro cubo di acqua. Le acque analizzate hanno presentato una densità media di 157 mila particelle per kmq, con un picco di oltre 500 mila particelle.
Secondo Roberta Bettinetti, docente del Dip. di Scienze Teoriche e appl. dell’Università dell’Insubria, una densità così alta è causata dai servizi di fognatura e dall’inefficacia dei depuratori, che non sono disegnati per il trattenimento dei materiali, e le cui prestazioni non sono all’altezza della normativa europea. Lo studio dei sedimenti lacustri, sia litoranei che profondi, può essere utilizzato per determinare le conseguenze delle microplastiche per la salute dell’ambiente e dell’uomo che nei laghi sono ancora tutte da studiare, visto che nel caso specifico del lago di Como le sue acque sono utilizzate per uso potabile.
La professoressa Bettinetti ha in cantiere un progetto per determinare quanta plastica rimane in loco e quanta può entrare nella catena alimentare attraverso gli organismi che mangiano il sedimento. Una buona parte di questi frammenti inferiori ai 5 mm derivano dalla rottura di pezzi più grandi, bisogna perciò ridurre o eliminare questo tipi di materiali contenuti nei cosmetici (microsfere) e prodotti per l’igiene personale o nei tessuti di origine sintetica che lavati in lavatrice ne rilasciano frammenti o nei sacchetti per la spesa che non sono biodegradabili al 100%. Il pericolo per la salute aumenta perché le plastiche contengono additivi che possono rivelarsi tossici per animali ed umani.
Si stima che negli oceani e nei mari vi siano centinaia di migliaia di miliardi di particelle per un peso di circa 300 mila tonnellate. Le microplastiche sono ingerite da organismi marini e trasferite lungo la catena alimentare. La ricerca sta cercando di identificare gli effetti (fisici e tossicologici) sugli organismi viventi e in attesa di dati e conclusioni certe sull’impatto che potrebbero avere sugli organismi marini, l’ambiente e la salute umana, è necessaria l’applicazione di regole stringenti per ridurre o eliminare l’utilizzo di plastica a cominciare dagli imballaggi.
La verità è che ci sono troppi “don Rodrigo” pubblici e privati che ostacolano con produzioni ed emissioni nocive l’unione della tutela della salute con la gestione economica e politica delle nostre città, e troppi “don Abbondo” impauriti dal potere o peggio indifferenti alle stesse proprie sorti.
Questa volta la “peste” derivante dall’incuria per il nostro pianeta potrebbe avere la meglio sull’umanità.

Collettivo TERRA!



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