CONRATER RICORDA L’AMICO CARLO

Da quando ho perso la mia gamba destra una delle passeggiate che più mi piace fare  è quella di andare fino in paese al Bar Biella a comprare il giornale. Arrivo al bar mi siedo per un caffè e do una prima scorsa al giornale.
Carletto del Castello è come me un cliente affezionato e , se non è già arrivato, sono certo che prima che io mi alzi per uscire arriverà. Sì perché Carletto al bar Biella si è preso il compito di accompagnarmi all’“uscita”, facendomi attraversare la strada fino a raggiungere il marciapiede di fronte al bar.
Sempre, tutte le volte che andavo al Bar Biella lui c’era.
E per farmi attraversare si metteva in mezzo alla strada e fermava le macchine. Chissà quante macchine ha fermato per farmi passare in tutti questi mesi!
E’ tutta la sera che ci penso, che penso che  stasera avrebbe avuto lui bisogno di qualcuno che fermasse quella macchina che l’ha travolto.
E io ero a qualche centinaia di metri dal posto dell’incidente, ma come potevo sapere? Certo che se l’avessi saputo come sarei stato felice di rendergli quel servizio che lui mi aveva fatto tante e tante volte.
In effetti c’era una ragione per le tante gentilezze che mi faceva ogni giorno.
Le nostre nonne erano sorelle ed erano legatissime fra di loro   e forse anche da questo vengono una serie di più stretti rapporti fra le nostre famiglie.
Quando mia nonna  veniva a trovarci da Terzuolo dove abitava, la prima cosa che faceva era quello di andare subito al Castello a trovare la sorella Pina che poi era la nonna di Carletto.
Con Carletto ci siamo trovati molti anni dopo quando io ero diventato Sindaco e lui autista e uomo di fiducia del Conte Giovannino Lurani.
Nonostante la differenza di età fra me e il Conte ci fu una vera amicizia così come il Conte voleva veramente bene a Carletto che lo accompagnava in tutte le sue avventure brillanti nel mondo favoloso delle automobili, delle competizioni e del collezionismo di automobili storiche.
Spesso al bar Biella, soprattutto quando Carletto riusciva a farmi bere un “prosecco” invece del solito caffè,  si finiva col parlare dei bei tempi quando Carletto viveva la vita brillante del Conte .
Una volta all’anno andavamo a trovarlo: io, Carletto, Tino Redaelli, Carlo Pirovano e Giuseppe Dell’Orto.
Anche di questi viaggi spensierati a Sant Moritz tornavamo a parlarne spesso io e Carletto in quelle mattinate al bar. Ciao Carletto!

Antonio Conrater



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