A PROPOSITO DI NARCONON…

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Buongiorno,
navigando su Facebook mi sono imbattuto nel vostro articolo sulla comunità Narconon Aurora e ho quindi deciso di informarmi un po’ sull’organizzazione stessa e sul metodo da loro utilizzato.
Semplicemente digitando “Narconon” nella barra di ricerca Google e scegliendo il link Wikipedia, scopro come Narconon sia una “diretta emanazione del movimento a carattere religioso denominato Scientology” nel quale “operano esclusivamente membri di detto movimento.”  Ci tengo giusto a ricordare come Scientology sia una setta (definizione data dal Parlamento Europeo nel 1997) basata sulle credenze di Ron Hubbard e da sempre oggetto di procedimenti penali in Italia e all’Estero.
Leggo inoltre come il metodo Narconon, basato sul largo utilizzo di vitamine e di sedute di sauna, sia “considerato generalmente fuori da ogni consesso scientifico e istituzionale a livello europeo. Questo perché non divulga i dati, i metodi e i risultati né il numero di tossicodipendenti che passano per esso né è soggetto a controlli statali. I medici hanno aspramente criticato i metodi utilizzati nei Narconon sia per ciò che concerne la loro sicurezza sia per la loro efficacia, poiché tali metodi si fondano su teorie che non trovano alcun riscontro. Particolari critiche sono state dirette all’uso terapeutico delle vitamine (incluse le massicce dosi di niacina) e il largo uso di sessioni di sauna.”
Decido a questo punto, molto sconcertato, di informarmi ulteriormente non facendomi bastare le nozioni trovate su Wikipedia.
Scelgo Pubmed, principale motore di ricerca di letteratura scientifica biomedica, e noto come non esista alcuno studio che dimostri l’efficacia del metodo utilizzato, se non un singolo studio prospettico che include 109 individui, sicuramente non sufficiente per dimostrare l’efficacia di una “terapia”.
Risulta quindi evidente come si tratti di un’organizzazione che propone percorsi non basati su evidenze scientifiche e per di più molto costosi.
Mi chiedo a questo punto per quale motivo si sia scelto di fare da vetrina a questa organizzazione, senza applicare alcun tipo di filtro.
Credo fortemente, soprattutto dopo questi due anni di pandemia caratterizzati dal continuo diffondersi di fake news, che uno dei pilastri su cui i mezzi d’informazione debbano basarsi sia il rigore scientifico.
Sono gli stessi mezzi d’informazione a dover  svolgere una funzione di filtro, senza aspettarsi che siano i loro lettori a farlo, per evitare di trasmettere informazioni fuorvianti.
Vi ringrazio per l’attenzione e mi scuso per la lunghezza del testo.
Daniele Lugotti

Caro sig.re Lugotti,

perdoni se il riscontro al suo intervento arriva con qualche giorno di ritardo: non si tratta di una svista né di mancanza d’interesse, semplicemente i colleghi che presidiano la redazione hanno atteso rientrassi dalla mia settimana di ferie per mettermene a conoscenza.
La storia di Vincenzo che abbiamo voluto raccontare è una storia di redenzione e successo sportivo di un nostro compaesano, e con questo intento e col benestare dello stesso Vincenzo l’abbiamo voluta pubblicare.
Il percorso che l’ha portato da anni estremamente difficili alla rinascita di oggi è personalissimo e sofferto e nessuno meglio di lui può sapere chi o che cosa gli sia stato di maggior sostegno; trovo poi molto comprensibile che nella sua posizione attuale voglia ispirare chi ha problemi di dipendenza a uscirne, suggerendo la via da lui già percorsa, ma lasciando spazio al libero arbitrio di ognuno.
La ringrazio infine per l’attenzione con cui legge la nostra pubblicazione e la invito a mantenere con noi un dialogo aperto.
Giulia Mazza, direttore responsabile


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