L’ESPERIENZA DEL COVID19 DEVASTA LA VITA

Finchè non arriva nella tua famiglia, e non lo auguro a nessuno, è difficile immaginare lo scenario in cui si viene catapultati. Dopo i primi giorni di febbre, dopo i primi sintomi, arriva il momento di chiamare l’ambulanza. Ambulanza che non arriva se non in caso di vera e urgente necessità, vista l’emergenza in corso. Chi arriva in ospedale immediatamente entra a fare parte di un girone dell’inferno.
Forse Dante aveva immaginato anche questo, ma non ne aveva parlato in quanto gli sarà sembrato impossibile. Dopo le prime ore di attesa al pronto soccorso, di un qualsiasi ospedale, che viene scelto solo per la possibilità che ci sia un posto libero si perde completamento il senso del tempo. I contatti con il malato sono davvero scarsi, dipende da mille motivazioni e soprattutto dipende dalla gravità della situazione in corso.
I primi giorni sembra di essere entrati a far parte di una delle serie tv che raccontano scenari apocalittici e inimmaginabili. Non si realizza immediatamente la situazione, non si digerisce, non si accetta. Finchè non arriva l’esito del tampone sembra di vivere sospesi in una bolla. Il malato in ospedale, lontano dai suoi famigliari, i famigliari in preda a momenti di disperazione davanti ai giorni che passano senza poter avere notizie.
Poi si crea un legame, si sembra assurdo, un legame con chiunque chiami per dare notizie. Dall’altra parte medici, ma prima di tutto uomini e donne, in balia delle nostre stesse preoccupazioni ed emozioni. Ho parlato con almeno una decina di medici diversi in queste settimane e ognuno ha dimostrato una generosità di parole e di consolazione. Nessuno ha voluto  risparmiarsi nel chiarire la situazione del malato.  Il legame si crea anche tra il paziente e il medico e gli infermieri, che nonostante siano tutti bardati sono gli unici famigliari presenti in quel territorio al confine della reltà. Basta direi proprio poco, anche solo una stretta di mano per risollevare un attimo il morale.
Ogni tanto arrivavano direttamente alcuni messaggi dal cellulare di mio padre. Più di una volta abbiamo potuto sentirlo al telefono. Le ore a casa non passano più, si entra all’interno della canzone di Branduardi Ballo in fa diesis minore: “Sono io la morte che porto corona, sono io di tutti voi signora e padrona”.
Perché la senti, la respiri, la allontani, ma è li. Pensi a qualsiasi cosa a cui aggrappare i tuoi pensieri, a qualsiasi cosa per consolarti. Aspetti una parola che ti faccia sperare, cerchi in qualsiasi cambio di tono della  voce con cui comunichi, una conferma. Devo ammettere che il cammino è stato lungo e faticoso,  e che si è purtroppo concluso negativamente. Ogni giorno si aggiungeva qualche cosa che non andava. Devo però chiarire una cosa molto importante. Mio padre aveva diverse patologie pregresse, giusto per non creare ulteriore panico o disinformazione al riguardo. Perché ci sono diverse persone che guariscono per fortuna. Siamo passati dall’attesa delle informazioni riguardanti la salute all’attesa che ci comunicava il decesso.
Le ore che precedono questa telefonata sono state devastanti. Ogni squillo del cellulare creava in me uno stato di agitazione, soprattutto verso le ore serali. Ammetto di non aver dormito per circa dieci giorni e di aver passato gli ultimi due a pensare come fare ad avvisare mia madre. Alla fine l’ultima telefonata, quella più difficile mi ha scaraventato alla realtà. Tutto è finito, tre settimane di angoscia finite con un “ci ha lasciati”. I due giorni precedenti ci veniva comunicato di prepararci psicologicamente alla perdita e questo è stato davvero duro da affrontare. Ci siamo rivolti a Dio per consolare le nostre ferite e per dare un senso a tutto ciò. Ho riascoltato la canzone di Vasco che recita: “ Voglio trovare un senso a questa vita anche se questa vita un senso non ce l’ha, voglio trovare un senso a questa storia anche se questa storia un senso non ce l’ha”.
Forse un senso lo troverò, chissà quando. Ora voglio solo sperare per tutti che la pandemia si risolva. Sicuramente ne usciremo tutti provati, ognuno con un piccolo o grande dolore. Sono però convinta che tutte le lacrime versate da tantissime persone porteranno certo a dare un senso nuovo alla vita.

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