Buongiorno,
sono Luca Maggioni, padre di due ragazzi che hanno frequentato la scuola primaria. Vorrei condividere con voi alcune considerazioni sulle quali ho riflettuto in questi giorni, relative alla candidatura di Pietro Santoro.
Innanzitutto lasciatemi precisare che nulla di quanto vado a rappresentare ha a che vedere con il rispetto personale nei confronti di una persona con cui ho collaborato in modo diretto per anni, nella mia veste di rappresentante di classe.
La mia riflessione è piuttosto legata all’opportunità di una scelta di politica attiva di questo tipo per una persona come Pietro che è docente di religione e coordinatore di plesso. La politica, si sa è necessariamente divisiva e schierata: vive di contrapposizioni e di contrasti. Quello di Santoro invece è un ruolo molto importante nella nostra comunità; un ruolo che presuppone l’esistenza di una figura nella quale tutti possano riconoscersi e da cui tutti possano sentirsi rappresentati: specie dopo quello che abbiamo vissuto in questi due anni segnati dalla pandemia che ci fanno sentire ancora più forte il bisogno di unità e di comunità per i nostri figli.
Non posso nascondere una certa sorpresa nel leggere le parole di Santoro quando, nel suo nuovo ruolo di candidato politico, parla di “una scuola più libera e attenta ai bisogni degli alunni”. La mia è una sorpresa dettata dal fatto di aver condiviso con lui anni di esperienza scolastica in cui libertà e attenzione agli alunni erano valori trainanti dell’agire quotidiano. Valori, mi sia consentito qui di ribadire, che non dovranno e non potranno essere messi in discussione da alcuno, a prescindere dall’esito elettorale. E a poco vale nascondersi dietro l’alibi della “scelta civica”.
Decidere di schierarsi rappresenta un fatto divisivo che, personalmente, considero decisamente poco opportuno (non serve sempre la legge per decretare le incompatibilità, qualche volta basta il buonsenso) per chi abbia un ruolo di rappresentanza all’interno delle istituzioni scolastiche che dovrebbero, almeno idealmente, essere un di ricomposizione dei conflitti sociali.
Una figura istituzionale, legata alla scuola, dovrebbe essere una figura neutrale e accogliente. Una figura non identificabile con una parte ma con l’intera comunità. Una figura di quelle di cui si sente sempre più bisogno negli anni drammatici in cui viviamo.
Di qui dunque la mia sorpresa, innanzitutto personale, nei confronti di chi pretende di non cogliere l’evidente inopportunità della candidatura elettorale di qualcuno che, nella scuola, da oggi non sarà più voce di tutti, ma solo di una parte politica ben precisa.
Un’ultima notazione. Ho deciso di condividere pubblicamente queste riflessioni solo dopo aver avuto la certezza che, per onestà intellettuale, avrei espresso le medesime considerazioni negative a prescindere dalla scelta di campo. Anche si fosse trattato di una scelta politica nella direzione di uno schieramento diverso.
Vi ringrazio per l’ospitalità che hai voluto dare a queste mie considerazioni.
Luca Maggioni
