Ce ne ricorderemo di questo scrittore.
Leonardo Sciascia nasce in provincia di Caltanisetta, a Racalmuto, nel cuore della Sicilia occidentale, l’8 gennaio 1921 e muore a Palermo il 20 novembre 1989.
Un arco temporale che coincide, non solo simbolicamente, con la parabola del più grande partito comunista dell’occidente, il PCd’I e poi PCI, con la nascita avvenuta il 21 gennaio 1921 a Livorno e la sua conclusione il 12 novembre del 1989 a Bologna. Un partito dove, come indipendente, Sciascia si candidò, e venne eletto alle elezioni comunali di Palermo nel 1975 e dal cui ruolo di consigliere si dimise nel 1977 in disaccordo con la scelta del compromesso storico decisa dai dirigenti nazionali.
Dal 1979 al 1983, fu parlamentare, con il partito Radicale, lavorando, tra l’altro, nella commissione parlamentare d’inchiesta sulla strage di via Fani e sull’assassinio di Aldo Moro. Quell’esperienza lo portò alla pubblicazione del libro “L’affaire Moro”.
Benché importante, l’impegno politico attivo resterà marginale nella sua vita di scrittore, fine e rigoroso testimone del suo tempo e non solo. Le analisi sulla società, a partire dalla sua terra, con uno sguardo allargato sia alla storia del passato e alla predizione di un futuro che si è avverato, resteranno a futura memoria del suo lascito intellettuale e civile.
La profonda conoscenza del fenomeno mafioso ed i collegamenti di questo con il mondo politico e affaristico, l’evoluzione e l’espansione del potere malavitoso fuori dai confini dalla Sicilia per approdare là dove muovono più forti interessi economici (l’avanzare della linea della palma”) è stata la trama della sua narrazione, attraverso saggi, articoli, romanzi, di descrizione e denuncia quando ancora di mafia non solo non si parlava, ma se ne metteva in dubbio la stessa esistenza.
La sua scrittura è stata una lotta corpo a corpo contro l’ignoranza, la benevola accondiscendenza o addirittura la complicità di pezzi importanti delle istituzioni con i ricatti e le pressioni, i condizionamenti, il pericoloso potere esercitato da un mondo parallelo, un altro Stato nello Stato. Il senso di giustizia la ripugnanza per la prevaricazioni del potere costituito lo indusse a denunciare le torture nei confronti dei brigatisti, le leggi eccezionali di quel periodo, la violenza presente negli apparati dello Stato, i segreti mai scoperti.
Illuminista laico e appassionato della cultura francese, dalla quale trarrà ispirazione per una parte delle sue opere, compirà spesso viaggi e avrà contatti continui con quel paese e i suoi intellettuali.
Leonardo Sciascia resta un esempio di rigore intellettuale e di letterato raffinato, di critico pungente e insieme godibile. Dopo la sua morte è stato sepolto a Racalmuto. L’epitaffio sulla sua tomba recita: “Ce ne ricorderemo di questo pianeta”.
La sua vasta opere letteraria comprende: collaborazione giornalistiche; saggi; testi teatrali; poesie; sceneggiature; racconti, in parte autobiografici; romanzi.
Invito alla lettura
Il centenario dalla nascita del grande scrittore siciliano può diventare l’occasione, per i lettori di Dentro&Fuori, di scoprire il piacere di leggere o rileggere i suoi testi, a cominciare dai suoi undici romanzi che presentiamo in un ordine inverso dalla data di pubblicazione, dal più recente, pubblicato pochi mesi prima della morte al più lontano nel tempo dei primi anni 60, scelta che ci sembra meglio rappresentare, a ritroso, la storia della mafia e del contesto in cui vive, trae nutrimento, alimenta connivenze e nello stesso tempo incute terrore e pratica violenza. Un anello di congiunzione tra un presente e un passato, tra antico e moderno, ma sempre uguale a se stesso.
Per ogni romanzo, la trama e l’incipit. Buona lettura.
2 ottobre: Una storia semplice
9 ottobre. Il Cavaliere e la morte
16 ottobre: Porte aperte
23 ottobre: 1912+1
30 ottobre: la strega e il capitano
6 novembre: Candido, ovvero un Sogno fatto in Sicilia
13 novembre: Todo modo
20 novembre: il contesto. Una parodia
27 novembre: A ciascuno il suo
4 dicembre: Il consiglio d’Egitto
11 dicembre: l giorno della civetta
Una storia semplice è una storia complicatissima, un giallo siciliano, con sfondo di mafia e droga. Eppure mai – ed è un vero tour de force – l’autore si trova costretto a nominare sia l’una sia l’altra parola. Tutto comincia con una telefonata alla polizia, con un messaggio troncato, con un apparente suicidio. E subito, come se assistessimo alla crescita accelerata di un fiore, la storia si espande, si dilata, si aggroviglia, senza lasciarci neppure l’opportunità di riflettere. Davanti alla proliferazione dei fatti, non solo noi lettori ma anche l’unico personaggio che nel romanzo ricerca la verità, un brigadiere, siamo chiamati a far agire nel tempo minimo i nostri riflessi – un tempo che può ridursi, come in una memorabile scena del romanzo, a una frazione di secondo. È forse questo l’estremo azzardo concesso a chi vuole «ancora una volta scandagliare scrupolosamente le possibilità che forse ancora restano alla giustizia».
Incipit di Una storia semplice, Milano, Adelphi, 1989,
La telefonata arrivò alle 9 e 37 della sera del 18 marzo, sabato, vigilia della rutilante e rombante festa che la città dedicava a san Giuseppe falegname: e al falegname appunto erano offerti i roghi di mobili vecchi che quella sera si accendevano nei quartieri popolari, quasi promessa ai falegnami ancora in esercizio, e ormai pochi, di un lavoro che non sarebbe mancato. Gli uffici erano, più delle altre sere a quell’ora, quasi deserti: anche se illuminati, l’illuminazione serale e notturna degli uffici di polizia tacitamente prescritta per dare impressione ai cittadini che in quegli uffici sempre sulla loro sicurezza si vegliava.
Il telefonista annotò l’ora e il nome della persona che telefonava: Giorgio Roccella. Aveva una voce educata, calma, suadente. ‘Come tutti i folli’ pensò il telefonista. Chiedeva infatti, il signor Roccella, del questore: una follia, specialmente a quell’ora e in quella particolare serata.
(Dal romanzo è stato tratto il film omonimo del 1991, del regista Emidio Greco)
Puntorosso

