In un paese non nominato eppure a tutti familiare, una successione di assassinii e di funerali ufficiali scandisce la vita pubblica. Con assoluta chiarezza, ma su un fondo tenebroso, si disegna in questa storia la fisionomia di un anonimo protagonista, quel potere che – nelle parole di Sciascia “sempre più digrada nella impenetrabile forma di una concatenazione che approssimativamente possiamo dire mafiosa.”
Incipit Il contesto. Una parodia, Torino, Einaudi, 1971.
Il procuratore Varga era impegnato nel processo Reis, che durava da circa un mese e si sarebbe trascinato almeno per altri due, quando in una dolcissima sera di maggio, dopo le dieci e non oltre la mezzanotte secondo testimonianze e necroscopia, lo ammazzarono. Le testimonianze, in verità, non coincidevano strettamente coi risultati della necroscopia: il medico legale tirava verso la mezzanotte il momento del decesso, mentre gli amici coi quali il procuratore, uomo di rigide abitudini, usava intrattenersi ogni sera, e coi quali si era anche quella sera intrattenuto, affermavano che alle dieci, minuto più minuto meno, li aveva lasciati. E poiché non avrebbe impiegato, a piedi, più di dieci minuti per arrivare a casa, restava il vuoto di almeno un’ora, e da scoprire dove e come il procuratore avesse passato quell’ora. Forse le sue abitudini erano meno rigide di come apparivano e c’erano nella sua giornata ore non programmate, di solitaria e svagata deambulazione; forse aveva abitudini ignote anche ai suoi familiari e agli amici. Maliziose ipotesi furono segretamente formulate e sussurrate dalla polizia da un lato, dagli amici dall’altro; ma furono subito disinnescate, ad impedirne la pubblica esplosione, da una decisione al vertice, nata cioè da un incontro tra le massime autorità del distretto, che condannava ogni sospetto e indagine su quell’ora abbondante come attentato alla memoria di una vita che ormai negli specchi di tutte le virtù si specchiava.
(Dal romanzo è stato tatto il film “Cadaveri eccellenti” del 1967, diretto dal regista Francesco Rosi)
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