CERNUSCO, POCHE LISTE: GUGLIELMO RILANCIA LA FUSIONE

Riceviamo e pubblichiamo scritto di Lino Guglielmo (nella foto),  presidente della Consulta Urbanistica e Viabilità  del Comune di Cernusco Lombardone.

Perché i piccoli Comuni faticano a trovare candidati. Una riflessione sulla fusione dei Comuni.
A meno di un anno dalle prossime elezioni comunali, la difficoltà nella formazione delle liste a Cernusco  è motivo di preoccupazione. Non si tratta soltanto di un problema elettorale: è un segnale che richiede una riflessione più ampia, anche alla luce della crescente sfiducia nella politica. Da questa preoccupazione nascono due considerazioni: la prima riguarda il ruolo delle liste civiche, la seconda ha carattere strutturale e territoriale.
Il ruolo delle liste civiche  – Amministrare un Comune significa, prima di tutto, assumersi la responsabilità di lavorare per la comunità e mettersi al servizio dei cittadini. Quando il rapporto tra maggioranza e opposizione si basa sullo scontro anziché sul confronto costruttivo, il paese si spacca in due fazioni contrapposte. Questa divisione ideologica e partitica paralizza il dialogo, trasforma la gestione amministrativa in una guerra di tifoserie e danneggia il buon governo, a scapito dei reali bisogni della cittadinanza.
Di qui la necessità di ribadire l’autonomia delle liste civiche dai partiti e di riportare al centro della vita amministrativa le esigenze concrete del territorio.
Meno candidature, meno partecipazione – In passato Cernusco ha saputo esprimere più candidature e una significativa partecipazione civica. Oggi il disinteresse e la difficoltà di coinvolgere nuove persone riducono le opportunità di partecipazione e di scelta. La difficoltà non sta soltanto nell’individuare i candidati, ma nel ricostruire, con i tempi necessari, le condizioni per un progetto amministrativo di lungo periodo.
Viene allora da chiedersi: è davvero sufficiente riproporre la tradizionale contrapposizione tra centrosinistra e centrodestra, come sembra emergere anche dalla stampa locale, per risvegliare l’interesse dei cittadini? Oppure questa difficoltà dimostra che una parte della comunità non si riconosce più nelle forme consuete della rappresentanza politica e che è arrivato il tempo di adeguare le scelte ai tempi che cambiano?
Un impegno sempre più oneroso. La crescente difficoltà dei piccoli Comuni, come sta accadendo a Cernusco, nel trovare cittadini disposti a mettersi in gioco non può essere ricondotta a un generale disinteresse verso la vita civica. Dipende piuttosto da condizioni sempre più complesse, che rendono gravoso assumere un ruolo istituzionale nelle piccole realtà.
Oggi fare il consigliere comunale in un piccolo Comune è un impegno particolarmente oneroso. A fronte di compensi spesso simbolici, quando non assenti, gli amministratori affrontano responsabilità crescenti, adempimenti burocratici complessi e obblighi spesso sproporzionati rispetto alle dimensioni dell’ente, alle risorse disponibili e al personale a disposizione.
Il problema è aggravato da un sistema normativo che tende ad assoggettare i piccoli Comuni a regole analoghe a quelle degli enti molto più grandi, senza considerare le profonde differenze in termini di organizzazione, personale e capacità operative. La macchina amministrativa, anziché semplificare e sostenere l’attività dei piccoli enti, finisce per rappresentare un ulteriore ostacolo.
Non sorprende, quindi, che molti cittadini, pur legati al proprio territorio, scelgano di fare un passo indietro, temendo di non riuscire a conciliare le responsabilità amministrative con gli impegni di lavoro e di famiglia. La difficoltà nel trovare candidati è il segnale di una fragilità organizzativa e strutturale che rischia di compromettere il futuro delle istituzioni locali.
La fusione come possibilità concreta. È in questo contesto che il tema della fusione dei piccoli Comuni smette di essere un tabù ideologico e torna a essere una concreta possibilità di riorganizzazione amministrativa.
Ragionare sulla fusione non significa arrendersi né rinunciare alla propria storia, alle tradizioni o all’identità delle singole comunità. Significa interrogarsi su come garantire loro un futuro, mettendo in comune risorse, competenze e personale e creando strutture amministrative più solide ed efficienti. Una fusione ben progettata può consentire di uscire da una vera e propria tempesta perfetta, determinata dalla combinazione di responsabilità crescenti, risorse limitate, carenza di personale e burocrazia sempre più complessa.
Resta il tema della distanza dal municipio: sportelli decentrati, servizi online e referenti locali possono garantire una prossimità reale, spesso migliore di quella di uno sportello aperto poche ore a settimana.
Uno sguardo al futuro.  Quando un Comune, per mancanza di liste, perde la possibilità di rinnovare democraticamente i propri organi amministrativi, è il momento di avere l’onestà intellettuale di riconoscere il problema e di valutare un cambio di passo. Il mondo cambia rapidamente: non possiamo permetterci di restare ancorati a sistemi pensati per un’altra epoca. I cittadini chiedono servizi efficienti, scuole sicure, manutenzione del territorio e opportunità di sviluppo.
Unire le forze non significa cancellare l’identità delle singole comunità, ma dotarle degli strumenti per continuare a esistere, essere rappresentate e contare di più. La sfida non è conservare a ogni costo gli attuali assetti, ma trovare le soluzioni più adatte a garantire la continuità democratica, la qualità dei servizi e una gestione pubblica sostenibile nel tempo.

Lino Guglielmo

 



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