Spettabile redazione,
sulla questione aree d’impollinazione vorrei fare qualche osservazione.
Spesso sono un alibi per giustificare una gestione del verde pubblico carente o quantomeno approssimativa, a sua volta penalizzata anche dal principio della rotazione negli appalti pubblici (articolo 49 del Codice dei Contratti Pubblici – D.Lgs. 36/2023) che vieta l’affidamento consecutivo al fine di garantire la concorrenza nei contratti sotto soglia.
In sostanza è più simile a una castroneria pseudo-scientifica che ad un vero progetto utile e sostenibile. A parte il costo delle sementi che producono fiori stagionali per i soli quattro mesi estivi (quando va bene), i fiori stessi non sono selettivi. Un conto è favorire gli insetti impollinatori come api, bombi e farfalle, un altro attirare anche vespe, calabroni, zanzare e pappataci sugli stessi fiori appassiti o in fase di marcescenza, a causa della fermentazione degli zuccheri e che dopo un temporale intenso non vengono rimossi (quando mai lo si fa sistematicamente?).
Nelle aree urbane, per favorire gli insetti impollinatori “buoni” (api, bombi e farfalle) l’ideale è scegliere piante rustiche e perenni resistenti al clima cittadino, caldo d’estate e freddo d’inverno e che si riproducono per talea come:
- lavanda, profumata e molto amata dalle api e dalla sfinge del galio (falena sfinge colibrì). Richiede poca acqua
- timo e rosmarino piante perenni aromatiche che fioriscono in primavera
- catambra ideale per parchi pubblici frequentati da bambini perché produce catalpolo, repellente naturale contro le zanzare ed altri insetti molesti
- assenzio arbusto perenne che può raggiungere un’altezza di un metro ed è un repellente naturale per vespe e calabroni
Il concetto di fondo è capire che esistono insetti utili e insetti pericolosi.
Secondo l’Organizzazione Mondiale della Sanità, le malattie trasmesse da vettori come le zanzare, rappresentano il 17% di tutte le malattie infettive e causano oltre 700 mila decessi all’anno. La sola malaria, ancora oggi, uccide circa 600 mila persone all’anno. In questi anni in Italia abbiamo imparato a conoscere anche Dengue, West Nile e Chikungunya. La scorsa settimana i Comuni di Nerviano e Parabiago hanno disposto una massiccia operazione di disinfestazione per abbattere la popolazione di zanzare tigre (Aedes), principale vettore della Dengue. Da inizio 2026 a oggi in Italia sono stati certificati 84 casi di West Nile in gran parte nella pianura Padana. Inutile aggiungere che le disinfestazioni a loro volta costano. Tanto per fare un esempio il solo Comune di Brescia spende 100 mila euro all’anno oltre a qualche milione per normale manutenzione del verde pubblico.
Grazie per l’attenzione.
Paolo Cogliati

